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Il Punto su PK

Prospettiva ampia. La preferisco, specialmente quando parliamo di un prodotto come Pk, un fumetto che genera forti scossoni emotivi da ventisei anni. L’ultima volta che mi espressi in merito fu l’anno scorso, in un momento cruciale: tutto era stato messo di nuovo a repentaglio, molti disperavano, ma anche nell’ora più buia c’erano forze in gioco desiderose di ripescarne il relitto e rimetterlo in sesto.

Vediamo com’è andata, facendo una retrospettiva a volo d’uccello che parta da quel momento cruciale in cui avevamo lasciato il fumetto che diede inizio a questo posto.

Zona Franca (Sisti/Pastro). Come Una Leggendaria Notte Qualunque, anche questa storia è andata direttamente sul Topo, stavolta in due tempi. Il motivo era di permettere con questo escamotage di “evadere” dalla saga dei Galaxy Gate, che per ragioni logistiche andava pubblicata senza interruzioni nella sua testata dedicata. Trucco comprensibile per tirare fiato e donare fiducia ai lettori in un momento difficile. In una cinquantina di tavole Sisti torna a farci assaporare il suo punto di vista su Pk, prendendo lore e mitologie pregresse, ma costruendoci sopra un’idea nuova e sfiziosa: che in uno spazio fisico in cui è avvenuta una riscrittura della timeline ci possa essere margine per agire inosservati. E c’è altro: tanto per cominciare, due etti di Angus Fangus, un personaggio che Sisti “sente dentro” e che torna quindi ad essere usato in grande stile. Poi c’è Mary Ann Flagstarr, che dopo ventidue anni di inspiegabile assenza viene riaggiunta al cast disneyano, come se niente fosse. E in modo parimenti naturale, Sisti dispone nell’intreccio persino John Konnery e Axel Alpha, i personaggi creati da Artibani per il crossover con Doubleduck, aggiungendo a loro Velena Thorne, una new entry utile ad avvalorare la teoria del consiglio dei tre, espressa da Sisti proprio in un botta e risposta del Sollazzo molti anni fa. Un approccio a 360° che non dimentica niente, usando ogni strumento a disposizione per costruire in tutte le direzioni. Il lavoro di Pastro per reggere tutto questo in circa una cinquantina di tavole è enorme, e i personaggi risultano simpatici ed espressivi. Forse ci voleva qualche pagina in più e un po’ di azione in meno, dato che qua e là il ritmo risulta concitato, e di certo non penso che il pezzo forte della storia sia il robottone, che secondo me contribuisce ad alimentare uno stereotipo un po’ fuorviante sulla natura della serie. Ma al netto di tutto… Zona Franca è un atto di amore, e questo vince su tutto.

Una Nota su Cofanetti e Affini

Una Leggendaria Notte Qualunque e Zona Franca rappresentano ad oggi una piccola anomalia nel cammino seriale di Pk. Sarebbe bello vederle raccolte e immesse nel corretto flusso cronologico/editoriale di Pk. Ma dove? Entrambe hanno l’inconfondibile logo di PKNE con gli elettroni ma non hanno trovato spazio nel cofanetto definitivo uscito l’anno scorso, il che è spiacevole perché, logo a parte, costituivano una naturale prosecuzione di molte trame iniziate proprio in quel periodo. Avrebbero potuto essere inserite allora nel cofanetto speciale dedicato alle storie affini a PKNE, ma anche questo non è successo perché affianco ai più che giusti Timecrime e Pk Tube sono stati inseriti al loro posto due albi che non c’entravano niente. Nel futuro cofano dei Galaxy Gate chiaramente non potranno stare. Rimarrebbe l’ipotetico e futurissimo cofanetto con la nuova run di Sisti che potrebbe ospitarle, magari collocandole appena prima del Ragno d’Oro. Parlandone con lo stesso Sisti a Portogruaro sabato scorso è emerso che la collocazione cronologica ideale a questo punto potrebbe diventare quella. Ma si avrebbero comunque dei controsensi: il logo di PKNE fuori tempo massimo? Due storie apparse sul Topo e quindi ristampabili come Deluxe o Extra… inserite nel corpus di Topolino Fuoriserie? Narrativamente sarebbe ok, come sarebbe ok anche estendere il logo PKNE anche a tutte le storie del Fuoriserie, o inventarsene uno nuovo dato che un loro marchio specifico non ce l’hanno. Ma editorialmente?

Mi rendo conto che a prima vista queste possono risultare elucubrazioni teoriche e sterili, ma a ben vedere avere una buona consapevolezza di cosa sia stato prodotto, del suo significato e della sua collezionabilità può solo aiutare. Di recente su questo fronte è stato commesso un errore a mio avviso molto grave. La testata PK Giant si era riproposta nel 2014 di ristampare il corpus pikappico ma nel corso degli anni era andata incontro a errori di valutazione e sventure di ogni tipo che ne avevano provocato il decadimento e infine la chiusura. Per una questione di correttezza era stata però riaperta, col proposito di arrivare fino in fondo, anche a costo di andare in perdita. Era stato un gesto rispettoso per gli aquirenti, e anche lungimirante visto che le storie attuali poggiano proprio su questo materiale. Alla fine del percorso ci si era arrivati con molta fatica, tanto che verso la fine erano stati prodotti addirittura dei volumi speciali con le storie brevi per esser sicuri di non lasciare indietro nemmeno una pagina di fumetto. Se non fosse che proprio nell’ultimo volume, nel cui editoriale si sottolineava questo proposito completista, è saltata una Angus Tales. Storia che in origine era stata pubblicata un po’ distanziata rispetto alle altre della stessa serie e che quindi ci si aspettava potesse farne le spese, finendo nel dimenticatoio. Però, suvvia, sarebbe bastato un rapido controllo per notarla. Invece così siamo punto e a capo, il lavoro di ristampa non è finito, è uscito un volume che afferma cose non vere e il materiale rimasto fuori non è sufficiente a giustificare l’uscita di un altro. Davvero un peccato.

Obsidian (Gagnor/Pastro). Tornando alla dolorosa saga dei Galaxy Gate, abbiamo qui il ritorno del suo originario “showrunner” dopo la parentesi Sisti, per quello che è un tentativo di rimettersi in pista dopo i primi sfortunati numeri. Per quanto venga mantenuta quella “roboanza”, che investe anche il titolo e che a mio parere ci porta lontani da quello che è il “vero” senso di Pk, questo Gagnor “dopo la tempesta” si riesce a leggere con maggior serenità. Racconta meno, lo fa meglio e contiene qua e là anche qualche nota di rassegnazione per la sfortuna che hanno avuto i suoi personaggi. E’ la storia di un “colpo grosso” a tema spaziale, in cui i personaggi uno dopo l’altro cadono come mosche, e questo schema narrativo in genere funziona. Pastrovicchio fa il resto, e riesce a rendere chiare le scene, in un modo che dopo la performance di Lavoradori e Vian sembrava ormai impossibile. Si segnala anche una colorazione molto elaborata, che però – sarò onesto – qua e là eccede, lasciando che ombre, sfumature e altri effetti speciali abbiano la meglio sulla decifrabilità del disegno. Potrebbe essere solo un’impressione mia però, dato che altrove questi colori sono stati molto apprezzati.

I Giorni di PK (Gagnor-Sisti/Mangiatordi). E qui c’è ben poco che si possa dire. Il finale a quattro mani è anche l’albo in cui due approcci opposti a PK “dialogano” tra loro. La prima parte è palesemente in stile Gagnor, la seconda in stile Sisti. La prima cerca con immense difficoltà di dare un tono epico a una vicenda che non è partita da buone basi, che si è sviluppata molto male e che è drammaticamente naufragata, dopo il maldestro tentativo di raccontare le origini di Evron. La seconda parte ci ride sopra, cancellando gli ultimi due anni con un colpo di spugna, riportando tutto sui binari classici e divertendosi addirittura a rattoppare le incongruenze a cui erano legate le polemiche iniziali. Metafumetto puro. Si può essere tristi e arrabbiati per questo, oppure si può essere felici di vedere Pk riappropriarsi del proprio linguaggio, dopo due anni di travaglio. Ma al netto dell’ovvio massacro a cui l’opera Pk è andata incontro a partire dal 2019, un albo così non lo si può valutare né bene né male, perché è una storia inscindibile dal suo contesto autoriale. Al massimo lo si potrà studiare negli anni, perché un’anomalia editoriale del genere è a dir poco degna di interesse. Per fortuna è finita.

La Danza del Ragno D’Oro (Sisti/Mottura). Impressionante pensare come tutto conduca qui. Dopo che negli ultimi vent’anni abbiamo avuto scossoni editoriali di ogni tipo, ripartenze, pause, reboot, cambi di registro, cambi di formato, cambi di destinazione, eccoci tornati a casa. Con Paperino alla torre, con il simpatico Uno, avventure nuove di zecca e l’arguta penna di Alessandro Sisti a raccontarcele. Non sembra nemmeno possibile, è come se gli ultimi due decenni fossero stati il giro lungo per arrivare qui. La visione di Sisti è chiara: fare di Pk non una parentesi narrativa, non una versione parallela del personaggio, non un grumo male amalgamato nel mondo Disney, non un “problema”: Uno e la torre stanno lì a Paperopoli, pronti per reclutare Paperinik alla bisogna, e proiettarlo verso una girandola di avventure sempre nuove e sempre diverse. A patto, però, che siano raccontate in un certo modo.

Togliamoci prima di tutto il pensiero di dire che, ebbene sì, ancora una volta si avverte un po’ di compressione qua e là. Quarantaquattro tavole sono poche, e molte sequenze avrebbero avuto bisogno di più respiro, specialmente quelle d’azione o alcuni cambi di scena relativi alla realtà magica del ragno d’oro. Comprensibile tutto, comprensibili le difficoltà, l’epoca, la crisi della carta, ma un po’ di decompressione in più per il futuro può solo fare bene, anche a costo di diminuire gli eventi narrati, se proprio un aumento della foliazione non è possibile. Di contro, Paolo Mottura ha fatto un buon lavoro, dando dinamismo ma anche chiarezza alle tavole, e divertendosi come un matto a far saltare qua e là il buon Paperino.

Già, Paperino, 44 tavole finiscono in fretta

Detto questo, una storia del genere è figlia di un ragionamento su Pk che più giusto non si può. Questo per diverse ragioni: tanto per cominciare, è una storia nuova. Non è nuova per modo di dire, parla proprio di un argomento nuovo, apre un filone nuovo e quindi restituisce freschezza alla saga. Pur essendo nuova attinge a piene mani, però, a elementi della mitologia di Pk che erano stati messi là tanto tempo fa e usati poco: le correnti energetiche che avvolgono il pianeta e le loro implicazioni mistiche. E soprattutto coinvolge Xadhoom, la cui resurrezione avvenuta per motivi puramente celebrativi ai tempi di PKNE, aveva causato alla saga un nuovo vicolo cieco narrativo, che si spera ora possa essere risolto. Altra cosa importante è che questo filone nuovo, per la prima volta dopo tanto tempo, evade dalla solita iconografia associata a Pk: niente alieni, robottoni, superarmi spaziali, e mostri ipertrofici. Qualcosa c’è, ma non è il punto. Il titolo stesso sembra anticipare questa fuga dagli stereotipi, e preferisce rimanere enigmatico e descrittivo. Sisti sembra tenere a ricordarci che Pk è più che altro un linguaggio, un modo di pensare e di intendere le avventure Disney. Forse si perderà un po’ di pathos e di drammaticità, ma ne stiamo guadagnando sotto altri fronti. Quello della leggerezza, per esempio: Paperino che sparlotta insieme a Uno dei nuovi inquilini della torre restituisce un sapore unico, un umorismo di cui si sentiva la mancanza. E anche della profondità: Sisti è pur sempre quello de Le Parti e il Tutto, è quello del germe del proprio contrario, concetti grossi ma anche fini. Vederlo mettere sul tavolo considerazioni metafisiche sulla natura stessa della realtà mette l’acquolina in bocca. C’è margine per mettere in campo in futuro cose davvero molto interessanti, ricordando al lettore che alla base di Pk c’è il desiderio di raccontare cose folli sì, ma sempre all’interno del cosiddetto “plausible impossible”.

Plausible impossible
Plausible impossible

Penso che una volta portata a termine la meritoria opera artibanica che ha a tutti gli effetti salvato la continuity di Pk affrontando i fantasmi che l’avevano bloccato nel 2002, il next step più sensato da compiere fosse questo qui. Uno status quo stabile e a basso rischio, che permetta però alla sua anima più garbata e raffinata di continuare a esprimersi, dando a tutti una lezione di ottimo fumetto disneyano. 

Recensioni

PK – Cronaca di un Ritorno

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Non si può parlare di Cronaca di un Ritorno senza considerare l’idea editoriale che ne è alla base: riportare Xadhoom nelle avventure del vecchio mantello.
Faccio parte dello schieramento contrario per principio alla cosa. Non solo perché resuscitare gente morta è sempre un po’ un’idea pacchiana, se non è supportata dall’origine da meccanismi appositi in-world (non è questo il caso) e non solo perché invalidare il sacrificio di Xado ne sottrae la potenza, per quanto quelle pagine rimangano indelebili, ma soprattutto perché semplicemente la storia di Xadhoom era finita. Conclusa, in modo ottimo, e con tanto di epilogo. Il fumetto Disney è un mondo in cui la parola fine preclude solo alla prossima avventura, ma PKNA era diventato grande anche perché ci aveva raccontato, non una storia, ma LA storia e le storie prima o poi devono compiere il loro arco e finire.

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Da qui la mia appartenenza ad un altro schieramento. Di quelli che va bene, storcono il naso ma sanno come funziona il gioco e dunque accettano la cosa. Ma si montano le aspettative. E si aspettano un certo tipo di storia, magari epica, magari introspettiva, che non solo dia un senso alla rinascita – che è il minimo – ma che ci faccia capire che ne è valsa la pena. Magari replicando il mood di Sotto un Nuovo Sole, regalandoci emozioni forti.

Sisti ha scelto invece di partire da presupposti diversi: le emozioni forti le lascia agli evroniani (ed in questo caso direi che è vero in tutti i sensi) mentre il focus su Xadhoom c’è ma è relativo. Qui si riapre la sua storia, ma si demanda alla storie future la definizione di una nuova raison d’être. Il che ci rassicura sul fatto che Sisti sappia dove andare a parare, ma ci lascia anche un po’ a bocca asciutta.

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Eppure, nonostante le premesse di cui sopra, non posso dirmi scontento. Ho letto innanzitutto un’ottima AVVENTURA di Pikappa: ed anche se al sottoscritto delle beghe degli alienazzi in sè interessa poco, c’era sul piatto un bel po’ di carne al fuoco con cui saziarmi. Intanto c’è il worldbuilding, che Sisti mette in tavola grazie allo stratagemma dello sciame (che invero preoccupa un po’ nel suo aprire la porta ad infiniti e convenienti Imperi – altra storia finita!). Ma soprattutto abbiamo una maggiore orizzontalità: ci si riallaccia alla trama di Moldrock, rivediamo sia le peripezie del cast classico, sia le vicende di quello fisso di Pk. Ritroviamo personaggi in panchina ma pur sempre impegnati nelle loro attività, cosa che rende l’universo narrativo ancora più vivo ed interessante.

Altro punto a favore, a proposito di cast, lo fa la simpatica truppa evroniana: Sisti ci si destreggia benissimo, mostrandoli buffi e perfino simpatetici, salvo poi ribadirci la loro vera e pericolosa natura, in modo da renderli minacce sempre credibili per il lettore. E per Paperinik, cui spetta indubbiamente la parte del leone. In netta antitesi con il ruolo non solo passivo ma quasi “automatico” che aveva negli Argini del Tempo, qui Pk è fautore della propria sorte come non mai, in una delle interpretazioni migliori degli ultimi anni per il personaggio. Dove per personaggio s’intende Donald Duck: a chi ogni tanto obietta che quello non è il “solito” Paperino si potrà rinfacciare (anche) questa storia, dove infatti troviamo un Pk paperinissimo nell’agire testardamente di testa sua, gabbare gli evroniani, sparare balle a più riprese e sbagliare alleanze e scelte.

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E non è finita qui, perché come si diceva le emozioni ci sono, ma sono a sorpresa. Più sottili nel risveglio di Xadhoom, dove vengono delegate all’espressiva matita di Sciarrone ed alla mimica facciale di una Xado sperduta e spaventata, più decise nell’inaspettato sacrificio di Porphilioon e… decisamente nascoste altrove, con parallelismi per i soli pkers. Non parlo solo della tavola finale, ma anche dell’inaspettata correlazione tra Porphilioon e Xadhoom, che serve sia a rendere ancora più simpatico l’evroniano, sia a ricordare un aspetto un po’ negletto ma personalmente apprezzatissimo della mitologia pikappica: la problematica della natura degli xerbiani e della loro incompatibilità con Occhibelli. E’ solo un accenno, intendiamoci, ma un bellissimo accenno, sottile ma pregno e mi ha EMOZIONATO. E direi che da una storia a fumetti non posso chiedere altro.

Insomma sì, sono uno facile. Datemi i FEELZ, bei personaggi, bella recitazione, un pizzico di worldbuilding e sarò vostro. Questo non toglie che abbia trovato alcune parti… diciamo perfettibili, specialmente nell’ultimo episodio. Un finale che, trovandosi a gestire l’improbo compito di chiudere sia la battaglia con gli alieni che le altre sottotrame, risulta un po’ veloce e/o sacrificato in alcuni aspetti.

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Intanto, feelz sì ma non troppo. Come detto, non erano dove li si aspettava, ma c’erano. Sisti non doveva nulla su quel fronte, però forse il congedo tra Pikappa e Xadhoom avrebbe meritato qualcosa in più, perché per quanto il papero sia ottimista non può escludere che Xadhoom non stia andando di nuovo a morire. E se anche aveva accettato la sua decisione la prima volta e lo avrebbe sicuramente fatto una seconda, sarebbe stato quantomeno bello *vedere* i due che si lasciano, perché sono due persone che hanno un rapporto e l’omissione danneggia questa credibilità. Non pretendevo (nè volevo!) certo le lacrimone, ma il passaggio repentino da una vignetta all’altra un po’ strania.

Altro punto sacrificato riguarda il citato cast paperolese. Ok, i nipotini non sono fondamentali e possiamo immaginare benissimo come sia finita la loro sottotrama, ma avere un minimo di closure ci avrebbe appunto convinti che si trattava di una effettiva storyline e non di una sbirciatina al sottobosco di Paperopoli.

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Lo stesso dicasi di Hicks. Trovo molto bella l’impostazione del suo rapporto con Pk, il sorrisone finale con il ribaltamento della solita battuta su Uno, però forse il personaggio avrebbe meritato qualcosa di più definito nel suo percorso “altruista”, che già nasceva piuttosto randomicamente nel Raggio Nero e di cui ci viene sempre detto qualcosa, senza che ci venga effettivamente *mostrato*. Qui ci viene fatto vedere qualche elemento in più ed è bello, ma la cosa finisce un po’ nel nulla ed anzi soffre l’inserimento della fase propedeutica alla trama (con Sergione che manda i caccia nello spazio) che non si amalgama in modo naturalissimo col resto. Peccato.

E poi si potrebbe dire che anche la tavola finale è veloce. Sarebbe vero, tuttavia credo che questa considerazione lasci il passo ad una più grande. Non tanto la citazione o la scena in sé, ma la concezione che c’è dietro. Un finale che ci riporta alle origini, ma a mio parere opposto a quello degli Argini del Tempo in cui tutto tornava “come prima” e basta: qui si sfrutta una situazione iconica e già vista per aprire nuovi scenari ed una nuova storia, tutta da raccontare. E finalmente, tra la riapertura di Pk, quella dei viaggi nel tempo, l’introduzione di Moldrock ed il recupero di Xadhoom, la Paperinik New Era ha finito di prepararsi il terreno e può iniziare a raccontarci la sua storia, senza ansie da prestazione di sorta.

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L'Osservatorio

Pk raggiunge i Super-paperi Disney nel Nuovo Mondo

USA, Agosto 2016: PKNA (Paperinik New Adventures per gli infedeli) tocca il suolo americano, nella sua incarnazione più pura. Purtroppo Pikappa aveva già viaggiato nel Nuovo Mondo in passato, dimenticando “a casa” il suo vero io: Paperinik. Infatti già nel 2000 il personaggio creato originariamente da Penna, Martina & Carpi era stato privato del suo glorioso passato nella storia The Secret Origin of the Duck Avenger su Disney Adventures, dove Paperino combatteva contro gli Zondarriani (un rip-off degli Evroniani) guidato da Pico De Paperis e dall’ape Spike.
Se conoscete la storia vi ricorderete invece del nostrano reboot PK – Pikappa (Frittole per i veri intenditori) nell’agosto del 2002: come per The Secret origin… il marinaretto non è mai diventato Paperinik, trovandosi a vivere le avventure da super-eroe per caso, aiutato da Uno e reclutato nei Guardiani della Galassia. Ma forse è meglio non continuare con questo racconto. Fatto sta che fu questa barbarica trasposizione ad essere esportata oltreoceano nel 2009 in digitale su Comixology sotto il nome di Super Duck, e non quella classica di fine anni ’90 a cui eravamo tanto affezionati.

Ma la storia ha orrore dei paradossi (come recitava Raziel nella saga videoludica Legacy of Kain), e probabilmente il Razziatore ci ha salvati in corner nel 2015. Fu infatti a settembre dello scorso anno che uscì sui numeri 5 e 6 della testata Donald Duck (edita da IDW) la storia del 1969 che narra le vere origini del pikappero mascherato: Paperinik il diabolico vendicatore.
The Diabolical Duck Avenger ebbe un seguito, poiché a giugno 2016 venne pubblicata sui numeri 14 e 15 della stessa testata la storia Paperinik alla riscossa del 1970 di Martina e Scarpa.

Proprio alla fine di Revenge of the Duck Avenger apparve una didascalia molto importante:

Quasi come 20 anni fa, grazie alle prime pubblicità su Topolino, ora anche i lettori americani si preparano ad essere catapultati in un universo pieno di alieni succhia-emozioni e pirati temporali grazie alla neonata testata attualmente in distribuzione: DUCK AVENGER.

Finalmente PKNA entra a testa alta nel mercato fumettistico USA proponendo al pubblico lo storico Evroniani di Sisti, Sisto e Lavoradori. Rispettando la numerazione originale, per ora, la prima uscita è infatti la “ISSUE ZERO” come ai tempi per noi fu il #0. Evronians e i numeri che seguiranno, sono stati minuziosamente tradotti da Jonathan H. Gray, che ha dovuto inoltre trasformare, in alcuni casi radicalmente, alcune nostre vecchie conoscenze introdotte con PKNA. Per esempio la telenovela Patemi diventa Anxieties, Lyla Lay cambia il suo cognome in Lee, mentre Angus Fangus rimane fedele a sé stesso, anche se perde la sua classica risata. Nota di merito per il simpatico omaggio a New Adventures grazie all’arma 87-BIS dello scudo Extransformer che muta in Weapon PKNA-00.

Sempre parlando di armi, vi segnaliamo inoltre che Paperinik cita curiosamente Fantomallard (per noi Fantomius) come proprietario dei suoi “soliti trucchi“, quando rimane sbalordito dal confronto con la nuova tecnologia Ducklair. Probabilmente tale scelta è dettata dal fatto che il pubblico americano, come precedentemente accennato, ha fruito solamente delle prime due storie di Paperinik, nelle quali utilizza l’equipaggiamento del ladro gentiluomo, e non l’armamentario che costruirà ad-hoc Archimede Pitagorico in seguito.

L’albo di 72 pagine eredita dalla recente ristampa nostrana PK Giant 3K non solo le nuove copertine, ma anche una piccola parte dei nuovi contenuti extra, dimenticabili in confronto agli approfondimenti storici come i PK Files, Project o Techno Room. In questo caso, ci viene riproposta la traduzione dell’approfondimento “Si fa presto a dire Evroniani…” apparso in chiusura del numero 1 italiano. Curiosa la scelta di non inserire nemmeno l’intervista doppia agli storici autori, gli SPoster by Intini o soprattutto la PK MAIL; sarebbe stato carino almeno riproporre qualche irriverente scambio di domande e risposte avuto tra il pubblico italiano e il nuovo Pk Team, con la speranza di ottenere il coinvolgimento dei lettori americani.

In realtà, il pubblico oltreoceano sta attualmente seguendo le storie di un altro super-papero Disney a noi noto: Darkwing Duck, il terrore che svolazzava nella notte sugli schermi delle nostre televisioni degli anni ’90. L’eroe di St. Canard si è meritato infatti ben due testate, riprendendo la storia della serie a cartoni animati ormai conclusa da anni. La prima, edita da BOOM! Studios dal 2010 al 2011 per mano di Aaron Sparrow, Ian Bill e James Silvani, iniziò con una run di 4 numeri dal titolo The Duck Knight Returns (quale migliore omaggio della storica serie di Miller su Batman?) per concludere poi con il diciottesimo numero, gran finale del crossover con i personaggi di Duck Tales. La seconda testata inizia invece ad aprile 2016 sotto un nuovo editore: Joe Books Ltd.
Sparrow e Silvani, che avevano già lavorato alla precedente serie, tornano al lavoro con l’aiuto di alcune new entry come Andrew Dalhouse, Deron Bennett e Jesse Post, confezionando una nuova avventura per Drake Mallard iniziando dalla saga Orange is the New Purple (amanti delle serie Netflix avanti tutta!). Proprio come la protagonista del telefilm di Jenji Kohan, Darkwing si è ritrovato all’interno di una prigione, con la differenza che è stato l’arci-nemico Negaduck ad avergli teso una trappola, rinchiudendolo nel nuovissimo Penitenziario di Massima Sicurezza per i Criminali Furbi. (a qualcuno viene in mente per caso il videogame Batman Arkham Asylum?).

Il prossimo appuntamento per il pubblico americano è tra un mese con il numero 5 di Darkwing Duck, ma soprattutto con il numero… UNO di Duck Avenger dal titolo When Blow the Winds of Time?, al cui interno verrà pubblicata la versione tradotta de Il Vento del Tempo, introducendo il personaggio del Razziatore come The Red Raider. Seppur IDW abbia rispettato la numerazione di Evroniani per la sua prima uscita (a differenza di PK Giant), la casa editrice non ripeterà la storica sequenza italiana di 0/2 e 0/3 (volendo essere pignoli anche con lo speciale ZEROBARRAUNO del 1998).

Speriamo che la testata porti a termine il leggendario ciclo delle Paperinik New Adventures, per poi proseguire con la cosiddetta New Era introdotta da Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio nel 2014 con Potere e Potenza, seguita da Gli Argini del Tempo, il Raggio Nero e il prossimo ciclo a puntate sul ritorno di Xadhoom!