
Ho visto Tron Ares.
Prima metà freddina, se devo dire la verità. Poi però qualcosa cambia, e inizia a percepirsi calore e sostanza. Chiudiamo ampiamente in attivo, direi. Picco raggiunto dal “momento nostalgia” verso la fine che, senza scendere in dettagli spoilerosi, non è solo un gimmick estetico fine a sé stesso ma è narrativamente intelligente.
Gli perdono poco, molto poco, il voler quasi del tutto ignorare l’ottimo secondo capitolo. Lì per lì sembra la solita mossa hollywoodiana del reboot in continuity, una paraculata che non offre certo organicità al franchise a cui viene applicata. Ma anche qui ci si salva in corner, e da quel che si capisce gli elementi narrativi di Tron Legacy sembrano solo rimandati a un eventuale quarto capitolo. Dai, ok.
Disneyanamente parlando, un live action da sostenere, se si vuole ancora un po’ di bene al Topo. Prosegue un franchise che ha qualcosa da dire e che ancora non si è saturato, ha rispetto di sé e del pubblico, e in generale è un bel film che può solo fare un gran bene al marchio Disney, specie dopo la mazzata d’immagine datagli dai remake. Peccato che nei poster e nella campagna marketing tale marchio non figuri, e si sia preferito dissociare questo film dal nome Disney, che per il grande pubblico è radioattivo. Se siamo arrivati a questo forse bisogna fermarsi, e capire onestamente come uscirne, e non vedo soluzioni che non implichino un lavoro di lungo termine sul percepito.
Ma per adesso non importa: c’è un bel live action Disney di nuovo dopo tanto tempo al cinema, speriamo in un risultato almeno discreto. E speriamo anche che trovino un sistema per giustificare il fatto che la saga sia intitolata ad un personaggio che non ha più alcun ruolo in essa.
