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[Radice & Turconi] Le Ragazze del Pillar

Da Lupo Alberto ad Asterix passando per Rat-Man e i Puffi con tappa nell'euromanga di derivazione barbucciana, nato in Italia e trapiantato in Francia.

[Radice & Turconi] Le Ragazze del Pillar

Messaggioda Valerio » giovedì 21 novembre 2019, 18:33

Chiunque in questi anni abbia assistito da vicino all'ascesa nel panorama fumettistico del duo formato da Teresa Radice e Stefano Turconi concorda nel ritenere Il Porto Proibito il loro "punto di non ritorno". In precedenza i coniugi avevano dato vita a opere decisamente pregevoli, come Pippo Reporter e Viola Giramondo, ma è stato con la loro prima graphic novel edita da Bao che le cose sono radicalmente cambiate. Un corposo libriccino, decisamente ispirato sul fronte narrativo, accarezzato dal tenue tratto di una matita innamorata e valorizzato da un formato assolutamente di pregio, aveva proiettato i due artisti della "Casa Senza Nord" in una dimensione fumettistica diversa, più libera e degna del loro talento. Dopo quattro anni e un percorso autoriale libero dalle logiche del fumetto seriale e fatto di narrazioni compiute, stupisce quindi vederli guardare indietro, realizzando quello che a tutti gli effetti è uno spin-off del Porto Proibito.
Pur non risparmiando riferimenti e strizzate d'occhio all'opera originale, Le Ragazze del Pillar tenta però di costruire una narrazione autonoma e indipendente. O quasi. Sulla costina del volume svetta un numero uno, e all'interno dell'albo non mancano spunti e fili narrativi che suggeriscono al lettore attento che il progetto questa volta intende essere più ampio. Al suo interno troviamo invece due storie compiute, lunghe una sessantina di pagine e dedicate rispettivamente a June e Lizzie, due prostitute del bordello Pillar To Post, luogo cardine delle vicende del Porto Proibito. Entrambi i racconti presentano una componente verticale, che si esaurisce al termine della vicenda, e una orizzontale che invece prosegue sullo sfondo. Una struttura decisamente bizzarra che sembrerebbe prestarsi ad un'eventuale "scomposizione" per una futura rimodulazione seriale (e non stupirebbe, dato che il precedente Tosca dei Boschi aveva esordito in Francia proprio diviso in tre). 

Ma qualsiasi fredda analisi di natura tecnica viene messa da parte non appena inizia la lettura. Perché il lettore viene trascinato all'interno di un meccanismo estetico in cui immagine e parola si fondono alla perfezione creando la narrazione. Le matite di Turconi non nascondono la loro matrice disneyana ma nemmeno si fanno limitare da archetipi altrui. Proseguono invece il loro percorso verso un tratto sempre più sintetico, espressivo e agile. L'eleganza non manca mai, nei personaggi in primo piano come in quelli secondari di sfondo. Il colore, grande assente ai tempi del Porto Proibito, questa volta c'è e crea valore di per sé, diventando un potentissimo strumento narrativo. I grigi salmastri dell'opera originale rimangono tratto distintivo dell'opera originale, ed è una scelta condivisibile. I testi di Teresa Radice funzionano benissimo e quelle leggere ridondanze riscontrate in passato sono ormai un lontano ricordo: i personaggi si esprimono con diversi registri, sempre congruenti alla loro rispettiva estrazione sociale, e tradiscono un certo divertimento da parte dell'autrice nel giocare con le loro caratterizzazioni. La prima delle due storie, June, introduce un nuovo personaggio, il maori Tane (impossibile non ripensare al Maui disneyano) e allo stesso tempo prepara la strada alla vicenda successiva, Lizzie, che racconta della relazione tra una prostituta e un rampollo di buona famiglia. Non si tratta certo di un plot particolarmente nuovo, eppure sono pagine che rimangono impresse: la love story è narrata con grande delicatezza e pudore... senza rinunciare al brio e a una punta di divertita ironia.
L'esperimento funziona, quindi, e mi sento di promuoverlo in pieno. Certo, per la prima volta dopo tanto tempo i due autori si "imbarcano" in un progetto che sembra voler andare oltre la quarta di copertina del volume che lo contiene, prendendo la rincorsa per effettuare quel salto nel vuoto che si è rivelato fatale per tante serie a fumetti in passato. Ma questa volta c'è fiducia: gli autori hanno a cuore la propria opera, si sono guadagnati la stima di tutti e hanno alle spalle una casa editrice seria, che crede fermamente nei propri cavalli di battaglia. E la nona arte di questo ringrazia.
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Re: [Radice & Turconi] Le Ragazze del Pillar

Messaggioda cianfa88 » venerdì 22 novembre 2019, 10:17

Bellissimo, forse la loro migliore opera extra-Disney. Turconi magnifico, credo si possa considerare uno dei massimi disegnatori italiani (di solito non mi interessano particolarmente i making of o schizzi vari, ma le dieci pagine finali in cui disegna i vari tipi di marinai e soldati sono una gioia per gli occhi).
Si rivela vincente anche la scelta di dividere la storia in capitoli pressoché autoconclusivi. Ciò permette di limitare il più grande difetto che Teresa Radice ha sempre avuto, ovvero la tendenza a usare talvolta più parole del necessario per raccontare i sentimenti dei protagonisti. Qui il numero limitato di pagine la costringe ad una maggiore sintesi, e il risultato è superbo: non una frase fuori posto e di troppo. Vale ad esempio la storia dell'innamoramento tra Lizzie e Grey.

Poi io sono un romanticone e un mondo dove sono quasi tutti buoni e si aiutano gli uni gli altri, dove tutti possono raggiungere la felicità e dove sappiamo già che le storie finiscono con un inevitabile lieto fine mi piace un sacco. Attendiamo con impazienza il secondo volume. E grazie che a Lucca mi hanno gentilmente firmato la mia copia, pur imbucandomi all'ultimo momento a fine sessione. :gh:
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