Non è per niente come Avatar

Un Pixar poderoso, stavolta tocca proprio dirlo.

Lo so bene che ogni volta che ne esce uno nuovo faccio mille considerazioni legate al contesto. Forse però a sto giro chissene dello scenario animato, del suo ruolo nel sistema Disney, del confronto coi WDAS. Tutto molto importante, ma farsi distrarre sarebbe sbagliato e non renderebbe giustizia all’ottimo risultato.

Due sono i punti grossi.

Il tema. Uno pensa di star per vedere un film ecologista, con tutte le retoriche del caso, e invece no. Hoppers è un film che parla di un argomento tanto attuale quanto spinoso: fare attivismo male. E’ un film politico in modo nuovo e diverso, sancisce il superamento di una fase creativa ben precisa, e costituisce una riflessione brillante su come ricucire una società lacerata. Decostruisce un certo tipo di progressismo e poi lo reinventa migliore.

La spavalderia. E’ un film che ha capito che l’unico modo per ottenere attenzione da un pubblico anestetizzato è prendersela con la forza. Ogni scena in qualche modo rimane impressa, a volte per il pathos, a volte per l’ottimo umorismo, a volte per le idee in sé. Nessun freno a mano tirato, tutto viene sfruttato al massimo, a volte pure troppo. Ci sono dei passaggi da metà in poi che richiedono veramente tanta sospensione d’incredulità, dato l’impeto e l’energia creativa messe in campo, e va benissimo così.

Penso non serva davvero dire altro. Mettersi a fare proiezioni, ipotesi sul futuro come se ogni parto creativo dovesse farsi manifesto identitario dello studio, con piano politico annesso, sarebbe ingeneroso verso un film tanto genuino. Hoppers è un risultato felice, sotto ogni punto di vista, e tanto basta: godiamone tutti.