Archives

Botta e Risposta

PK – La Danza del Ragno d’Oro

Oggi vogliamo finalmente tornare a onorare le antiche tradizioni pikappiche. Dopotutto Il Ragno d’Oro ci è piaciuto, ed è stato un po’ come tornare a casa dopo tanto tempo. E così rieccoci di nuovo: autori e lettori, passioni e ossessioni, risposte ironiche e tecno-bubbole improvvisate sul momento, segreti e misteri svelati a grappoli. Insomma, è il momento di rispolverare il caro vecchio Botta e Risposta, da tanto, troppo tempo rimasto in letargo.

Abbiamo raccolto un po’ di domande captate qua e là fra gli utenti del Sollazzo nella nostra rete Telegram e le abbiamo proposte a Lui, Colui che tesse la tela del Ragno d’Oro e le trame del pikappero dal 1996, il Soave Alessandro Sisti.

Il risultato, come sempre, è da leccarsi i baffi. Buona lettura!

Sollazzo: Con “La Danza del Ragno d’Oro” viene introdotta una nuova minaccia che si può inserire nel filone “mistico” aperto proprio da te 22 anni fa in PKNA #38, “Nella Nebbia”, che si sa peraltro essere una delle trame da te proposte fin dal principio. Il filo tra l’avventura del 2000 e quella di oggi sembra tessuto anche dalla presenza sul finale dei monaci di Dhasam-Bul; dello stregone Ahrimadz invece non c’è traccia (finora…?). Che ci puoi dire della Soave Signora e dei suoi accoliti, senza spoilerarci nulla? Chi sono, da dove vengono? C’entrano qualcosa le potenti creature extra-dimensionali che cercavano di sconfinare in “Nella Nebbia”? E poi, si tratta di un’idea nata già ai tempi di PKNA come possibile seguito di PKNA #38, o più recentemente? 

Alessandro: Già, già, proprio così! Eh, non c’è più la mezza stagione… Sto tergiversando, perché della Soave Signora e del suo corpo di ballo non si può parlare senza svelare più del dovuto. Colpa mia, perché finora non ne ho detto praticamente niente e dunque qualsiasi cosa è già troppo. Vediamo quanto riesco ad aggiungere senza rovinarvi il piacere dell’attesa.

Personalmente aspetterei ad ascrivere il Ragno d’Oro al filone mistico. Il povero Ahrimadz (ho sempre pensato che avesse un po’ di ragione) la troverebbe un’affiliazione assolutamente indebita. Comunque lui non c’entra con gli allegri danzatori, anche se non è escluso che la sua strada e quella della Signora finiscano per incrociarsi. Sono troppo vago? È inevitabile, dato che appunto per portare avanti questa trama sto cercando di ridefinire il concetto di realtà e tutti i grandi quesiti esistenziali che comporta. Per citare Woody Allen “Chi siamo? Dove andiamo? Chi ha ordinato le scaloppine”? L’unico fatto assodato è che la nuova minaccia non risale ai tempi di PKNA ed è nata appositamente per l’attuale stagione pikappica. È uno spunto che avevo in mente e  quando i PKers, nel corso di svariate dirette e interviste (l’ho chiesto e magari c’è qualcuno che si ricorda d’avermi risposto), hanno dichiarato di desiderare storie che pur senza abbandonare il canone, proponessero delle novità, mi sono sentito autorizzato a svilupparlo. 

Sollazzo: Xadhoom e il nuovo “status quo”. La xerbiana mutante è ora sulla Terra, alla ricerca di un po’ di conforto dopo aver perso il suo popolo per la seconda volta. Questo ci dà l’opportunità di conoscerne nuovi aspetti (wow, i “fiumi di energia”!) e di vederla nell’inedito ruolo di paladina riconosciuta del pianeta accanto a PK, non potendo ora concentrare la sua vendetta su nessuno. Cosa ci dici di questa “nuova” Xadhoom? Cosa le prospetta il futuro? Quali altri lati di lei emergeranno? E quanto ancora lei, e noi, dovremo attendere prima di sapere cosa diamine sia successo agli xerbiani? Dici che ce la facciamo questa volta ad arrivare finalmente ad un bel traguardo per la sua storyline, in modo da non depotenziare in alcun modo il lirismo di “Sotto un Nuovo Sole”? (Ti prego, dicci di sì…)

Alessandro: Iniziamo dalla domanda sugli aspetti inediti dell’indole di Occhibelli: in effetti ciò che dovremmo chiederci è se averla per vicina di casa ci aiuterà a capirla meglio. Anche se la conosciamo da un pezzo, finora le contingenze ci hanno mostrato solo alcuni lati della sua personalità e giudicare una persona da come fa alla griglia i suoi nemici o da come porta giù la spazzatura non giunge per forza agli stessi risultati! La “nuova” Xadhoom in realtà è quella di sempre, incredibilmente intelligente e gloriosamente potente, ma soprattutto (ci avevate fatto caso?) spaventosamente emotiva. Tutto ciò che fa è dominato dalla passione, l’abbiamo vista odiare (gli evroniani) al limite della follia, per poi compiere un sacrificio più che estremo per amore della sua gente e l’ultima svolta della situazione l’ha lasciata col morale sotto i tacchi. Dunque non c’è dubbio che ovunque il futuro la porterà, sarà sull’onda delle sue incontenibili emozioni.  

Arriveremo finalmente a un bel traguardo per la sua storyline? Perché “finalmente”? Siete ansiosi di togliervela dai piedi? In ogni caso c’è un destino che l’attende e stavolta sì, è qualcosa che, insieme alla sua resurrezione, avevo già in mente mentre sceneggiavo “Sotto un nuovo sole”. Se sarà degno di quella – temporanea e illusoria – conclusione, sarete voi a dirlo. Per parte mia credo che sia così che la sua parabola debba chiudersi e almeno nella mia visione, non sarà un epilogo in tono minore. Tanto che mi chiedo se mi sarà permesso narrarlo… Altrimenti ve lo racconterò sottovoce davanti a un aperitivo.

Che fine hanno fatto gli xerbiani? Allarme spoiler: mi hanno mandato una cartolina da Bogliasco. 

Sollazzo: Ora che l’esistenza di Xadhoom è di dominio pubblico, qualche nodo di PKNA potrebbe venire al pettine. Come reagirà Mary Ann Flagstarr, che ha già avuto a che fare con lei? E il generale Westcock? E soprattutto, Angus Fangus ha riconosciuto in lei la “dottoressa Xado” che invitò ad una cena galante – per quanto subito bruscamente interrotta – in PKNA #28 “Metamorfosi”? Magari stavolta riusciranno ad arrivare al dessert? O si limiteranno al bicarbonato?

Alessandro: Qui siamo ai fili pendenti, che però non sempre sono stato io a lasciare in sospeso. Di certo ne riprenderò alcuni, ma rispetto a quelli elencati penso ce ne siano di più pressanti, poiché possono trasformarsi in altrettanti problemi per il papero mascherato. I rapporti fra Xadhoom e chi già l’ha incontrata sono parte della realtà di fondo della saga, nondimeno per l’avvenire vorrei che le imprese di Pikappa – per inciso, a me è sempre piaciuto scriverlo così – non si riducessero a un continuo guardarsi indietro. Il nostro eroe ha un grande futuro dietro le spalle (citando stavolta Vittorio Gassman), ma davanti ce n’è di più. Fino al 23° secolo e oltre.

Sollazzo: Dunque, gli xerbiani sono tornati in pista con una sottotrama a loro dedicata. Uno xerbiano particolarmente sfortunato è Xarion, superstite apparso nello Speciale 99 “La Fine del Mondo” e subito scomparso in un viaggio verso una nave di Xerba in orbita attorno a Saturno per recuperare dati sui punti deboli della flotta evroniana. Sarà stato catturato dai reduci di Evron? Oppure si è riunito “offscreen” con il suo popolo liberato dopo la fine della Trilogia, condividendone il destino? O magari, a sorpresa, il suo restare lontano dal suo popolo gli ha permesso di scampare a qualunque misterioso fato abbia colpito gli altri xerbiani, al punto che potrebbe rivelarsi fondamentale in una storia futura per aiutare Xadhoom a risolvere l’enigma?

Alessandro: V. la risposta precedente. Comunque (allarme spoiler bis) Xarion mi ha mandato una cartolina da Lignano Sabbiadoro, con scritto “Sai mica dove sono tutti gli altri”?

Sollazzo: Dunia Voyda. Imprenditrice visionaria e nuovo comprimario, sembra destinata a tornare. Un Everett Ducklair al femminile, viene definita. Ci dici di più su questo personaggio e la sua genesi? Che dobbiamo aspettarci da lei? Che costruisca armi contro la sua volontà e abbia figli ibernati in cantina?

Alessandro: No, in cantina Dunia iberna i fidanzati che non le piacciono più (quindi occhio, se pensavate di chiederle d’uscire) e va anche detto che quando ho creato Everett, ignoravo che fosse un alieno. È stata una sorpresa, perché personalmente ritengo che nelle pieghe e nelle contraddizioni dell’animo dei paperi del nostro pianeta – nonché degli umani e di qualsiasi altra forma di vita più o meno intelligente – ci sia materiale narrativo a sufficienza. Dunia Voyda nasce dalla necessità d’avere in scena qualcuno curioso dei segreti di Pikappa, in grado di capirli e con una volontà indipendente che può generare guai. È destinata a tornare e a restare, perché della sua personalità ancora non abbiamo visto nulla. E come per tutti i protagonisti del mondo pikappico, si tratta d’una personalità che sotto alle apparenze ha parecchi altri strati.

Sollazzo: Piccola deviazione dal Ragno d’Oro. Parliamo un attimo di Zona Franca, pubblicata sul Topo ad ottobre 2021. In questa storia ritroviamo, dopo 21 anni, Mary Ann Flagstarr, che nel frattempo ha fatto carriera ed è diventata Capitano. Forse è stata promossa anche per aver meritoriamente compiuto con successo la famigerata missione segreta di cui parlava l’agente PBI Malice Sturling in PK2 #5, magari addirittura in molto meno tempo dei 15 anni di missione originariamente previsti? Che le è successo nei restanti anni? La rivedremo incrociare la strada del vecchio mantello tarlato, magari appunto considerando il ritorno a sorpresa di Xadhoom?

Alessandro: Il territorio del capitano Flagstarr si sovrappone (in parte, lei nello spazio non ha giurisdizione) a quello di Pikappa, pertanto è più che probabile che tornino a incontrarsi. Perché è stata promossa? Perché se lo meritava, non siete d’accordo? È in gamba, tanto da risolvere molto più in fretta del previsto una missione teoricamente quindicennale. Quanto a quello che le è successo… be’, di tutto! Stiamo parlando di un’agente speciale della PBI e su personaggi del genere si scrivono intere serie, per cui proporrò al direttore Bertani uno spin-off. Si accettano prenotazioni.   

Sollazzo: Tra le due storie su Topolino del 2021, e “La Danza del Ragno d’Oro”, l’impressione è un po’ quella che si sia tornati ai tempi di PKNA: avventure autoconclusive seppure saldamente intrecciate alla continuity. Cosa è però diverso da quel periodo, oltre il numero di tavole a disposizione più risicato e l’assenza attuale di un vero team di sceneggiatori oltre te? Allora sappiamo che in redazione c’erano figure come Stenti, Sisto, Vitali e il direttore Cavaglione; quanto era importante il confronto con loro dal punto di vista delle trame e dello sviluppo “seriale” dei vari progetti? Chi teneva le “chiavi” della continuity e faceva sì che i vari sceneggiatori non se ne discostassero? Ora, invece, la direzione narrativa di PK è affidata esclusivamente a te o la discuti anche con altri?

Alessandro: Il bello di questo Botta & Risposta è che ciascuna domanda ne contiene in realtà a sufficienza per un’intervista completa. Allora:

Al presente Pikappa lo sto scrivendo io. Naturalmente discuto le mie idee con Alex Bertani e con Davide Catenacci, perché in ogni operazione creativa un confronto è fondamentale e perché così ho qualcuno cui dare la colpa di qualunque cosa non riuscisse ad accontentarvi. Io non l’avevo scritto così, me l’hanno cambiato loro! Ai vecchi tempi custodire le “chiavi” della continuity spettava alla redazione, infatti un mantra ricorrente era “Dove avete messo le chiavi?” “Sono lì, sulla scrivania di Stenti.” “No, quella è la chiavetta della macchina del caffè”!

Scherzi a parte, allora PKNA aveva assunto una dimensione collegiale, per cui l’interazione con il direttore, con i colleghi autori e con quelli della redazione era indispensabile per non perdere il controllo e organizzare le prospettive individuali in un insieme coerente. Confronto ad allora quindi è cambiato tutto… eppure in un certo senso per me non è cambiato nulla, poiché come nei giorni in cui sui primissimi numeri impostavo quello che sarebbe diventato un universo condiviso, racconto il “mio” Pikappa. Che è poi quanto in seguito hanno fatto tutti i compagni d’avventura, descrivendo ciò che accadeva al papero mascherato quando erano loro a guardare dalla sua parte.

La sensazione che si sia tornati a PKNA forse dipende dal fatto che io sono sempre lo stesso (un po’ invecchiato, ma quel papero no, lui è il mio ritratto di Dorian Gray) e che per quanto mi riguarda, le storie autoconclusive basate su un filo conduttore comune e “orizzontale” sono la formula adeguata a dare a chi legge qualcosa che lo soddisfi e nel contempo lo invogli a continuare. Se siete di parere diverso, consideratevi ufficialmente invitati a contraddirmi. Sapete che ne terrò conto. 

Sollazzo: Chiudiamo con un riferimento a quanto di più pikappico abbiamo trovato nel Ragno d’Oro: gli scambi e i battibecchi tra Paperino/PK e Uno. Poterne leggere di nuovi oggi ci ha fatto capire quanto ci siano mancati, e quanto queste interazioni siano stati parte fondamentale di ciò che rende Pk quello che è. Come è stato, per te, tornare a scrivere scambi tra questi due dopo 21 anni? E soprattutto: qual è, secondo te, allora come oggi, il cuore di PK?

Alessandro: Sono felice che abbiate gradito trovare di nuovo i battibecchi fra quei due. Non potevano mancare e scriverli per me è stato semplicemente come tornare alla Ducklair Tower ad ascoltarli, perché Uno e il suo socio biologico sono a loro volta sempre e immancabilmente loro. Crescono, scoprono altre cose, si rendono conto di mancarsi reciprocamente quando non si vedono e tuttavia non cambiano, perché sono personaggi veri e completi, insieme a tutti quelli che li circondano. Non sono “come li scrivo”, da qualche parte esistono e ve ne rendete conto anche voi, tant’è che più d’una volta, nel corso di questa conversazione, mi avete chiesto “cos’ha fatto il tale o il tal altro in tutto questo tempo”? Perché loro, anche se non li tenevamo d’occhio, sono andati avanti con le loro vite.

Il cuore di Pikappa è tutto qui.

Recensioni

Il Punto su PK

Prospettiva ampia. La preferisco, specialmente quando parliamo di un prodotto come Pk, un fumetto che genera forti scossoni emotivi da ventisei anni. L’ultima volta che mi espressi in merito fu l’anno scorso, in un momento cruciale: tutto era stato messo di nuovo a repentaglio, molti disperavano, ma anche nell’ora più buia c’erano forze in gioco desiderose di ripescarne il relitto e rimetterlo in sesto.

Vediamo com’è andata, facendo una retrospettiva a volo d’uccello che parta da quel momento cruciale in cui avevamo lasciato il fumetto che diede inizio a questo posto.

Zona Franca (Sisti/Pastro). Come Una Leggendaria Notte Qualunque, anche questa storia è andata direttamente sul Topo, stavolta in due tempi. Il motivo era di permettere con questo escamotage di “evadere” dalla saga dei Galaxy Gate, che per ragioni logistiche andava pubblicata senza interruzioni nella sua testata dedicata. Trucco comprensibile per tirare fiato e donare fiducia ai lettori in un momento difficile. In una cinquantina di tavole Sisti torna a farci assaporare il suo punto di vista su Pk, prendendo lore e mitologie pregresse, ma costruendoci sopra un’idea nuova e sfiziosa: che in uno spazio fisico in cui è avvenuta una riscrittura della timeline ci possa essere margine per agire inosservati. E c’è altro: tanto per cominciare, due etti di Angus Fangus, un personaggio che Sisti “sente dentro” e che torna quindi ad essere usato in grande stile. Poi c’è Mary Ann Flagstarr, che dopo ventidue anni di inspiegabile assenza viene riaggiunta al cast disneyano, come se niente fosse. E in modo parimenti naturale, Sisti dispone nell’intreccio persino John Konnery e Axel Alpha, i personaggi creati da Artibani per il crossover con Doubleduck, aggiungendo a loro Velena Thorne, una new entry utile ad avvalorare la teoria del consiglio dei tre, espressa da Sisti proprio in un botta e risposta del Sollazzo molti anni fa. Un approccio a 360° che non dimentica niente, usando ogni strumento a disposizione per costruire in tutte le direzioni. Il lavoro di Pastro per reggere tutto questo in circa una cinquantina di tavole è enorme, e i personaggi risultano simpatici ed espressivi. Forse ci voleva qualche pagina in più e un po’ di azione in meno, dato che qua e là il ritmo risulta concitato, e di certo non penso che il pezzo forte della storia sia il robottone, che secondo me contribuisce ad alimentare uno stereotipo un po’ fuorviante sulla natura della serie. Ma al netto di tutto… Zona Franca è un atto di amore, e questo vince su tutto.

Una Nota su Cofanetti e Affini

Una Leggendaria Notte Qualunque e Zona Franca rappresentano ad oggi una piccola anomalia nel cammino seriale di Pk. Sarebbe bello vederle raccolte e immesse nel corretto flusso cronologico/editoriale di Pk. Ma dove? Entrambe hanno l’inconfondibile logo di PKNE con gli elettroni ma non hanno trovato spazio nel cofanetto definitivo uscito l’anno scorso, il che è spiacevole perché, logo a parte, costituivano una naturale prosecuzione di molte trame iniziate proprio in quel periodo. Avrebbero potuto essere inserite allora nel cofanetto speciale dedicato alle storie affini a PKNE, ma anche questo non è successo perché affianco ai più che giusti Timecrime e Pk Tube sono stati inseriti al loro posto due albi che non c’entravano niente. Nel futuro cofano dei Galaxy Gate chiaramente non potranno stare. Rimarrebbe l’ipotetico e futurissimo cofanetto con la nuova run di Sisti che potrebbe ospitarle, magari collocandole appena prima del Ragno d’Oro. Parlandone con lo stesso Sisti a Portogruaro sabato scorso è emerso che la collocazione cronologica ideale a questo punto potrebbe diventare quella. Ma si avrebbero comunque dei controsensi: il logo di PKNE fuori tempo massimo? Due storie apparse sul Topo e quindi ristampabili come Deluxe o Extra… inserite nel corpus di Topolino Fuoriserie? Narrativamente sarebbe ok, come sarebbe ok anche estendere il logo PKNE anche a tutte le storie del Fuoriserie, o inventarsene uno nuovo dato che un loro marchio specifico non ce l’hanno. Ma editorialmente?

Mi rendo conto che a prima vista queste possono risultare elucubrazioni teoriche e sterili, ma a ben vedere avere una buona consapevolezza di cosa sia stato prodotto, del suo significato e della sua collezionabilità può solo aiutare. Di recente su questo fronte è stato commesso un errore a mio avviso molto grave. La testata PK Giant si era riproposta nel 2014 di ristampare il corpus pikappico ma nel corso degli anni era andata incontro a errori di valutazione e sventure di ogni tipo che ne avevano provocato il decadimento e infine la chiusura. Per una questione di correttezza era stata però riaperta, col proposito di arrivare fino in fondo, anche a costo di andare in perdita. Era stato un gesto rispettoso per gli aquirenti, e anche lungimirante visto che le storie attuali poggiano proprio su questo materiale. Alla fine del percorso ci si era arrivati con molta fatica, tanto che verso la fine erano stati prodotti addirittura dei volumi speciali con le storie brevi per esser sicuri di non lasciare indietro nemmeno una pagina di fumetto. Se non fosse che proprio nell’ultimo volume, nel cui editoriale si sottolineava questo proposito completista, è saltata una Angus Tales. Storia che in origine era stata pubblicata un po’ distanziata rispetto alle altre della stessa serie e che quindi ci si aspettava potesse farne le spese, finendo nel dimenticatoio. Però, suvvia, sarebbe bastato un rapido controllo per notarla. Invece così siamo punto e a capo, il lavoro di ristampa non è finito, è uscito un volume che afferma cose non vere e il materiale rimasto fuori non è sufficiente a giustificare l’uscita di un altro. Davvero un peccato.

Obsidian (Gagnor/Pastro). Tornando alla dolorosa saga dei Galaxy Gate, abbiamo qui il ritorno del suo originario “showrunner” dopo la parentesi Sisti, per quello che è un tentativo di rimettersi in pista dopo i primi sfortunati numeri. Per quanto venga mantenuta quella “roboanza”, che investe anche il titolo e che a mio parere ci porta lontani da quello che è il “vero” senso di Pk, questo Gagnor “dopo la tempesta” si riesce a leggere con maggior serenità. Racconta meno, lo fa meglio e contiene qua e là anche qualche nota di rassegnazione per la sfortuna che hanno avuto i suoi personaggi. E’ la storia di un “colpo grosso” a tema spaziale, in cui i personaggi uno dopo l’altro cadono come mosche, e questo schema narrativo in genere funziona. Pastrovicchio fa il resto, e riesce a rendere chiare le scene, in un modo che dopo la performance di Lavoradori e Vian sembrava ormai impossibile. Si segnala anche una colorazione molto elaborata, che però – sarò onesto – qua e là eccede, lasciando che ombre, sfumature e altri effetti speciali abbiano la meglio sulla decifrabilità del disegno. Potrebbe essere solo un’impressione mia però, dato che altrove questi colori sono stati molto apprezzati.

I Giorni di PK (Gagnor-Sisti/Mangiatordi). E qui c’è ben poco che si possa dire. Il finale a quattro mani è anche l’albo in cui due approcci opposti a PK “dialogano” tra loro. La prima parte è palesemente in stile Gagnor, la seconda in stile Sisti. La prima cerca con immense difficoltà di dare un tono epico a una vicenda che non è partita da buone basi, che si è sviluppata molto male e che è drammaticamente naufragata, dopo il maldestro tentativo di raccontare le origini di Evron. La seconda parte ci ride sopra, cancellando gli ultimi due anni con un colpo di spugna, riportando tutto sui binari classici e divertendosi addirittura a rattoppare le incongruenze a cui erano legate le polemiche iniziali. Metafumetto puro. Si può essere tristi e arrabbiati per questo, oppure si può essere felici di vedere Pk riappropriarsi del proprio linguaggio, dopo due anni di travaglio. Ma al netto dell’ovvio massacro a cui l’opera Pk è andata incontro a partire dal 2019, un albo così non lo si può valutare né bene né male, perché è una storia inscindibile dal suo contesto autoriale. Al massimo lo si potrà studiare negli anni, perché un’anomalia editoriale del genere è a dir poco degna di interesse. Per fortuna è finita.

La Danza del Ragno D’Oro (Sisti/Mottura). Impressionante pensare come tutto conduca qui. Dopo che negli ultimi vent’anni abbiamo avuto scossoni editoriali di ogni tipo, ripartenze, pause, reboot, cambi di registro, cambi di formato, cambi di destinazione, eccoci tornati a casa. Con Paperino alla torre, con il simpatico Uno, avventure nuove di zecca e l’arguta penna di Alessandro Sisti a raccontarcele. Non sembra nemmeno possibile, è come se gli ultimi due decenni fossero stati il giro lungo per arrivare qui. La visione di Sisti è chiara: fare di Pk non una parentesi narrativa, non una versione parallela del personaggio, non un grumo male amalgamato nel mondo Disney, non un “problema”: Uno e la torre stanno lì a Paperopoli, pronti per reclutare Paperinik alla bisogna, e proiettarlo verso una girandola di avventure sempre nuove e sempre diverse. A patto, però, che siano raccontate in un certo modo.

Togliamoci prima di tutto il pensiero di dire che, ebbene sì, ancora una volta si avverte un po’ di compressione qua e là. Quarantaquattro tavole sono poche, e molte sequenze avrebbero avuto bisogno di più respiro, specialmente quelle d’azione o alcuni cambi di scena relativi alla realtà magica del ragno d’oro. Comprensibile tutto, comprensibili le difficoltà, l’epoca, la crisi della carta, ma un po’ di decompressione in più per il futuro può solo fare bene, anche a costo di diminuire gli eventi narrati, se proprio un aumento della foliazione non è possibile. Di contro, Paolo Mottura ha fatto un buon lavoro, dando dinamismo ma anche chiarezza alle tavole, e divertendosi come un matto a far saltare qua e là il buon Paperino.

Già, Paperino, 44 tavole finiscono in fretta

Detto questo, una storia del genere è figlia di un ragionamento su Pk che più giusto non si può. Questo per diverse ragioni: tanto per cominciare, è una storia nuova. Non è nuova per modo di dire, parla proprio di un argomento nuovo, apre un filone nuovo e quindi restituisce freschezza alla saga. Pur essendo nuova attinge a piene mani, però, a elementi della mitologia di Pk che erano stati messi là tanto tempo fa e usati poco: le correnti energetiche che avvolgono il pianeta e le loro implicazioni mistiche. E soprattutto coinvolge Xadhoom, la cui resurrezione avvenuta per motivi puramente celebrativi ai tempi di PKNE, aveva causato alla saga un nuovo vicolo cieco narrativo, che si spera ora possa essere risolto. Altra cosa importante è che questo filone nuovo, per la prima volta dopo tanto tempo, evade dalla solita iconografia associata a Pk: niente alieni, robottoni, superarmi spaziali, e mostri ipertrofici. Qualcosa c’è, ma non è il punto. Il titolo stesso sembra anticipare questa fuga dagli stereotipi, e preferisce rimanere enigmatico e descrittivo. Sisti sembra tenere a ricordarci che Pk è più che altro un linguaggio, un modo di pensare e di intendere le avventure Disney. Forse si perderà un po’ di pathos e di drammaticità, ma ne stiamo guadagnando sotto altri fronti. Quello della leggerezza, per esempio: Paperino che sparlotta insieme a Uno dei nuovi inquilini della torre restituisce un sapore unico, un umorismo di cui si sentiva la mancanza. E anche della profondità: Sisti è pur sempre quello de Le Parti e il Tutto, è quello del germe del proprio contrario, concetti grossi ma anche fini. Vederlo mettere sul tavolo considerazioni metafisiche sulla natura stessa della realtà mette l’acquolina in bocca. C’è margine per mettere in campo in futuro cose davvero molto interessanti, ricordando al lettore che alla base di Pk c’è il desiderio di raccontare cose folli sì, ma sempre all’interno del cosiddetto “plausible impossible”.

Plausible impossible
Plausible impossible

Penso che una volta portata a termine la meritoria opera artibanica che ha a tutti gli effetti salvato la continuity di Pk affrontando i fantasmi che l’avevano bloccato nel 2002, il next step più sensato da compiere fosse questo qui. Uno status quo stabile e a basso rischio, che permetta però alla sua anima più garbata e raffinata di continuare a esprimersi, dando a tutti una lezione di ottimo fumetto disneyano.