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[WDAS #13] Alice nel Paese delle Meraviglie

E' lo studio d'animazione più antico ma anche il più vitale. Tutto comincia da qui, e continua ancora oggi portando l'arte dell'animazione verso nuove frontiere. La mancanza di un nome riconoscibile ha portato per anni il grande pubblico a confonderne le opere con quelle delle altre filiali Disney, ma adesso tutto è cambiato. Benvenuti nel Canone Disney.

[WDAS #13] Alice nel Paese delle Meraviglie

Messaggioda Rebo » sabato 14 gennaio 2006, 11:11

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... "Squadra che vince non si cambia". Banale, ma sensato, certo: un pensiero che deve esser balenato senza fatica anche nella mente di Walt Disney quando, dopo i grandi conseguimenti artistici di Cinderella, si decise di affidare la regia di un nuovo lungometraggio al trio di storici creativi che già parlarono di zucche e scarpette: Clyde Geronimi, Wilfred Jackson e Hamilton Luske. Diverse sarebbero state le sfide per i tre, tuttavia: pur rimanendo nell'ambito di una letteratura legata in qualche modo al mondo dell'infanzia, il nuovo lavoro avrebbe tratto spunti dal surreale nonsense delle storie di Lewis Carrol. Alice in Wonderland (1951) si prefigurava dunque come un'opera innovativa, per certi versi apparentemente lontana dallo spirito Disney "istituzionalizzato", sebbene non poco di Carrol si possa vedere in certi exploit della disneyanità delle origini (e non solo). Ma il solido mestiere dei tre registi, oltre che l'estro degli animatori (ma in che stato di grazia è Kimball, quando infonde vita a Cappellaio, Lepre e Stregatto!), regala alla collezione dei capolavori disneyani una pellicola con diversi momenti memorabili, in cui s'inaugura un'importante tendenza alla stilizzazione delle forme e dei fondali: un'idiosincrasia che, lentamente, porterà alle maestrie minimaliste di Sleeping Beauty e, tangenzialmente, anche se con risultati artistici decisamente meno felici, alla povertà di tratti del periodo Xerox.
Il film tuttavia, probabilmente per la sua atipicità, non ricevette buona accoglienza. Alice non riuscì a ricreare sul grande schermo la furbizia ingegnosa dei giochi parole di Carroll, non proponendo in loro sostituzione un apparato narrativo sufficientemente originale e forte a sostegno delle uscite graziosamente deliranti dei singoli episodi. Disney in persona credette di individuare le ragioni del fallimento nella caratterizzazione della protagonista, Alice, una bambina troppo poco coinvolta e coinvolgente. Walt le imputò "mancanza di cuore".
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Messaggioda Valerio » domenica 15 gennaio 2006, 03:19

Che Alice nel Paese delle Meraviglie non sia mai stato il film preferito da Walt è risaputo, visto che per realizzarlo adattando al meglio i numerosi nonsense dei due libri di Carrol, gli studios andarono incontro a parecchie difficoltà. Per giustificare lo scarso entusiasmo con cui il film fu accolto e la scarsa soddisfazione dei realizzatori, Walt incolpò la protagonista, imputandole una caratterizzazione scadente. La verità è che ciò che ne è venuto fuori è un film completamente al di fuori dai canoni estetici del periodo, è un nonsense che ha del geniale, e come giusto è stato tardivamente riscoperto dalle generazioni successive ed elevato a vero e proprio mito.
Alice in Wonderland, uscito nel '52, presenta infatti una struttura vagamente episodica: il film è strutturato a incontri, parecchio slegati tra loro, che hanno di volta in volta un diverso protagonista, che difficimente avrà poi un ruolo di peso nella vicenda. Ma non si può parlare di una vera e propria vicenda, quanto di una sequela di avventure, di un viaggio onirico.
La colonna sonora, composta da Oliver Wallace, esplica molto bene la struttura del film, visto che sono poche le canzoni non legate ad un preciso episodio o incontro: la prima la si sente nei titoli di testa ed è il tema principale Alice in Wonderland, segue poi la trasognata In a World of My Own che fa da contraltare a Very Good Advice, la canzone della "crisi". Altro tema importante, anche se legato all'episodio con i fiori è All in the Golden Afternoon. Le restanti altro non sono che filastrocche deliranti e del tutto appropriate a descrivere l'allegro e vasto cast di personaggi: abbiamo I'm Late, canzone scartata e di cui rimane una strofa sola, per il Bianconiglio, Capitan Libeccio ha la sua The Caucus Race, il Brucaliffo canta A-E-I-O-U, lo Stregatto Twas Brillig, Painting the Roses Red prelude alla March of the Cards, entrambe legate alla sequenza con le carte. Una grande fortuna hanno avuto poi The Unbirthday Song, che ha lanciato il Cappellaio Matto e il Leprotto Bisestile, due fra i più famosi personaggi del film, e soprattutto la geniale e cinica The Walrus and the Carpenter, colonna sonora dell'omonima sequenza, piccolo film nel film, completamente slegato da tutto il resto, che ha poi un seguito ideale in Old Father William. C'è da dire che il gran numero di canzoni non appesantisce affatto il film, vista la loro brevità, e visto anche che molto spesso aiutano lo spettatore a non sentirsi troppo sballottato attraverso gli svariati cambi di setting che avvengono nei 73 minuti di durata della pellicola. Cotanta frenesia evidentemente a suo tempo non fu considerata un punto di forza, dal momento che, oltre a far assomigliare Alice a un film a episodi, recente passato da cui la Disney stava cercando di allontanarsi, accellerava esageratamente i ritmi nella folle sequenza finale dell'inseguimento. Fortunatamente in Italia Alice ebbe un eccellente doppiaggio, che seppe interpretarlo nel modo giusto, rendendo giustizia ai numerosi giochi di parole usati nel film e contribuendo, con la complicità dei ripetuti passaggi in Rai, a renderlo il cult che oggi è.
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Re: Classico Disney #13: Alice nel Paese delle Meraviglie

Messaggioda Andrea87 » martedì 02 marzo 2010, 16:07

non so quanto sia attendibile questa notizia, però IMHO è l'unica credibile:

Nella sequenza della festa di "non-compleanno", quando il Leprotto Bisestile colpisce l'orologio del Bianconiglio con una martellata, la pellicola diventa in bianco e nero per qualche secondo: infatti, la censura dell'epoca ritenne la scena - che comportava lo spargimento della marmellata di cui l'orologio era pieno - vagamente splatter e sanguinolenta, imponendo così la rimozione del colore dalla pellicola.


e voi lo sapevate?
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Re: Classico Disney #13: Alice nel Paese delle Meraviglie

Messaggioda Valerio » martedì 02 marzo 2010, 17:20

Mh? Avevo sempre saputo che era voluta...
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Re: Classico Disney #13: Alice nel Paese delle Meraviglie

Messaggioda Valerio » venerdì 21 gennaio 2011, 12:27

E' invece data per dispersa al momento l'edizione BD di Alice che dovrebbe uscire intorno a febbraio negli altri paesi. Pare che pur non rientrando nella linea Diamond questa edizione speciale sia una vera bomba: di edizioni di Alice ne abbiamo avute innumerevoli per ogni formato, nel corso del tempo, ma non ce n'era una che presentasse un reastauro decente, anzi andavano sempre peggiorando, con colori schifosi. Stavolta pare che abbiano sistemato tutto nel migliore dei modi, e che non solo il film sia qualcosa di indescrivibile, ma che siano stati ereditati tutti i contenuti speciali di tutte le edizioni precedenti, e aggiunta roba nuova. Pare che sia un prodotto anche più ghiotto di Bambi, che un buon restauro l'aveva già avuto. Solo che chissà quando uscirà, a questo punto ipotizzerei un Aprile...
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Re: Classico Disney #13: Alice nel Paese delle Meraviglie

Messaggioda Vito » martedì 29 marzo 2011, 23:07

Che bello, che bello!

Alice si conferma ottimo ai miei occhi, è uno dei film Disney che rivedo più volentieri. Però è anche uno dei Classici più strani, e se non si è troppo amanti del nonsense potrebbe risultare un po' difficile da digerire, anche in virtù della sua natura quasi episodica (come del resto erano i libri di Carrol).

Adoro tutti, proprio tutti i "segmenti" del film, e i personaggi sono azzeccatissimi. L'unica cosa che avrei tolto è la fastidiosa canzone di Alice piangente, veramente inascoltabile e deprimente... Mentre "Un buon non-compleanno" è pazza e geniale, ottima davvero.
Credo che però in italiano non possa mai rendere come in originale, ma non per una semplice questione di doppiaggio e sfumature, quanto per i molteplici giochi di parole che sono impossibile da rendere nella nostra lingua. Però apprezzo lo sforso avuto per adattarlo al meglio.

Comunque questo Classico per me sarà sempre la "versione definitiva" di Alice, di gran lunga superiore al seppur bellino film di Burton.
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Re: [WDAS #13] Alice nel Paese delle Meraviglie

Messaggioda Don Homer » mercoledì 01 gennaio 2014, 13:06

Concordo, film decisamente strano ( e non poteva essere altrimenti visto da cosa è tratto) ma godibile, con personaggi fantastici quanto assurdi (il Cappellaio Matto, Il Bianconiglio), la Regina con i suo atteggiamenti psicopatici e i suoi scatti d'ira è uno dei cattivi migliori mai sfornati dalla Disney, paradossalmente in tutto questo il personaggio più fiacco è Alice, ma chiunque lo sarebbe se messo in tale contesto.

Decisamente meglio del film di Burton, ma non ci vuole molto poi.
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