Recensioni

L’ Alta Repubblica: Wave 1

Quando le differenti etichette editoriali che collaborano con la Lucasfilm hanno lanciato il Project Luminous, molti fan di Star Wars non hanno potuto fare a meno di inarcare un sopracciglio. Si veniva dalla diffusa negatività generata dalla trilogia sequel e così alcuni erano scettici, altri invece desiderosi di sentir riscattata la propria passione per la saga da un progetto ben pensato e ancor meglio coordinato. Poi la cosa venne svelata nella sua interezza, e i nomi coinvolti scatenarono una buona dose di euforia: Charles Soule, Daniel José Older, Cavan Scott, Justine Ireland e l’amatissima Claudia Gray erano alcuni dei migliori autori al lavoro sull’incarnazione cartacea della saga, e sapere che avevano lavorato di comune accordo e in sintonia alla creazione di un’intera nuova epoca… era tutto ciò che si aveva bisogno di sapere. Il progetto si riprometteva di intrecciare tra loro un buon numero di prodotti, tra romanzi e fumetti, con formati difformi e destinati a target diversi. Proprio il tipo di cosa che in genere in Italia arriva a pezzi e in ritardo.


E invece no. Panini in Italia si è comportata in modo ammirevole e ci ha permesso finalmente di vivere l’esperienza al gran completo e senza un gap eccessivo rispetto alle uscite originali. Così oggi possiamo finalmente avere una visione d’insieme di questa prima wave di prodotti e fare qualche valutazione.

L'Alta Repubblica - Star Wars Libri & Comics


L’impressione generale è che si sia partiti da un presupposto “sano”: esplorare un’epoca vergine, non coperta da film e scarsamente frequentata anche dal vecchio EU: L’Alta Repubblica, ovvero l’epoca d’oro dei Jedi, quella della colonizzazione dell’Orlo Esterno, della diffusione delle rotte iperspaziali, quella di cui normalmente non si parla, che si dà per scontata proprio perché pareva andasse tutto bene. Non la preistoria, non le guerre Sith, non il lontano futuro, che invece molto probabilmente spetterà ai media filmici trattare. L’Alta Repubblica era perfetta per sostenere un progetto crossmediale a sfondo cartaceo, sapeva di nuovo, di inedito e soprattutto non aveva intralci.


Inoltre, gli autori al lavoro sul progetto sono stati bravissimi nell’evitare l’errore principale commesso nella trilogia sequel. Hanno costruito questa nuova epoca… donandole una sua cultura. Usi, costumi, ritualità, concezioni religiose e design di astronavi, molto è stato definito in modo molto specifico. Il primo passo per poterci credere realmente era quello di presentare un contesto culturale in grado di posizionarsi per davvero qualche secolo prima i noti eventi filmici. Sentire i Jedi parlare della Forza analizzando le loro differenti percezioni, vederli comportarsi in modo simile ma… non identico a quanto visto nei prequel, assistere all’evoluzione  politica, geografica e tecnologica della galassia. Tutte cose che di recente al cinema erano mancate, di fronte a quello che voleva essere in tutto e per tutto un copincolla di elementi noti e rassicuranti per il pubblico nostalgico.
Ma veniamo ai prodotti in sé. 

La luce dei jedi. L'Alta Repubblica. Star Wars : Soule, Charles: Amazon.it:  Libri


La Luce dei Jedi (Charles Soule). Si inizia da qui, con il romanzo “principale”, che narra del grande disastro iperspaziale e dall’entrata in scena dei villain, ovvero i predoni Nihil. Lo scrive Soule, che già si era preoccupato di inserire riferimenti e reperti di quest’epoca nelle serie a fumetti da lui sceneggiate in passato. L’editore è la Del Rey, specializzata da sempre in quelle che sono le cosiddette “adult novel” e che quindi si sobbarca l’onere qui di raccontare la linea principale della storia, definendo gli eventi in scala più epica. Un romanzo corale che ha la funzione di presentare un gran numero di personaggi, focalizzandosi sui Jedi importanti, ovvero la “classe adulta”, mostrare i principali elementi culturali e far sentire al lettore “il sapore del tempo”. Offre molto, ma allo stesso tempo… si percepisce una certa freddezza di fondo. I frequenti cambi di situazione e personaggio e la sua anima fondamentalmente action tendono a rendere La Luce dei Jedi poco più di un gigantesco pilot. Forse è esattamente il suo scopo, o forse Soule è meno a suo agio con questo mezzo espressivo.

Una prova di coraggio. L'Alta Repubblica. Star Wars : Ireland, Justina:  Amazon.it: Libri


Una Prova di Coraggio (Justina Ireland). Ecco il romanzo Junior. Edito da Disney-Lucasfilm Press serve a intercettare una fascia più giovane e nel far questo preferisce non lambire direttamente la storia principale narrata da Soule, ma ricavarsi un angolino dietro le quinte di quegli stessi eventi, ricollegandosi ad essi soltanto nel finale. Si tratta dunque di una sidequest, con protagonista un team di personaggi molto giovani, guidati da una figura, la Jedi Vernestra, che ha un po’ il ruolo di una sorella maggiore. Un atterraggio di fortuna in un pianeta, e un percorso formativo per l’intero cast. E – sorpresa – è davvero valido. Ma tanto tanto. La scrittura della Ireland è… psicologica. Penetra la mente di ogni personaggio portando il lettore a respirarne i pensieri, propone considerazioni morali molto interessanti e indaga il lato oscuro celato in ognuno di noi con grande intelligenza. Dirò un’eresia, ma paradossalmente ho ritrovato qui quell’anima e quel trasporto che sentivo mancare nel romanzo principale.

Nell'oscurità. L'Alta Repubblica. Star Wars : Gray, Claudia: Amazon.it:  Libri


Nell’Oscurità (Claudia Gray). Il terzo e ultimo romanzo di questa prima wave è scritto da Claudia Gray ed è “la via di mezzo”, ovvero lo young adult. Questo è tralaltro il genere che ha fatto entrare la Gray nel cuore di tutti, dato che il bellissimo Lost Stars apparteneva proprio a questa linea. La scrittrice continua in quel solco qualitativo: personaggi ben caratterizzati, una certa ironia di fondo (il sasso Geode trattato come uno dei personaggi statici alla Ortolani, che però tutti prendono sul serio) e la capacità di scandagliare l’animo adolescenziale meglio di chiunque altro. il concetto di fondo è simile a quello del romanzo junior, con i dovuti ritocchi dovuti al diverso target: un atterraggio di fortuna in un luogo pericoloso con protagonista un gruppo di personaggi anagraficamente più grandi, il tutto sullo sfondo degli avvenimenti principali narrati da Del Rey. La differenza questa volta è l’eredità “impattante” lasciata da quest’avventura, ovvero l’entrata in scena dei Drengir, vegetali senzienti e sensibili alla Forza, che dovrebbero costituire il secondo nucleo di villain del progetto oltre ai Nihil. Una Gray come sempre piacevole, che non teme di toccare alcuni punti di interesse (il Tempio Sith sotto il quartier generale dei Jedi a Coruscant) anche se forse più “limitata” dalla natura del prodotto, il quale sinceramente avrebbe forse meritato una sfoltita al numero di pagine.

Star Wars – L'Alta Repubblica: Non c'è paura – Ordalia, recensione
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A questi tre romanzi vanno aggiunti i fumetti che nel frattempo Panini si sta occupando di portare in Italia: la nuova serie regolare targata Marvel scritta da Cavan Scott, di livello molto buono che riprende la minaccia dei Drengir, e la serie Adventures della IDW  di Daniel José Older, con protagonista un (poco più) giovane Yoda. Entrambi i primi archi di queste serie sono pensati per rientrare in questa prima wave della Fase 1.


L’intreccio funziona. Ogni genere o medium dimostra di avere tutta l’intenzione di ricollegarsi all’affresco generale con una certa coerenza. Inoltre la differenza di target non comporta che ci siano prodotti meno curati di altri, anzi tutto il contrario. Spesso sono proprio i prodotti più innocui a mostrare una cura e una sensibilità inaspettata. L’unico elemento che distingue questi “filoni” è la differenza di età dei vari personaggi. Si rivela vincente quindi la scelta di costruire “a strati” la casta Jedi dell’epoca. Nella seconda wave si vedranno inoltre alcuni personaggi più giovani “salire di rango” e proseguire la loro storyline nel filone superiore, creando nel lettore un buon senso di progressione.

5 cose che sappiamo su Star Wars: L'Alta Repubblica ⋆ Star Wars Addicted


Tuttavia rimangono alcune perplessità sull’impostazione generale del progetto. 

Perché il punto è questo. L’Alta Repubblica è una di quelle iniziative incentrate sulla crossmedialità, un affresco che è possibile apprezzare nella sua interezza solo allargando la propria prospettiva. Trae la sua forza proprio da questa sorta di gioco che spinge l’appassionato a completare il puzzle. E’ così da un po’ nel mondo dell’intrattenimento, e come si è visto funziona bene.

Il problema qui è che il puzzle è composto di molti tasselli, per giunta dal ritmo di uscita assai elevato. E soprattutto che questi tasselli, pur apprezzabili in sé, sono pensati per target tutti differenti. Il risultato è che o si sceglie di assumere una prospettiva parziale, seguendo solo il proprio “filone”, con il rischio di perdersi cose non trascurabili e a volte anche qualitativamente migliori, o si opta per un approccio sistematico a 360° che permetta di fare le cose per bene. Ma fare le cose per bene porta inevitabilmente a fare i conti con un rapporto appagamento/tempo speso non sempre ottimale, e ci si ritrova inevitabilmente fuori target per la maggior parte dell’esperienza. Chi scrive è un trentasettenne che ama leggere romanzi, ama la saga di Star Wars, ama gli universi condivisi e crossmediali e quindi dovrebbe essere “la preda perfetta”: ma se persino io inizio ad avvertire il senso di troppo, ad arrancare tra le pagine e fatico a stare al passo, mentre in USA nel frattempo si è già alla terza wave e al nono romanzo in meno di due anni, qualche domanda me la faccio.

Il pensiero in questo momento continua imperterrito a correre verso il MCU di Kevin Feige, un progetto a sua volta impegnativo, ma anche meno dispersivo e attualmente ancora in grado di incentivare il completismo. Questo perché i prodotti, sebbene attraverso formati diversi, arrivano comunque uno alla volta, si preoccupano tutti di parlare con una “voce unica” e si preoccupano di unificare il target anziché disperderlo.

In sostanza: nell’Alta Repubblica c’è veramente tanto di notevole, e qua e là può fornire per davvero una chiave di lettura diversa e migliore per una Saga che negli anni ne ha viste troppe. Ma la vera rivoluzione avverrà soltanto quando il contenuto cesserà di essere irrimediabilmente piegato alla formula imposta dall’etichetta editoriale di turno, quando sarà il concept a prevalere sul formato e ci si potrà approcciare al Nuovo Canone senza un senso di affaticamento e senza vedere i fili. Allora e solo allora l’appassionato potrà finalmente consegnarsi a Star Wars, senza paura che la sua sanità mentale possa essere privata di quell’Equilibrio tanto caro alla Forza.

Lucasfilm to Launch Star Wars: The High Republic Publishing Campaign in  2021 | StarWars.com