Il Sollazzo Chiede

Intervista nerd a Leo Ortolani

Leo viene intervistato sempre. Da tutti. Su tutto. Tranne su una cosa. La mitologia della sua serie. C’è chi fatica a capirla, chi la ignora volutamente, chi la detesta perché teme possa tagliare fuori i lettori casuali. E poi c’è chi invece la prende sul serio perché ha capito cos’è Rat-Man. Noi del Sollazzo vogliamo far parte di quest’ultima categoria, perché è ormai palese che questo fumetto abbia delle ambizioni più alte che strappare qualche risata mentre si è sul tram. Rat-Man è un’Opera, con una sua storia da raccontare, un traguardo a cui arrivare e tante cose da dire. E così, spinti dal desiderio di saperne di più in merito ad alcuni punti della continuity ratmaniana, Valerio Paccagnella, Andrea Bramini e Ivan D’Apice hanno passato un pomeriggio a spulciarsi la serie, per stilare una lista di domande da girare a Leo Ortolani. Il quale non è fuggito a Puerto Rico ma ci ha spiegato tutto per benino. Ne è uscita una gran bella intervista, un passo importante sia per il Sollazzo che per qualsiasi lettore di Rat-Man, che qui potrebbe trovare risposta a molti dei suoi dubbi, trattandosi perlopiù di informazioni inedite.

Ciao Leo.
Intanto, grazie per il tempo che ci dedichi. Come anticipato, la nostra intervista verterà su un tema particolare, in parole povere sarà un’intervista pienamente, interamente e fieramente nerd. Non ti chiederemo niente riguardo alle tue fonti di ispirazione, alla querelle sul n. 100, ai tuoi gusti cinematografici o alla componente comica di “Rat-Man”, bensì ci concentreremo completamente sul lato della continuity del tuo fumetto, focalizzandoci su tutte quelle cose che, anche alla luce della trilogia appena conclusa, possono causare dubbi e perplessità.
Abbiamo passato un intero pomeriggio a sfogliare l’intera collezione di “Rat-Man” e ora ti chiediamo: sei pronto a rispondere ai nostri dubbi? Ti avvertiamo, non vale rispondere “La cacca!”, a meno che qualche domanda non sia un’inconsapevole richiesta di spoiler: possono esserci infatti cose che ci hanno lasciato dei dubbi, ma che sono ancora volutamente fumose in vista di future storie che approfondiranno tali temi. In quel caso, sei libero di ricorrere alla risposta di cui sopra! 😉

Rat-Man: La Discesa

Partiremmo con un po’ di domande sorte proprio dopo la lettura dell’ultima trilogia, cosiddetta “Criminale”.

In essa, tramite un complesso racconto su piani di realtà differenti, affronti addirittura il tema della nascita dell’Ombra e della Luce, fondanti per la “mitologia” di Rat-Man. Ma mentre abbiamo finalmente capito come nasce l’Ombra, risulta ancora poco chiara la genesi della Luce. Al termine della trilogia scopriamo infatti che esistono tre “stesure” della nostra realtà, e che la continuity che abbiamo seguito in tutti questi anni era solo la terza di queste versioni, quella in cui l’Ombra e la Luce esistono come forze immanenti. Già dalla seconda stesura però vediamo l’involontaria creazione da parte di Valker di quella che è a tutti gli effetti uno stadio embrionale dell’Ombra, alla quale Janus contrappone una sorta di embrione della Luce, inserendo all’ultimo secondo nell’equazione il tracciato mentale di Rat-Man. Sembrerebbe quindi che Valker e Rat-Man siano gli inconsapevoli creatori delle Forze che nel loro universo narrativo dominano il mondo, cosa che però fa sorgere qualche dubbio.
Se i veri supereroi sono quelli collegati alla Luce, dobbiamo forse desumere che tutti quelli presenti nella seconda stesura, inconsapevolmente creati dallo stesso Valker, siano in realtà semplici “uomini in calzamaglia” senza arte né parte? Pare difficile credere questo di figure come il Pipistrello, da sempre considerato il supereroe per eccellenza, per cui puoi darci una mano a capire meglio il funzionamento e la genesi della Luce?

Partiamo dall’inizio. Leggendo le storie di Rat-Man, mi sono accorto che il concetto dell’Ombra entrava a far parte della serie solo nella seconda parte della esalogia delle origini. Per intenderci, nel numero 31, IL RITORNO DEGLI EROI, dove Valker la usa per convincere Abbard a prendere in squadra Deboroh/Rat-Boy. Prima di allora, Jan Valker faceva solo parte di una non ben identificata organizzazione paragovernativa, I GOVERNATIVI, appunto, i classici uomini in nero che manovrano il mondo restando, appunto, nell’Ombra. Ma L’Ombra in quanto entità che sceglie i suoi recipienti umani, non esisteva.
L’intuizione narrativa di crearla arriva quindi durante la stesura di quella storia in sei parti che, nelle iniziali intenzioni, doveva essere incentrata sui cattivi. Su Boda e Jan Valker e sugli uomini in nero.
Questo, perché mi ero appena sciroppato tutta la trilogia del Padrino e ne ero rimasto affascinato e volevo fare una saga sulla famiglia dei Valker.
Ma all’epoca avevo forse meno coraggio, per cui decisi che non potevo spostare l’attenzione dal personaggio principale e tagliare così l’umorismo. Così incentrai tutto su Deboroh, come se quasi tutta la storia fosse raccontata attraverso il suo punto di vista.
Salvai la componente umoristica, narrai con più completezza la storia della Seconda Squadra Segreta, accennata solo in precedenza, nella cosiddetta trilogia del Ritorno, e in più raccontai dell’Ombra e di coloro che lei sceglie ogni trent’anni come “recipienti umani”.
Così, dopo Boda Valker, è stato il turno di Jan, suo figlio nel 1984. E nel 2014 l’Ombra cercherà un nuovo recipiente in cui incarnarsi.

Questa è quindi la nostra realtà. O, se preferite, la terza realtà.

In soldoni, lungo la serie di Rat-Man c’era stata un’idea che non si era sviluppata subito (l’idea dell’Ombra) e che, una volta sviluppata, andava a coinvolgere anche gli eventi già narrati e disegnati.
Prendiamo a esempio “la maschera di Boda”. Noi vediamo Boda per la prima volta nella trilogia de IL RITORNO. Seduto al buio, quel volto nell’ombra era solo un modo per rendere “misterioso” questo personaggio. Non pensavo a una maschera.
Ma anni dopo, una volta sviluppata l’idea dell’OMBRA nell’esalogia delle Origini, quel volto nel buio è diventato una maschera con cui lui si difende dalla luce.
Gli stessi occhiali a fessura di Jan, tipo quelli che si usavano secoli fa per difendersi dal riverbero del ghiaccio, trovano una ragione narrativa, più che grafica, diventando occhiali per difendersi “dalla luce”.

Facendo un passo indietro, rispetto a tutto questo, ho preso quindi ispirazione dalla cronologia del mio stesso lavoro e ho pensato che potevo fare una storia simile: una storia in cui l’Ombra non esiste subito, ma una volta apparsa si stende su tutta la realtà, avanti e indietro lungo la direttiva del tempo, come se fosse esistita da sempre. Riscrive la realtà totalmente e da quel momento questa realtà diventa la nostra e noi non sappiamo più niente di quelle precedenti.

Ombra e Luce, Bene e Male, non si inventa niente di nuovo, ma Jan addensa una di queste forze in Un corpo. La porta a incarnarsi in Tòpin. In Tòpin che prima è solo un ragazzo malvagio, poi diviene la sua ombra e infine l’Ombra.
Da qui, l’Ombra cercherà lungo i secoli sempre un corpo in cui incarnarsi.
E se vogliamo, il Pipistrello e gli altri eroi della Prima Squadra non sono altro che addensamenti della Luce.
Una scintilla di questa Luce è quella che Jan trova anche in Rat-Man.
È quella che immette nella riscrittura della terza realtà, sperando (e qui Jan si fa per un attimo “luminoso”, prima di cadere) che basti un giorno a sconfiggere il Mostro che lui stesso ha creato.
Una variabile di speranza che andrà a mescolarsi alla riscrittura della realtà ad opera dell’Ombra stessa.

Di base, quindi, ogni supereroe creato in laboratorio o successivo alla Prima Squadra Segreta non possiede in sé “la Luce”. Potrebbe ottenerla, in teoria, seguendo un percorso interiore che lo porti a trovare la scintilla che ognuno ha dentro di sé. Ma questi supereroi vedono solo i poteri. Li usano per fare il bene, ma non sono in grado di illuminare il cuore degli uomini.
Il Pipistrello non è stato creato da Jan con la stesura della seconda realtà. Esisteva anche nella prima realtà. Come tutta la prima Squadra Segreta. Sono i supereroi originari. Sono la Luce fattasi supereroe, se vogliamo.
E Boda ha a che fare con loro in ogni realtà. Nella prima realtà, questi supereroi ispirano le persone al punto che non gli basta avere una Squadra sola. E alcuni editori li moltiplicano attraverso le storie a fumetti, come L’UOMO ELEFANTE. Klavius è uno dei promotori di questo modo di diffondere “il verbo del supereroe”, soprattutto con la serie di SORRO.
Posiamo quindi supporre che nella prima realtà lo stesso Jan sia un bambino influenzato da queste letture. Un’influenza che lo porta a voler creare sul serio un mondo pieno di supereroi (evidentemente non basta nemmeno a lui, la Prima Squadra Segreta, che comunque verrà eliminata anche nella prima stesura della realtà da Boda).
Ma ciò che creerà sarà solo una serie infinita di inutili uomini in calzamaglia, come in fondo lo erano quelli dei fumetti nati sull’esempio dei veri supereroi. E questo si vede nella seconda stesura di realtà, quando Jan incontra sul serio L’UOMO ELEFANTE. O quando muore sua madre e tutto il lavoro fatto per cambiare la realtà, per portare sul luogo dell’accadimento un supereroe in grado di salvarla, gli procura un inutile supereroe di nome Aquarius. Da quel punto in poi, nasce l’idea di cambiare la realtà per ucciderli tutti. L’idea che porterà l’inconsapevole Jan alla terza stesura.

Scusa un attimo, Leo, ma… tu dici che in tutte e tre le stesure i supereroi ci sono, non li ha creati Valker nel passaggio dalla prima alla seconda realtà, ma li ha solamente aumentati. Però non è questo che avevamo desunto dalla storia. Un membro del consiglio risponde infatti a Valker che “i supereroi non esistono”, e questo ci aveva spinti a credere che la prima stesura fosse un po’ come la nostra realtà, dove magari un Pipistrello, visto come ricettacolo di Luce, può anche esistere ma magari fa il benefattore, o qualcosa del genere. Invece da quel che dici tu, le cose non stanno affatto così…

Eh, potere della sceneggiatura approssimativa e sensazionalista…°___°
A dire la verità , nella sceneggiatura ho sviluppato poco quella realtà. I supereroi esistono sicuramente come fumetti, vedi Jan che da piccolo legge L’UOMO ELEFANTE, mentre non si capisce se esistano o siano esistiti veramente il Pipistrello e gli altri della Squadra Segreta. A me piace pensare che siano esistiti comunque e che abbiano ispirato loro il fiorire di pubblicazioni relative ai supereroi. Ma siccome si sarebbe trattato più che altro di una squadra di vigilanti, il concetto di supereroe, associato alle capacità e ai poteri straordinari di un superman rimane ancora inesplorato. Da qui, l’affermazione del membro del consiglio e la relativa risposta di Valker.
Mi piace pensare anche che dalla seconda riscrittura in poi, questa squadra di vigilanti assuma sempre più, per reazione alla creazione dell’Ombra, i connotati di cavalieri della Luce.

In secondo luogo, nella tua risposta descrivi la Luce come una sorta di costante lungo le tre realtà. Questo confuta forse la teoria che la Luce abbia avuto una genesi speculare all’Ombra, cioé come semplice addensamento (forma embrionale) lungo le prime due stesure, salvo poi diventare nella terza quella sorta di immanente muraglia di volti che fa da contraltare all’Ombra? Noi pensavamo che l’atto di Valker di inserire all’ultimo secondo nell’equazione del mondo la piccola luce di Rat-Man avesse scatenato questa trasformazione della Luce in vera e propria nemesi dell’Ombra, spalmandola analogamente lungo tutta la linea del tempo, e creando così la versione definitiva delle due Forze contrastanti. Abbiamo letto male?

No, sono io che faccio confusione tra l’esistenza del Bene e del Male e Luce e Ombra.
In effetti la Luce è contraltare dell’Ombra e un addensamento dell’una non può che generare un addensamento dell’altra. O per lo meno una sua origine. Perché se si forma un’ombra, vuol dire che esiste una luce.

Da alcune tue storie si capisce che i supereroi sono direttamente collegati alla Luce. Ma è anche vero che tu nel corso degli anni hai parlato di diversi tipi di supereroi: ricordando gli Ex-Men, gli uomini in calzamaglia, i supereroi della Trilogia di Nascondini e quelli di New York, come si rapporta ciascuno di loro nei confronti della Luce? Sono tutti suoi “agenti” oppure no? E in tal caso, come si classificano gli uni rispetto agli altri?

Praticamente sono tutti uomini in calzamaglia. Forse per i supereroi di New York farei un’eccezione. Nel senso che, come la Prima Squadra Segreta, immagino per loro un’origine simile, ma nel loro caso la Luce è stata poi affievolita dal desiderio di restare anche dopo che la loro missione era conclusa. Come dice Frank Miller: “o muori da eroe o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo”.
La saga dei supereroi di New York è una saga particolare perché prima di chiudere la serie di Rat-Man volevo idealmente chiudere tutte le altre serie di supereroi che avevano ispirato la mia.
Quindi la possiamo collocare sempre nella continuità di Rat-Man, tenendo però conto di questa sua particolarità “autobiografica”. Un po’ come quando “chiusi” la serie dei F4 sulla fanzine MADE IN USA.

Inoltre, abbiamo visto che c’è la possibilità di passare dallo stato di “uomini in calzamaglia” a quello di “supereroi veri”, ma come funziona esattamente questo upgrade? Abbiamo visto ad esempio l’Uomo con il Costume da Ragno diventare il Supereroe con il Costume da Ragno e l’Uomo delle Stelle sfoderare i suoi superpoteri. Gli stessi superpoteri a volte ci sono, altre volte no, altre volte ancora sono semplici gag, per cui sarebbe da capirsi se sia la Luce a fornirli ai prescelti, se rappresentano il motore dei supereroi (e quindi IL Rat-Man sarebbe il dono conferito dalla Luce a Deboroh) o se si tratta di concetti differenti, non correlati.

Il salto. Il morso del ragno. I raggi gamma. Solo metafore di quello che in realtà è un atto di fede vero e proprio, secondo il Pipistrello. Scegliere la via del supereroe, dedicare la propria vita per un bene superiore. È questo, che ti trasforma in un vero supereroe. L’upgrade lo devi trovare dentro di te. È quando ti imbarchi in una cosa che per tutti è impossibile, ma non per te. Perché tu credi in quello che fai. È così che riesci. Lo dice anche Yoda.

Abbiamo citato prima i supereroi di New York, che Rat-Man incontra nell’omonima esalogia. Ma in realtà non è mai stato molto chiaro chi sono in realtà questi supereroi: esistono fisicamente nell’universo narrativo di Rat-Man oppure no? Sono vere persone o proiezioni mentali del protagonista, esistenti solo nella realtà dei fumetti? Come dobbiamo realmente intendere, quindi, la scena in cui Capitan Battaglia esce dalle pagine del fumetto per far scoprire al piccolo Deboroh la sua vocazione?

Be’ direi che esistono, sì, nell’universo di rat-Man. Forse vi siete un po’ smarriti nel vedere che lui, Rat-Man, li vedeva anche se non c’erano… Ma solo perché ricordava dove avevano combattuto e cosa avevano fatto.
La scena in cui Capitan Battaglia esce dal fumetto, è invece una spettacolarizzazione di questa volontà di essere un supereroe che nasce in Deboroh. Al buio. Punito per una colpa che alla fine ammette. Nonostante abbia pochi anni, un’ammissione di colpa è sintomo di ricerca della verità. Della Luce. Potrebbe essere l’equivalente di quando ci viene voglia di fare qualcosa perché abbiamo avuto una “visione”… tipo riunire la vecchia banda musicale. Anche Joliet Jake Blues vede la Luce!

Tornando a concentrarci sull’ultima trilogia, un personaggio che è tornato in auge e con un ruolo di spicco è stato Tòpin. Il suo ruolo però ha sollevato numerose perplessità. Se non abbiamo capito male, nella seconda stesura Tòpin è originariamente un bambino amorale, e in un certo senso vuoto, che viene “fecondato” dalla dannazione di Valker, trasformandosi così in una sorta di incubatore vivente. L’embrione dell’Ombra, una volta giunto a maturazione, si impossessa totalmente della spoglia di Tòpin e al momento di uscirne lo sgretola.
Nella terza stesura l’Ombra è immanente, però Tòpin esiste comunque, si suppone come individuo slegato da essa.
Nella vignetta di pagina 48, però, subito dopo che Valker lo ha abbandonato, Tòpin viene dissolto dall’Ombra, come se fosse ancora una sua estensione. Questo pone un problema narrativo, dato che se lo dissolve significa che lo possiede, cosa che non ha senso, ma se non lo possiede allora non ha senso che lo dissolva. Come si spiega quella scena?

Qui bisogna fare alcune distinzioni tra spiegazione di tutto-ma proprio tutto quello che un autore fa e uso di scene a effetto, che chiudono bene le storie.
All’inizio della stesura di questa sceneggiatura avevo letto in Wikipedia cosa avevano scritto di Tòpin. Adesso è già stato tutto aggiornato, quindi quella frase non c’è più, ma mi aveva molto colpito che lo avessero definito come “l’ombra di Rat-Man e di Valker”, nel senso che viveva nella loro ombra, non era un personaggio veramente caratterizzato, senza di loro.
Questo fatto che fosse un’ombra ha dato la stura a tutta la storia.
C’era infatti un punto in cui la sua storia svaniva nel nulla, ed è alla fine della trilogia de IL RITORNO. Sale in auto con Valker e poi?
Da anni mi ero ripromesso di utilizzarlo come avversario di rat-Man, al posto di Jan, una volta che questi fosse sparito. Avevo anche previsualizzato alcuni bozzetti di un Tòèin “da grande”, con capello biondo, racchiuso in una coda, occhiali a fessura e un nuovo piano per prevalere sul suo antico maestro.
Ma dopo avere coltivato un po’ questa storia, sono stato fulminato dalla possibilità che lui fosse addirittura la PRIMA incarnazione dell’Ombra. Di Janus Valker.
Così sono tornato a quel punto, dove sale in auto con Valker e ho costruito la storia in modo che Jan lo accetti e ne diventi il tutore, il maestro, così come suo padre Boda aveva fatto con lui.
Il seguito lo avete già detto voi, da ragazzo naturalmente portato per la malvagità, diviene ricettacolo di qualcosa di peggio. Dice bene, la gente del laboratorio di ALTROVE: è come una sorta di anticristo. E infatti il suo modello è quel DAMIEN della trilogia, con l’aggiunta del classico remake inutile.
A questo punto è come se Tòpin muovesse i passi di Valker verso il fondo. Come se davvero fosse una presenza diabolica in grado di spingerlo a creare l’Ombra.
Si può pensare che l’Ombra stessa, stanca del predominio della Luce attraverso i supereroi, si sia addensata in un ragazzo, in Tòpin, e lo abbia portato a seguire Jan nella sua caduta, perché la corruzione di quest’uomo diventasse l’alimento che la facesse crescere e maturare, fino alla sua nascita. È molto contorta, ma ci sta tutta.
Del resto c’è, a livello di sceneggiatura, l’esigenza di fare tornare alcune cose, che alla fine tornano.
Nella terza stesura della realtà abbiamo quindi un Tòpin che esiste ancora, ma non ha più bisogno di essere ricettacolo primitivo dell’Ombra, così arrivati al punto di svolta, quando lui sale in auto, abbiamo semplicemente un ragazzino terribile che vuole fare carriera nel mondo dei cattivi, e che Jan fa scendere dall’auto. Il fatto che sparisca nell’Ombra è più che altro effetto scenico. Ma mi fa pensare che alla fine della trilogia de IL RITORNO, quando Cinzia domanda a Rat-Man “E Tòpin?”, lui risponde “Mai esistito.”
All’epoca in cui scrissi quella storia era un modo per dire che rat-Man non lo prendeva nemmeno in considerazione, né come supereroe, né come nemico.
A rileggerla adesso, viene da pensare che l’Ombra lo usi nella seconda stesura della realtà, mentre nella terza realtà, quella in cui la saga di Rat-Man è ambientata, lo abbia semplicemente abbandonato. Tòpin sia solo un ragazzino (probabilmente davvero orfano) che voleva seguire le orme di personaggi più grandi di lui e che alla fine viene scaricato. Un po’ il simbolo di lettori che vengono scaricati dalla serie, quando per loro diventa troppo impegnativa da seguire! 😉

La Trilogia Criminale ci ha dato modo di vedere molti flashback di cose che non erano ancora state visualizzate o raccontate precedentemente, andando a colmare dei buchi nella continuity di Rat-Man. Il problema è che queste scene appartengono ad una realtà che non esiste più e che non è quella che abbiamo conosciuto. Quali di questi flashback possiamo considerare validi anche per l’attuale timeline e quali no?

Non ha veramente importanza. Potrei dirti “questa scena sì e quella no”, ma cosa cambierebbe? E soprattutto, a livello di sceneggiatura, magari un giorno potrei avere bisogno che una scena sia accaduta veramente oppure no. Mai sbilanciarsi! Aspettiamo la prossima rimescolata di universi paralleli! 😉
Accontentiamoci del fatto che Jan ha avuto come padre un criminale che lo ha cresciuto nella sua… ombra. E una madre che non ha fatto in tempo a salvarlo.

L’ultima scena di “L’Onda”, con Kalissa all’ospedale, ha l’aria di essere una scena importante per gli sviluppi futuri della continuity, anche perché logica vuole che si svolga esclusivamente nella terza timeline, la nostra. Ma in tal caso, nella seconda stesura Valker uccide Kalissa oppure no?

Anche in questo caso, potrebbe essere importante per il futuro, oppure no. Era una scena bella. Ma per l’economia di questa trilogia Criminale. Di solito lavoro in modo che ogni saga possa essere autocompensante. O perfettamente chiudibile. E quella scena, che apre il cuore alla speranza, alla piccola luce, da il giusto finale a tutta la vicenda.
Nella stesura della seconda realtà, Valker uccide davvero Kalissa? E chi lo sa? È importante?
Forse la uccide, ma poi introduce nella stesura della terza realtà la piccola luce di Rat-Man e questo salva la donna. A volte, davvero, è bello anche restare nel dubbio. Ognuno la può interpretare come vuole. Fatto sta che adesso abbiamo una Kalissa viva da qualche parte.

Quest’ultima storia ha dimostrato ancora una volta la centralità del personaggio di Valker all’interno della saga di Rat-Man, e in particolare della dannazione di cui è allo stesso tempo artefice e vittima. Hai dedicato molto spazio a cercare di raccontarcene l’origine, ma questo argomento rimane ancora un po’ ambiguo.
L’ultima trilogia ci suggerisce che la sua “discesa” sia un percorso continuo che lui compie attraverso ogni stesura della realtà: nella prima vede morire la madre e per rimediare crea i supereroi come reazione “malata” al trauma, nella seconda i supereroi lo deludono e per vendicarsi del loro fallimento segue le orme paterne e finisce per creare la loro Nemesi, nella terza questa Nemesi esiste già e domina la sua famiglia per cui non può far altro che piegarsi ad essa. E’ un percorso deliziosamente coerente, che lui affronta in maniera del tutto inconsapevole, salvo ricordare ogni cosa solo quando è ormai troppo tardi.
E’ anche vero però che, in tutte e tre le realtà, quando la madre muore, il piccolo Janus ha già iniziato il suo addestramento con Boda, il che ci fa sorgere il dubbio di aver capito male il momento in cui Janus scende il suo primo gradino verso gli inferi. Per cui ti chiediamo, puoi dirci con chiarezza quale sia il momento preciso in cui comincia la sua dannazione?
Inoltre la sua costante ricerca della verità assoluta, professata più volte, ha a che fare con la ricerca della verità relativa a precedenti stesure della realtà?

Janus Valker è un uomo di grandi ambizioni. E questo resta un carattere distintivo suo, proprio, qualunque realtà attraversi. Con grandi ambizioni arrivano spesso grandi immoralità. Non ci si ferma davanti a nulla.
Che poi sia cresciuto in una famiglia incapace di crescerlo in maniera morale, con una madre che si intuisce comunque debole, soggiogata dal marito, Boda, che preferisce scappare, lasciando il figlio, invece di restare e lottare, sicuramente fa il resto.
Così la discesa di Janus, fin da bambino, è la stessa in ogni realtà. Anche quando la madre lo abbandona. La madre che con il suo amore rappresenta l’unica salvezza di Janus. Un amore che trova, grazie a Kalissa e che nella prima realtà lo spinge, sempre per amore, a cercare di salvare e proteggere a sua volta le persone che ama. Io sono un fan di Victor Von Doom, il Dottor Destino, e considero la storia disegnata da Mignola, dove Destino cerca di salvare la madre da Mefisto, una delle più belle del personaggio.
Il suo tentativo di salvare la madre, rimodellando la realtà, è un mio personale omaggio a quella storia.
Nella seconda realtà, non solo la madre muore ugualmente, ma i supereroi si rivelano patetiche marionette. E scIo non credo che esista un momento “traumatico” per cui qualcuno inizia una discesa. La discesa è fatta di piccole cose, piccoli passi. Come credere di potere individuare nella prima sniffata di cocaina una discesa verso il basso di un tossicodipendente. La questione è sempre molto più complessa e sfumata. La prima sniffata è un gradino che si scende perché se ne sono già scesi tanti altri. Scusate il paragone grottesco, non conosco il mondo della dipendenza e non vorrei banalizzare quello che per qualcuno è un dramma.

Infine, Valker non ricerca la verità assoluta, ma la conoscenza. Potrebbero essere la stessa cosa, ma lui è uno scienziato, la sua visione delle cose è molto più concreta che filosofica. Ma al di là di queste sottigliezze, avvertire che qualcosa non funziona nella realtà potrebbe essere effettivamente legato alla sua costante ricerca dei meccanismi con i quali funziona la realtà stessa.

Esaurite le domande scatenate dalla lettura della tua n-logia più recente, passiamo ai dubbi inerenti ad alcuni personaggi e temi che non vediamo più da tempo e che ci chiediamo se verranno ripresi oppure no.

Due esempi sono Ik e Svarzenegger (per quest’ultimo ci rifacciamo alla vecchia pagina di presentazione dei personaggi) , diversissimi tra loro per storie e intenti ma accomunati dall’essere stati accantonati. Torneranno? Che ruolo avranno?
Ma un altro personaggio rimasto in sospeso è senza dubbio Numero 6, il clone di Rat-Man che attualmente “riposa” insieme a Piccettino: avranno ancora spazio nella saga?

Non programmo mai niente di preciso, per cui non saprei davvero cosa dire, circa la sorte di questi personaggi.
Posso dire che Svarz non ha trovato più molto spazio per via che spesso avevo storie ambientate in altre realtà o in altri luoghi, o avevo già così tanti personaggi in ballo che non avevo spazio da dedicargli. Sta bene e vi saluta, comunque! 😉
Per IK, avevo in mente un seguito, ma anche in questo caso, potrebbe trovarsi all’esterno della conclusione della saga.
In generale, tanti personaggi potrebbero tornare o meno, a seconda di quello che andrò scoprendo durante la chiusura delle varie trame. Sono uno sceneggiatore spietato. Se una cosa non mi serve, per quanto sia bella, la taglio. È una vera e propria disciplina mentale che prima di accettarla, chiedete a qualunque sceneggiatore, si apprende nel corso degli anni, stando male ogni volta che devi tagliare qualcosa, nemmeno dovessi tagliarti un braccio.

Una delle tue prime storie su Rat-Man è “Dal Futuro”: come dobbiamo considerarla per la continuity, alla luce delle svolgimento che hai in mente adesso? È ancora prevista la realizzazione di “Dal Presente” oppure no?
E sempre per restare in tema, come dobbiamo interpretare ora come ora “Dimenticati dal tempo”? Considerando gli eventi narrati e le evoluzioni che vengono suggerite riguardo i protagonisti, e dopo la strada che ha preso la saga nel corso degli anni, la rinneghi perché troppo complicata da gestire con la nuova continuity? È considerabile come Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, nel senso che è ambientata in un futuro successivo di anni a quella che sarà la conclusione di Rat-Man e quindi tranquillamente canonizzabile?

Una delle idee nel cassetto del “dopo Rat-Man”, è recuperare alcune trame lasciate in sospeso, e che non interessano in maniera particolare la trama principale, per dare loro una chiusura.
In questo caso, DAL PRESENTE potrebbe essere una di queste.
Cercare di riportare tutto a una continuità precisa non è una cosa che mi interessi fino all’estremo, per cui cerco di farlo solo quando serva a stringere le viti dell’intera struttura narrativa.
Nel caso di DIMENTICATI DAL TEMPO, potrebbe essere in continuità, o forse no. Prima dovrei finire la saga, per poterlo affermare con certezza.

La Trilogia del Ragno è foriera di problemi! Che fine fa esattamente il Ragno, alla fine della storia? E perché il personaggio ritorna in “Il Morso del Ragno”?
Inoltre, come si spiega la morte di Valker nella trilogia? D’altronde, sempre a proposito della nemesi di Rat-Man, come dobbiamo interpretare il Valker che vediamo nella storia “Catene”?

Il Ragno esiste nei vari universi, per cui quello che vediamo nella trilogia del ragno è soltanto quello che ha sostituito il Ragno della nostra realtà, che vediamo appunto ne IL MORSO DEL RAGNO.
A Puerto Rico mi hanno detto che, riguardo alla presunta fine di Valker, le cose ritornano a scorrere normalmente, riportando il Ragno sbagliato nell’universo giusto. Riparando l’anomalia la realtà si riscrive, e infatti la casa dove avviene la drammatica conclusione non risulta essere distrutta, a fine trilogia.
Per quanto riguarda CATENE, mi piace pensare che sia una sorta di immagine futura di un aldilà. Un aldilà dove peraltro il tempo non esiste e quindi ci sono già tutti quelli che devono esserci, Valker compreso. Ma la situazione di Rat-Man, mezzo assiderato sul cornicione, può anche far pensare che si possa essere trattato di un sogno.

Infine, è doveroso un pensiero a Thea. Che fine ha fatto la vera Thea? È previsto un suo ritorno? Il finale dell’esalogia di New York suggerisce che Rat-Man sia riuscito a dimenticarla?

Thea. Nemmeno io so, che fine ha fatto la vera Thea. Ma so chi è. Solo che non posso dirlo a voi!
Alla fine dell’esalogia di New York, più che riuscire a dimenticare Thea, Rat-Man acquista una speranza nelle cose che verranno. Non si volterà più indietro. È l’inizio della corsa verso la fine.
Dal numero di gennaio, vedremo come si saranno evolute queste cose.

L’ultimo “nucleo di domande” riguarda la sottile linea che divide il reale dal metaforico in alcune tue storie, che a volte rende difficile capire cosa è effettivamente accaduto nella narrazione e cosa invece è solo metafora o fantasia.

E non si può che partire da Jack Kirby e da… te! Sia il Re che Leo Ortolani sono apparsi in diverse occasioni all’interno delle storie di Rat-Man, ma non sempre è chiaro il ruolo che questi due personaggi ricoprono. Jack Kirby nell’universo narrativo di Rat-Man è un fantasma? Un agente della Luce? Semplicemente sé stesso?

E chi lo sa? 😉 Forse è solo il desiderio di un lettore come Rat-Man di potere interagire con uno dei più grandi creatori dell’immaginario supereroistico del mondo. In effetti ne IL RE E IO, parrebbe solo un sogno.

E tu? Ti abbiamo visto apparire come Incappucciato, come comparsa, come autore di fumetti alle “dipendenze” di Rat-Man del quale racconti le avventure…Qual è il vero te all’interno del fumetto? Il ruolo definitivo che ricopri all’interno della continuity è forse quello che si vede alla fine della quadrilogia di Anno Uno?

Io appaio più che altro per vanità. Poi, se dare un senso a queste apparizioni o meno, è affare che risolverò un giorno…

Un altro elemento della saga che si situa a metà tra il reale e l’immaginato è IL Rat-Man, quella versione ipertrofica del protagonista che abbiamo visto in alcuni momenti particolari della saga. Come funziona esattamente IL Rat-Man, è una trasformazione anche fisica e reale oppure ha valenza solo metaforica? La versione muscolosa e gigante di sé stessi è da intendersi come il motore di ogni supereroe o assume questa forma solo per Rat-Man?
Verso la fine di “La Caduta”, terzo episodio dell’Esalogia della Rinascita, la trasformazione in IL Rat-Man sembra quasi suggerire un passaggio all’Ombra (vedendo anche la “mascherina d’ombra” sul volto del protagonista), quindi il dubbio che nasce è se la trasformazione in questo essere gigantesco sia da considerarsi un bene o un male.

Innanzitutto IL RAT-MAN appare così solo a Rat-Man. È la rappresentazione del desiderio di essere supereroe, un desiderio forte, che necessita un forte controllo. L’equivalente di “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.
Qualcosa a cui non si può semplicemente sfuggire fingendo che non ci sia.
È dinamite. L’uso che se ne può fare dipende da chi la usa.
La mascherina d’ombra,in quel caso, era solo un artificio grafico per drammatizzare l’immagine.

Aspetta un attimo, Leo: da questa risposta ci sembra di capire che IL Rat-Man è da intendersi come entità solo immaginaria, vista in questa foggia solo da Deboroh.
Ora, in “Ratmax” e nella Bilogia della Memoria il tutto avviene dentro di Rat-Man, per cui ok. Nell’Esalogia della Rinascita possiamo quindi considerarlo una rappresentazione della furia di Deboroh, che Krik non vede. Ma in “Anno Uno”? Il personaggio non è immaginario, nel momento in cui fuoriesce da Deboroh viene molto concretamente portato al commissariato. Unica eccezione?

Scusa, mi sono espresso male io, rispondendo direttamente alla domanda se apparisse così solo a Rat-Man. Pensavo che intendeste che come spirito del supereroe fosse lo stesso per tutti i supereroi, che non ha ovviamente senso, così ho messo che appare così solo a lui, ma la sua manifestazione è ovviamente fisica anche per gli altri. Come qualcosa che esce da lui come nella saga dell’ANNO UNO o in cui lui si trasforma, come quando combatte Valker nell’Arena.
È comunque una fonte di energia. Ha una massa, ma è vuota, come esclama Doc, che lo analizza.
Come fosse un ologramma di Star Trek Next Generation. Dove l’energia del ponte ologrammi crea forme con cui puoi fisicamente interagire.

Nella trilogia in cui Rat-Man decide di appendere il mantello e la maschera al chiodo, a fare da collante tra i vari momenti della trama c’è un misterioso personaggio, il Grande Nascondini, che addirittura dà il titolo alla trilogia in questione. Ma chi è Nascondini, qual è il suo significato? È da considerare personaggio reale o anche lui solo una metafora di quello che stava vivendo Rat-Man in quel periodo?

Nascondini! Una figura che più misteriosa di lui non c’è in tutta la saga di rat-Man. Sicuramente una metafora di quello che stava vivendo in quel momento Rat-Man, Il Grande Nascondini si colloca all’interno di una delle trilogie più sfumate e belle che io abbia scritto. Sentivo di avere raggiunto, in questa storia, una specie di nuovo livello di gioco, in cui la scrittura toccava e suggeriva con una delicatezza che una luce forte avrebbe dissolto in nulla. Scusate se paio elogiarmi da solo, ma davvero non saprei tornare a spiegare quella trilogia nemmeno volendo. Eppure, proprio per questo, è una delle mie preferite. Sento che tutto torna, sapevo spiegarlo un tempo, oggi non riesco più. Non è alzheimer, è che succede quando si scrive, di avere dei momenti favorevoli ai famosi “voli pindarici”.E quando torni a terra, non puoi che alzare gli occhi a quello che hai scritto e meravigliarti per averlo fatto.
Il mio è un parere personalissimo, per carità! Poi capisco anche chi preferisce L’IMMUTABILE DESTINO!

Se rimaniamo nel campo delle metafore, uno degli esempi più lampanti nella tua produzione è sicuramente la Trilogia dei Fantastici, che ai tempi dell’uscita ha fatto lambiccare non poco il cervello ai fan. Come va intesa questa storia, come vanno intesi i Fantastici? Sono personaggi di una dimensione parallela a quella di Rat-Man? Oppure si tratta di un’anomalia? E in questo caso, l’ha creata qualcuno o era preesistente? Perché ad un certo punto c’è compenetrazione tra questa realtà e quella solita?

Vedi sopra. Posso solo aggiungere che è una storia sull’amicizia e sulle vite di Brakko, Cinzia e Jordan ambientate in un mondo senza Rat-Man. Una storia dove si sottolinea il valore dei personaggi comprimari all’interno di una saga. Due linee narrative che alla fine si toccano in modo che Brakko possa continuare a sperare nel ritorno del suo amico. Vedendo un film sui Fantastici 4. Trovando un fumetto dello stesso gruppo. Facendo un parallelismo tra loro quattro e gli altri FANTASTICI. Con la conclusione che all’interno della saga, loro sono come una famiglia.

La Bilogia di Ratto e la quadrilogia dei Sacrificabili ha dato largo spazio ad un ennesimo alter ego di Rat-Man. Ma stavolta, rispetto a quanto accaduto in altre parodie, la differenza è che il protagonista non è semplicemente un personaggio con le fattezze di Rat-Man, ma una versione alternativa del personaggio, quello che sarebbe diventato se avesse fatto una scelta differente in un preciso momento della sua vita. Ma quindi, come si spiega il fatto che Ratto arrivi fisicamente nella nostra realtà, tanto da risolvere in maniera concreta una certa situazione? E l’avventura dei Sacrificabili, quando si svolge? In quale realtà?

Ahahah! 🙂 Mi diverto sempre a mescolare le carte, a far sì che le possibilità interagiscano tra loro. Che il personaggio si trovi di fronte a quello che poteva diventare. Da questa prima storia in due parti, basata sull’idea (grandiosa) di Stallone, ho tratto poi la successiva quadrilogia de I SACRIFICABILI, che mi piacerebbe trasformare in una mini serie, successivamente alla chiusura di RAT-MAN. I SACRIFICABILI si svolgerebbe quindi nell’altra realtà. Quella in cui, come spiegato nella stessa storia, Rat-Man spara al rapitore di Tòpin.

Prima dell’ultima trilogia, la tua ultima incursione in continuity era rappresentata dalla Bilogia della Memoria, una storia che vira decisamente sull’onirico come atmosfera, pur dando informazioni interessanti, che al contempo generano però dubbi. Qual è dunque il significato di questa storia? Perché IL Rat-Man salva Valker? Significa forse che lo ricorda ancora? Considerando il riferimento di Valker a Rat-Man che ha smesso di essere un supereroe, quel che accade in questa storia si svolge ai tempi della “fine di Rat-Man”? O durante l’esalogia di New York? O in un altro periodo? E la motivazione relativa a questa scelta di Rat-Man (“per quell’idiozia dei fumetti”) si riferisce al fatto che Deboroh ha cessato di fare il supereroe in ossequio alla “regola di buon senso” – da te sposata – secondo la quale un fumetto deve chiudere quando non ha più niente da dire?

IL Rat-Man salva Valker esattamente perché rappresenta l’Io più profondo di Rat-Man. Quello dove il ricordo del padre non è svanito. Ma un Io che fatica ad affiorare. Che solo situazioni di forte stress possono richiamare in superficie. La Bilogia si svolge dopo l’Esalogia di New York, quindi è perfettamente in continuità. E sì, ci si riferisce al fatto che Rat-Man sposa la tesi che un supereroe debba finire con il suo nemico, ma contemporaneamente la confuta, semplicemente perché, come dice Valker, ogni volta che sorge il sole, si getta sul mondo una nuova ombra.

In una frase di Valker, sempre nella bilogia della memoria, viene fatto cenno agli “universi alternativi”, alludendo chiaramente alle parodie realizzate nel corso degli anni. Questo riferimento è un modo per mettere in continuity anche le storie extra? E se sì, come esattamente?
Come va intesa invece la vignetta in cui un vecchio Valker bussa alla porta di Rat-Man? È un flashforward?

Altri suggerimenti alla Lindelof! La cosa degli universi paralleli ce l’ho bene in mente. Devo vedere se risolverla durante la chiusa della saga o, come accennato prima, dopo, nella serie di storie corollario che chiudono le altre trame.
Per il vecchio Valker, mi piaceva quella cosa lì, che avevo scritto per altre storie, mai nate, e ce l’ho messa. Forse una cosa da universo parallelo anche quella? Scopriamolo insieme su Misterius!

Infine, dubbi sui meccanismi di pubblicazione: in alcuni casi (la storia con Capitan America, quella con il Punitore) sostieni che quelle storie non possono essere ristampate per motivi di diritti, in altri (Rat-Man con Spider-Man, con il Dottor Destino ecc) le avventure vengono riproposte ad ogni nuova ristampa dei primi numeri di “Tutto Rat-Man”. Come funziona la cosa?
Infine, sapendo che hai sempre pubblicato e ristampato sulle pagine del Collection tutto quello che hai realizzato nella tua carriera, ti chiediamo se in futuro vedremo sulle pagine del bimestrale la parodia di Death Note, realizzata per l’albetto allegato alla Rat-Agenda 2013.

Un tempo la Panini Comics era una vera e propria propaggine della MARVEL USA. In quell’epoca era più facile usare i personaggi americani con leggerezza. Adesso non si può più. Nelle ristampe, per non distruggere la struttura degli albi pubblicati un tempo, teniamo ancora quelle storie, senza utilizzare i personaggi per le copertine. In altri casi, come la storia di Capitan America o del Punitore, non le riutilizziamo affatto. Per quanto riguarda la parodia di DEATH NOTE- L’AGENDA DELLA MORTE, non so se la ristamperò su “Rat-Man”. Non ho niente di programmato. Forse che sì, forse che no. Una filosofia di programmazione che ho sempre usato per ogni cosa che ho fatto da vent’anni a questa parte.

E, spero, per i prossimi venti.

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