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Recensioni

Il Punto su PK

Prospettiva ampia. La preferisco, specialmente quando parliamo di un prodotto come Pk, un fumetto che genera forti scossoni emotivi da ventisei anni. L’ultima volta che mi espressi in merito fu l’anno scorso, in un momento cruciale: tutto era stato messo di nuovo a repentaglio, molti disperavano, ma anche nell’ora più buia c’erano forze in gioco desiderose di ripescarne il relitto e rimetterlo in sesto.

Vediamo com’è andata, facendo una retrospettiva a volo d’uccello che parta da quel momento cruciale in cui avevamo lasciato il fumetto che diede inizio a questo posto.

Zona Franca (Sisti/Pastro). Come Una Leggendaria Notte Qualunque, anche questa storia è andata direttamente sul Topo, stavolta in due tempi. Il motivo era di permettere con questo escamotage di “evadere” dalla saga dei Galaxy Gate, che per ragioni logistiche andava pubblicata senza interruzioni nella sua testata dedicata. Trucco comprensibile per tirare fiato e donare fiducia ai lettori in un momento difficile. In una cinquantina di tavole Sisti torna a farci assaporare il suo punto di vista su Pk, prendendo lore e mitologie pregresse, ma costruendoci sopra un’idea nuova e sfiziosa: che in uno spazio fisico in cui è avvenuta una riscrittura della timeline ci possa essere margine per agire inosservati. E c’è altro: tanto per cominciare, due etti di Angus Fangus, un personaggio che Sisti “sente dentro” e che torna quindi ad essere usato in grande stile. Poi c’è Mary Ann Flagstarr, che dopo ventidue anni di inspiegabile assenza viene riaggiunta al cast disneyano, come se niente fosse. E in modo parimenti naturale, Sisti dispone nell’intreccio persino John Konnery e Axel Alpha, i personaggi creati da Artibani per il crossover con Doubleduck, aggiungendo a loro Velena Thorne, una new entry utile ad avvalorare la teoria del consiglio dei tre, espressa da Sisti proprio in un botta e risposta del Sollazzo molti anni fa. Un approccio a 360° che non dimentica niente, usando ogni strumento a disposizione per costruire in tutte le direzioni. Il lavoro di Pastro per reggere tutto questo in circa una cinquantina di tavole è enorme, e i personaggi risultano simpatici ed espressivi. Forse ci voleva qualche pagina in più e un po’ di azione in meno, dato che qua e là il ritmo risulta concitato, e di certo non penso che il pezzo forte della storia sia il robottone, che secondo me contribuisce ad alimentare uno stereotipo un po’ fuorviante sulla natura della serie. Ma al netto di tutto… Zona Franca è un atto di amore, e questo vince su tutto.

Una Nota su Cofanetti e Affini

Una Leggendaria Notte Qualunque e Zona Franca rappresentano ad oggi una piccola anomalia nel cammino seriale di Pk. Sarebbe bello vederle raccolte e immesse nel corretto flusso cronologico/editoriale di Pk. Ma dove? Entrambe hanno l’inconfondibile logo di PKNE con gli elettroni ma non hanno trovato spazio nel cofanetto definitivo uscito l’anno scorso, il che è spiacevole perché, logo a parte, costituivano una naturale prosecuzione di molte trame iniziate proprio in quel periodo. Avrebbero potuto essere inserite allora nel cofanetto speciale dedicato alle storie affini a PKNE, ma anche questo non è successo perché affianco ai più che giusti Timecrime e Pk Tube sono stati inseriti al loro posto due albi che non c’entravano niente. Nel futuro cofano dei Galaxy Gate chiaramente non potranno stare. Rimarrebbe l’ipotetico e futurissimo cofanetto con la nuova run di Sisti che potrebbe ospitarle, magari collocandole appena prima del Ragno d’Oro. Parlandone con lo stesso Sisti a Portogruaro sabato scorso è emerso che la collocazione cronologica ideale a questo punto potrebbe diventare quella. Ma si avrebbero comunque dei controsensi: il logo di PKNE fuori tempo massimo? Due storie apparse sul Topo e quindi ristampabili come Deluxe o Extra… inserite nel corpus di Topolino Fuoriserie? Narrativamente sarebbe ok, come sarebbe ok anche estendere il logo PKNE anche a tutte le storie del Fuoriserie, o inventarsene uno nuovo dato che un loro marchio specifico non ce l’hanno. Ma editorialmente?

Mi rendo conto che a prima vista queste possono risultare elucubrazioni teoriche e sterili, ma a ben vedere avere una buona consapevolezza di cosa sia stato prodotto, del suo significato e della sua collezionabilità può solo aiutare. Di recente su questo fronte è stato commesso un errore a mio avviso molto grave. La testata PK Giant si era riproposta nel 2014 di ristampare il corpus pikappico ma nel corso degli anni era andata incontro a errori di valutazione e sventure di ogni tipo che ne avevano provocato il decadimento e infine la chiusura. Per una questione di correttezza era stata però riaperta, col proposito di arrivare fino in fondo, anche a costo di andare in perdita. Era stato un gesto rispettoso per gli aquirenti, e anche lungimirante visto che le storie attuali poggiano proprio su questo materiale. Alla fine del percorso ci si era arrivati con molta fatica, tanto che verso la fine erano stati prodotti addirittura dei volumi speciali con le storie brevi per esser sicuri di non lasciare indietro nemmeno una pagina di fumetto. Se non fosse che proprio nell’ultimo volume, nel cui editoriale si sottolineava questo proposito completista, è saltata una Angus Tales. Storia che in origine era stata pubblicata un po’ distanziata rispetto alle altre della stessa serie e che quindi ci si aspettava potesse farne le spese, finendo nel dimenticatoio. Però, suvvia, sarebbe bastato un rapido controllo per notarla. Invece così siamo punto e a capo, il lavoro di ristampa non è finito, è uscito un volume che afferma cose non vere e il materiale rimasto fuori non è sufficiente a giustificare l’uscita di un altro. Davvero un peccato.

Obsidian (Gagnor/Pastro). Tornando alla dolorosa saga dei Galaxy Gate, abbiamo qui il ritorno del suo originario “showrunner” dopo la parentesi Sisti, per quello che è un tentativo di rimettersi in pista dopo i primi sfortunati numeri. Per quanto venga mantenuta quella “roboanza”, che investe anche il titolo e che a mio parere ci porta lontani da quello che è il “vero” senso di Pk, questo Gagnor “dopo la tempesta” si riesce a leggere con maggior serenità. Racconta meno, lo fa meglio e contiene qua e là anche qualche nota di rassegnazione per la sfortuna che hanno avuto i suoi personaggi. E’ la storia di un “colpo grosso” a tema spaziale, in cui i personaggi uno dopo l’altro cadono come mosche, e questo schema narrativo in genere funziona. Pastrovicchio fa il resto, e riesce a rendere chiare le scene, in un modo che dopo la performance di Lavoradori e Vian sembrava ormai impossibile. Si segnala anche una colorazione molto elaborata, che però – sarò onesto – qua e là eccede, lasciando che ombre, sfumature e altri effetti speciali abbiano la meglio sulla decifrabilità del disegno. Potrebbe essere solo un’impressione mia però, dato che altrove questi colori sono stati molto apprezzati.

I Giorni di PK (Gagnor-Sisti/Mangiatordi). E qui c’è ben poco che si possa dire. Il finale a quattro mani è anche l’albo in cui due approcci opposti a PK “dialogano” tra loro. La prima parte è palesemente in stile Gagnor, la seconda in stile Sisti. La prima cerca con immense difficoltà di dare un tono epico a una vicenda che non è partita da buone basi, che si è sviluppata molto male e che è drammaticamente naufragata, dopo il maldestro tentativo di raccontare le origini di Evron. La seconda parte ci ride sopra, cancellando gli ultimi due anni con un colpo di spugna, riportando tutto sui binari classici e divertendosi addirittura a rattoppare le incongruenze a cui erano legate le polemiche iniziali. Metafumetto puro. Si può essere tristi e arrabbiati per questo, oppure si può essere felici di vedere Pk riappropriarsi del proprio linguaggio, dopo due anni di travaglio. Ma al netto dell’ovvio massacro a cui l’opera Pk è andata incontro a partire dal 2019, un albo così non lo si può valutare né bene né male, perché è una storia inscindibile dal suo contesto autoriale. Al massimo lo si potrà studiare negli anni, perché un’anomalia editoriale del genere è a dir poco degna di interesse. Per fortuna è finita.

La Danza del Ragno D’Oro (Sisti/Mottura). Impressionante pensare come tutto conduca qui. Dopo che negli ultimi vent’anni abbiamo avuto scossoni editoriali di ogni tipo, ripartenze, pause, reboot, cambi di registro, cambi di formato, cambi di destinazione, eccoci tornati a casa. Con Paperino alla torre, con il simpatico Uno, avventure nuove di zecca e l’arguta penna di Alessandro Sisti a raccontarcele. Non sembra nemmeno possibile, è come se gli ultimi due decenni fossero stati il giro lungo per arrivare qui. La visione di Sisti è chiara: fare di Pk non una parentesi narrativa, non una versione parallela del personaggio, non un grumo male amalgamato nel mondo Disney, non un “problema”: Uno e la torre stanno lì a Paperopoli, pronti per reclutare Paperinik alla bisogna, e proiettarlo verso una girandola di avventure sempre nuove e sempre diverse. A patto, però, che siano raccontate in un certo modo.

Togliamoci prima di tutto il pensiero di dire che, ebbene sì, ancora una volta si avverte un po’ di compressione qua e là. Quarantaquattro tavole sono poche, e molte sequenze avrebbero avuto bisogno di più respiro, specialmente quelle d’azione o alcuni cambi di scena relativi alla realtà magica del ragno d’oro. Comprensibile tutto, comprensibili le difficoltà, l’epoca, la crisi della carta, ma un po’ di decompressione in più per il futuro può solo fare bene, anche a costo di diminuire gli eventi narrati, se proprio un aumento della foliazione non è possibile. Di contro, Paolo Mottura ha fatto un buon lavoro, dando dinamismo ma anche chiarezza alle tavole, e divertendosi come un matto a far saltare qua e là il buon Paperino.

Già, Paperino, 44 tavole finiscono in fretta

Detto questo, una storia del genere è figlia di un ragionamento su Pk che più giusto non si può. Questo per diverse ragioni: tanto per cominciare, è una storia nuova. Non è nuova per modo di dire, parla proprio di un argomento nuovo, apre un filone nuovo e quindi restituisce freschezza alla saga. Pur essendo nuova attinge a piene mani, però, a elementi della mitologia di Pk che erano stati messi là tanto tempo fa e usati poco: le correnti energetiche che avvolgono il pianeta e le loro implicazioni mistiche. E soprattutto coinvolge Xadhoom, la cui resurrezione avvenuta per motivi puramente celebrativi ai tempi di PKNE, aveva causato alla saga un nuovo vicolo cieco narrativo, che si spera ora possa essere risolto. Altra cosa importante è che questo filone nuovo, per la prima volta dopo tanto tempo, evade dalla solita iconografia associata a Pk: niente alieni, robottoni, superarmi spaziali, e mostri ipertrofici. Qualcosa c’è, ma non è il punto. Il titolo stesso sembra anticipare questa fuga dagli stereotipi, e preferisce rimanere enigmatico e descrittivo. Sisti sembra tenere a ricordarci che Pk è più che altro un linguaggio, un modo di pensare e di intendere le avventure Disney. Forse si perderà un po’ di pathos e di drammaticità, ma ne stiamo guadagnando sotto altri fronti. Quello della leggerezza, per esempio: Paperino che sparlotta insieme a Uno dei nuovi inquilini della torre restituisce un sapore unico, un umorismo di cui si sentiva la mancanza. E anche della profondità: Sisti è pur sempre quello de Le Parti e il Tutto, è quello del germe del proprio contrario, concetti grossi ma anche fini. Vederlo mettere sul tavolo considerazioni metafisiche sulla natura stessa della realtà mette l’acquolina in bocca. C’è margine per mettere in campo in futuro cose davvero molto interessanti, ricordando al lettore che alla base di Pk c’è il desiderio di raccontare cose folli sì, ma sempre all’interno del cosiddetto “plausible impossible”.

Plausible impossible
Plausible impossible

Penso che una volta portata a termine la meritoria opera artibanica che ha a tutti gli effetti salvato la continuity di Pk affrontando i fantasmi che l’avevano bloccato nel 2002, il next step più sensato da compiere fosse questo qui. Uno status quo stabile e a basso rischio, che permetta però alla sua anima più garbata e raffinata di continuare a esprimersi, dando a tutti una lezione di ottimo fumetto disneyano. 

Il Sollazzo Chiede

Intervista al direttore di “Topolino” (e non solo) Alex Bertani!

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La prima cosa da dire quando si parla di Alex Bertani è che si occupa di fumetti. Il fumetto sta proprio alla base di tutto: passioni, lavoro e prospettive. Prima di assumere l’incarico nel 2018 di direttore di “Topolino”, Bertani ha militato a lungo nel campo dell’arte sequenziale, ricoprendo svariati ruoli all’interno di Panini Comics ed entrando in contatto con opere e autori di ogni tipo. Una volta giunto al timone dell’ammiraglia disneyana, ha cercato di portare nel mondo di Topi e Paperi questo suo approccio fumetto-centrico. E dal momento che nel petto di ogni sollazziano batte un cuore disneyano, abbiamo voluto fargli alcune domande sul suo nuovo lavoro. Sconfinando anche in territori che con Mickey e Donald hanno poco a che fare…

VALERIO PACCAGNELLA — Ciao Alex! Dalle tue precedenti interviste emerge quello che è il punto chiave della tua linea editoriale: Topolino è un giornale a fumetti e dev’essere pensato, realizzato e proposto al pubblico come tale. Quali sono stati secondo te gli errori che in passato hanno cambiato questa percezione? In che modo pensi di correggere la rotta?

ALEX BERTANI — «Nessun errore. Forse un’idea leggermente diversa di questo giornale. Ma nessuno ha in tasca la verità. Il mondo dell’editoria vive una stagione difficile. Si legge meno. I ragazzi soprattutto. Mi piacerebbe provare a dare loro contenuti di valore. Forti. Ingaggianti. Le precedenti generazioni si affezionarono a questo giornale perché seppe (per i tempi) offrire grandi elementi di modernità. Forse oggi la sfida è questa: riuscire a far evolvere i contenuti del giornale (storie, temi, linguaggio) e farlo diventare di nuovo in grado di incuriosire i lettori di oggi, magari stupirli. Per alcuni combatto i mulini a vento. Può darsi. Mi piace però l’idea di provarci. »

Hai una tua idea di quale sia il modo giusto di approcciarsi al cast disneyano? C’è un genere di storie che ritieni in qualche modo “sbagliato” e a cui non daresti la luce verde?

«I personaggi Disney hanno acquisito nel tempo una notevole profondità, una elevata capacità di rappresentare e incarnare valori universali e senza tempo. Il modo giusto di raccontarli è non limitarsi, come a volte si è fatto, ai classici cliché a rappresentazioni troppo bidimensionali, ma di farli vivere a 360°. Scavare dentro i loro modi di essere e di agire per continuare a farli “crescere” in spessore. Solo così sapranno divertire ed emozionare. Per il resto penso che ci siano storie di valore, ricche di intuizioni e ben costruite, in grado di farci sorridere, stupire, appassionare (a volte anche pensare), mentre altre meno. Come ho detto prima si tratta di individuare temi e sviluppi narrativi intriganti, di usare bene i personaggi e di farlo usando un linguaggio moderno, ritmato, credibile. Roba da niente vero? ☺»

Abbiamo apprezzato davvero tanto la volontà di concludere tutte le collane rimaste in sospeso, anche a costo di farlo con dei volumi un po’ più grassottelli. Una forma di rispetto nei confronti del lettore a cui decisamente non eravamo abituati. Tuttavia, ognuna di queste serie era stata ufficialmente “cancellata” tramite annunci e comunicazioni varie. Come mai questo repentino cambio di politica?

«Mah, credo che ai tempi ci sia stato un deficit di comunicazione. Vennero chiuse le vecchie serie che con la loro cadenza stretta e i risultati modestissimi erano ormai diventate insostenibili, ma con l’idea, fin da subito, di trovare altre modalità (formati, prezzi, periodicità, ecc.) per chiudere quanto rimasto sospeso. Le comunicazioni fatte ai tempi non furono particolarmente felici. Arrivò prima la presentazione su Anteprima che per sua stessa natura è più tecnica. Colpa nostra. Tra qualche anno esauriremo le cose in sospeso; se nel frattempo avremo trovato una quadra non è escluso che si possano rilanciare e magari, in questa nuova formula, aprirne qualcuna nuova. »

Copertina Topolino n. 3280
La copertina di “Topolino” n. 3280, il primo numero della direzione di Alex Bertani.

La tua direzione segna a tutti gli effetti una sorta di “seconda era” nella gestione Panini della licenza disneyana, acquisita nell’ormai lontano 2013. Nel corso degli anni abbiamo avuto versioni differenti sull’effettiva durata di questo accordo. Puoi fare chiarezza? Quanti anni di Topo Panini sono previsti?

«Mi dispiace, la sottoscrizione di certi accordi prevede precise clausole di riservatezza a cui siamo contrattualmente tenuti. Diciamo che Panini continua a proseguire con slancio ed entusiasmo la gestione delle pubblicazioni periodiche Disney! ☺»

Più di cinque storie inedite, pubblicate a cadenza settimanale: questa la formula che è ormai diventata sinonimo di Topolino. Eppure, un tale ritmo produttivo ha più volte portato a un certo affanno nel proporre materiale di qualità. Pensi che questa formula sia intoccabile, o prima o poi assisteremo a un cambio di formato/composizione/periodicità?

«No, non credo. Il formato è uno degli elementi maggiormente caratterizzanti questo giornale cambiarlo significherebbe un po’ snaturarlo, come anche i contenuti (inediti) e la periodicità. Insomma per ora non sono cose all’ordine del giorno, in futuro non so, ma di certo non a breve termine.»

Chi ti sta intervistando è anche l’autore dei fascicoli relativi al plastico di Paperopoli, quindi parliamone un po’. Il progetto “I Love Paperopoli” ha avuto un successo inaspettato, e il numero delle uscite previste è andato progressivamente aumentando fino a raddoppiare. I cinquanta numeri iniziali sono diventati cento, e questo fa una certa impressione, specie se si pensa alla crisi dell’editoria. Come si spiega questa impennata? Ascende la plastica e tramonta la carta stampata? O semplicemente c’era nell’aria la voglia di un Calisota concreto e tangibile?

«Credo che semplicemente i lettori abbiano capito di avere a portata di mano qualcosa di unico e mai realizzato prima. Una Paperopoli in 3D, vera e giocabile. Se raccontassi quanto tempo, sforzi e risorse ha significato l’ingegnerizzazione di questo plastico non ci crederebbe nessuno. Ogni casa, ogni edificio ha avuto un suo iter specifico, progettuale e produttivo, con tanto di bozzetti preparatori, prospetti tecnici e via dicendo. Anni e anni di preparazione. Un lavoro immane. Fa piacere vedere che il risultato sia stato apprezzato dal lettori. »

Xadhoom: che cliffhanger! (da “Topolino” n. 3181)

La domanda sul Pk di Roberto Gagnor non riusciamo a risparmiartela. Dopotutto il Sollazzo nasce come evoluzione della community dei Pkers di tanti anni fa, chiederti cosa bolle in pentola è il minimo. Ma questa volta andiamo oltre e ti facciamo presente un ulteriore “problema”. Il nuovo ciclo pubblicato in questi anni su “Topolino” (PKNE, discussione sul forum) ha visto la riapertura di una storyline, quella di Xadhoom, che era stata chiusa felicemente nel 1999, con uno dei finali più poetici della storia del fumetto disneyano. Un po’ un peccato, a dire il vero. Con l’annunciato cambio di autori e formato, l’arco narrativo del personaggio ora rischia di rimanere incompiuto o in qualche modo il suo cliffhanger verrà risolto?

«Ehm… sorry, anche qui bocca cucita. Con Roberto e la redazione fumetto stiamo definendo i moltissimi particolari di questo nuovo ciclo. PK è un personaggio complesso e si merita molta attenzione. Stiamo cercando di costruire storie ambiziose. Diciamo che ci saranno tante novità, nuovi personaggi, nuove ambientazioni e altro ancora. Ma non dimenticheremo nemmeno da dove siamo partiti. Proprio in questi giorni stiamo visionando i primi bozzetti realizzati dal disegnatore scelto e direi che la partenza è ispiratissima. Spettacolare. Anche il suo nome credo sarà una piccola sorpresa.»

Da qualche tempo in terra francese Glenat ha dato inizio a un filone di graphic novel disneyane (discussione sul forum), coinvolgendo fumettisti esterni e dando a quelli interni una certa libertà di sperimentazione. Ma la pubblicazione di questi volumi in Italia è stata interrotta da Giunti dopo i primi tre albi. Pensi che in qualche modo la situazione potrebbe sbloccarsi? Inoltre, ritieni che un progetto simile in Italia potrebbe essere attuabile?

«Non so. Credo che i volumi non abbiano avuto il riscontro atteso. Forse il pubblico italiano è troppo legato alla versione più tradizionale di questi personaggi per apprezzare questo materiale. Peccato. A me alcune cose sono piaciute veramente tanto e speravo di vederle pubblicate anche qui da noi. Progetti simili in Italia li vedo difficili, visto l’esito che questi esperimenti hanno avuto, ma non è detta l’ultima parola. Magari con autori che qui da noi hanno un certo seguito. Torno però a ribadire che anche le cose a cui stiamo lavorando per il settimanale e che si inizieranno a vedere tra fine 2019 e inizio 2020 proporranno contenuti innovativi con strutture di racconto non sempre così tradizionali. A volte, credimi, è molto più complesso e sfidante innovare rimanendo entro certi schemi e certi canoni, piuttosto che decidere di romperli e muoversi poi nella massima libertà creativa. »

Immagine da “La Vetta degli Dei”, presente nella collana dedicata a Jiro Taniguchi in uscita con “Il Corriere della Sera” e “La Gazzetta dello Sport”.

Il Sollazzo non si occupa soltanto di materiale disneyano, per cui ci piacerebbe farti alcune domande su altri progetti Panini dei quali figuri tuttora come direttore del mercato italiano. La collana su Jirō Taniguchi in allegato al “Corriere della Sera” (discussione sul forum), per esempio, che stiamo seguendo e apprezzando moltissimo. Per la prima volta possiamo avere riunite nella stessa collana con una linea elegante e un formato omogeneo, opere che erano state pubblicate in origine da editori differenti. Tuttavia non si tratta di un’omnia, e molto materiale è rimasto fuori. Quale criterio è stato scelto per la selezione? C’è la possibilità che in caso di buone vendite la collana venga ampliata con altri volumi?

«Il materiale è stato scelto assieme agli amici del “Corriere della Sera” e ai licenzianti giapponesi. E’ stato un lavoro lungo e difficile. Si trattava di armonizzare formati diversi e materiale sperso in tanti editori. Anche io credo che il risultato alla fine sia ottimo. Sì: se la collana avrà il riscontro che ci aspettiamo potrebbe contenere altri volumi.»

La miniserie “Capitano Phasma”, dedicata al personaggio interpetato da Gwendoline Christie sullo schermo.

Passiamo a “Star Wars” (discussione sul forum). Di recente sono aumentate le uscite dei volumi brossurati, che permettono di assaporare interi cicli in un’unica soluzione. Questo ci ha fatto molto piacere, e ha ridotto i tempi di attesa del materiale canonico, che in virtù della sua interconnessione con le pellicole cinematografiche andrebbe gustato “per tempo”. Che piani avete invece per il futuro delle due testate spillate? Presto le due serie regolari su Poe Dameron (discussione sul forum) e Darth Vader (discussione sul forum) finiranno, e rimarranno in piedi solo lo Star Wars principale e “Dottoressa Aphra” (discussione sul forum). E’ possibile che i due spillati vengano combinati in uno solo?

«La nostra idea è mantenere vive per quanto più possibile le due testate gemelle “Star Wars” e “Darth Vader”, di sicuro per tutto il 2019 e indicativamente anche per il 2020. Una volta che sul mensile “Star Wars” terminerà “Poe Dameron”, pubblicheremo per un po’ albi a tutto “Star Wars” per recuperare i mesi perduti nella serializzazione italiana, e poi “Star Wars: Galaxy Edge”, la nuova miniserie firmata Ethan Sacks (“Old Man Hawkeye”) e Will Sliney (“Spider-Man 2099”) e ispirata al nuovissimo parco a tema di Disneyland e Disney World. Su “Darth Vader”, al termine della serie omonima, serializzeremo la mini “Vader: Dark Visions” di Dennis Hallum e Paolo Villanelli. Non abbiamo timore di terminare materiale da pubblicare: con tutto quello che sta uscendo negli Stati Uniti abbiamo storie a sufficienza non solo per gli spillati, ma per tanti volumi inediti (come la recentissima serie di miniserie “Age of”, ispirata alle varie “età cinematografiche” della Galassia lontana lontana, e che inizieremo a pubblicare in autunno), riedizioni in volume di storie pubblicate negli spillati, e – novità assoluta di quest’anno – addirittura per volumi Omnibus esclusivi del circuito fumetteria e online.»

Per concludere, torniamo a Disney: abbiamo parlato del Topo come fumetto; abbiamo parlato del modo giusto di trattare i personaggi. Ma immaginiamo che ci siano altri punti della tua linea editoriale ancora da scoprire: quali saranno i principali cambiamenti che vedremo nei prossimi anni di gestione Bertani? Quali saranno le effettive differenze rispetto al Topo degli anni passati?

«Difficile rispondere. Dipenderà anche dalla risposta del pubblico e da quanto saremo capaci di seguire la rotta immaginata per il giornale, dagli errori che faremo e dalle cose che ci riusciranno meglio. Oggi ti posso rispondere solo con la mia “visione” di “Topolino”, quella di un giornale che un giorno proporrà soprattutto storie di livello assoluto, da autori all’altezza del compito e che saprà emozionare i propri lettori con storie forti ma raccontate con la classica leggerezza del narrare disneyano. Un giornale che avrà imparato ad osare, ad affrontare temi importanti e a innovare perché il pubblico sta cambiando e ha una consapevolezza sempre maggiore del mondo attorno a sé (anche le generazioni più giovani) pur continuando ad essere capace di divertire, perché i messaggi più efficaci, quelli che ti arrivano forte, parlano un linguaggio lieve e leggero, ironico e sognatore. Può darsi che il sognatore sia io ma, parafrasando un recente slogan disneyano, “se puoi sognarlo, puoi anche farlo”. Almeno ci proveremo!»

L'Osservatorio

Pk raggiunge i Super-paperi Disney nel Nuovo Mondo

USA, Agosto 2016: PKNA (Paperinik New Adventures per gli infedeli) tocca il suolo americano, nella sua incarnazione più pura. Purtroppo Pikappa aveva già viaggiato nel Nuovo Mondo in passato, dimenticando “a casa” il suo vero io: Paperinik. Infatti già nel 2000 il personaggio creato originariamente da Penna, Martina & Carpi era stato privato del suo glorioso passato nella storia The Secret Origin of the Duck Avenger su Disney Adventures, dove Paperino combatteva contro gli Zondarriani (un rip-off degli Evroniani) guidato da Pico De Paperis e dall’ape Spike.
Se conoscete la storia vi ricorderete invece del nostrano reboot PK – Pikappa (Frittole per i veri intenditori) nell’agosto del 2002: come per The Secret origin… il marinaretto non è mai diventato Paperinik, trovandosi a vivere le avventure da super-eroe per caso, aiutato da Uno e reclutato nei Guardiani della Galassia. Ma forse è meglio non continuare con questo racconto. Fatto sta che fu questa barbarica trasposizione ad essere esportata oltreoceano nel 2009 in digitale su Comixology sotto il nome di Super Duck, e non quella classica di fine anni ’90 a cui eravamo tanto affezionati.

Ma la storia ha orrore dei paradossi (come recitava Raziel nella saga videoludica Legacy of Kain), e probabilmente il Razziatore ci ha salvati in corner nel 2015. Fu infatti a settembre dello scorso anno che uscì sui numeri 5 e 6 della testata Donald Duck (edita da IDW) la storia del 1969 che narra le vere origini del pikappero mascherato: Paperinik il diabolico vendicatore.
The Diabolical Duck Avenger ebbe un seguito, poiché a giugno 2016 venne pubblicata sui numeri 14 e 15 della stessa testata la storia Paperinik alla riscossa del 1970 di Martina e Scarpa.

Proprio alla fine di Revenge of the Duck Avenger apparve una didascalia molto importante:

Quasi come 20 anni fa, grazie alle prime pubblicità su Topolino, ora anche i lettori americani si preparano ad essere catapultati in un universo pieno di alieni succhia-emozioni e pirati temporali grazie alla neonata testata attualmente in distribuzione: DUCK AVENGER.

Finalmente PKNA entra a testa alta nel mercato fumettistico USA proponendo al pubblico lo storico Evroniani di Sisti, Sisto e Lavoradori. Rispettando la numerazione originale, per ora, la prima uscita è infatti la “ISSUE ZERO” come ai tempi per noi fu il #0. Evronians e i numeri che seguiranno, sono stati minuziosamente tradotti da Jonathan H. Gray, che ha dovuto inoltre trasformare, in alcuni casi radicalmente, alcune nostre vecchie conoscenze introdotte con PKNA. Per esempio la telenovela Patemi diventa Anxieties, Lyla Lay cambia il suo cognome in Lee, mentre Angus Fangus rimane fedele a sé stesso, anche se perde la sua classica risata. Nota di merito per il simpatico omaggio a New Adventures grazie all’arma 87-BIS dello scudo Extransformer che muta in Weapon PKNA-00.

Sempre parlando di armi, vi segnaliamo inoltre che Paperinik cita curiosamente Fantomallard (per noi Fantomius) come proprietario dei suoi “soliti trucchi“, quando rimane sbalordito dal confronto con la nuova tecnologia Ducklair. Probabilmente tale scelta è dettata dal fatto che il pubblico americano, come precedentemente accennato, ha fruito solamente delle prime due storie di Paperinik, nelle quali utilizza l’equipaggiamento del ladro gentiluomo, e non l’armamentario che costruirà ad-hoc Archimede Pitagorico in seguito.

L’albo di 72 pagine eredita dalla recente ristampa nostrana PK Giant 3K non solo le nuove copertine, ma anche una piccola parte dei nuovi contenuti extra, dimenticabili in confronto agli approfondimenti storici come i PK Files, Project o Techno Room. In questo caso, ci viene riproposta la traduzione dell’approfondimento “Si fa presto a dire Evroniani…” apparso in chiusura del numero 1 italiano. Curiosa la scelta di non inserire nemmeno l’intervista doppia agli storici autori, gli SPoster by Intini o soprattutto la PK MAIL; sarebbe stato carino almeno riproporre qualche irriverente scambio di domande e risposte avuto tra il pubblico italiano e il nuovo Pk Team, con la speranza di ottenere il coinvolgimento dei lettori americani.

In realtà, il pubblico oltreoceano sta attualmente seguendo le storie di un altro super-papero Disney a noi noto: Darkwing Duck, il terrore che svolazzava nella notte sugli schermi delle nostre televisioni degli anni ’90. L’eroe di St. Canard si è meritato infatti ben due testate, riprendendo la storia della serie a cartoni animati ormai conclusa da anni. La prima, edita da BOOM! Studios dal 2010 al 2011 per mano di Aaron Sparrow, Ian Bill e James Silvani, iniziò con una run di 4 numeri dal titolo The Duck Knight Returns (quale migliore omaggio della storica serie di Miller su Batman?) per concludere poi con il diciottesimo numero, gran finale del crossover con i personaggi di Duck Tales. La seconda testata inizia invece ad aprile 2016 sotto un nuovo editore: Joe Books Ltd.
Sparrow e Silvani, che avevano già lavorato alla precedente serie, tornano al lavoro con l’aiuto di alcune new entry come Andrew Dalhouse, Deron Bennett e Jesse Post, confezionando una nuova avventura per Drake Mallard iniziando dalla saga Orange is the New Purple (amanti delle serie Netflix avanti tutta!). Proprio come la protagonista del telefilm di Jenji Kohan, Darkwing si è ritrovato all’interno di una prigione, con la differenza che è stato l’arci-nemico Negaduck ad avergli teso una trappola, rinchiudendolo nel nuovissimo Penitenziario di Massima Sicurezza per i Criminali Furbi. (a qualcuno viene in mente per caso il videogame Batman Arkham Asylum?).

Il prossimo appuntamento per il pubblico americano è tra un mese con il numero 5 di Darkwing Duck, ma soprattutto con il numero… UNO di Duck Avenger dal titolo When Blow the Winds of Time?, al cui interno verrà pubblicata la versione tradotta de Il Vento del Tempo, introducendo il personaggio del Razziatore come The Red Raider. Seppur IDW abbia rispettato la numerazione di Evroniani per la sua prima uscita (a differenza di PK Giant), la casa editrice non ripeterà la storica sequenza italiana di 0/2 e 0/3 (volendo essere pignoli anche con lo speciale ZEROBARRAUNO del 1998).

Speriamo che la testata porti a termine il leggendario ciclo delle Paperinik New Adventures, per poi proseguire con la cosiddetta New Era introdotta da Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio nel 2014 con Potere e Potenza, seguita da Gli Argini del Tempo, il Raggio Nero e il prossimo ciclo a puntate sul ritorno di Xadhoom!