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PK – Cronaca di un Ritorno

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Non si può parlare di Cronaca di un Ritorno senza considerare l’idea editoriale che ne è alla base: riportare Xadhoom nelle avventure del vecchio mantello.
Faccio parte dello schieramento contrario per principio alla cosa. Non solo perché resuscitare gente morta è sempre un po’ un’idea pacchiana, se non è supportata dall’origine da meccanismi appositi in-world (non è questo il caso) e non solo perché invalidare il sacrificio di Xado ne sottrae la potenza, per quanto quelle pagine rimangano indelebili, ma soprattutto perché semplicemente la storia di Xadhoom era finita. Conclusa, in modo ottimo, e con tanto di epilogo. Il fumetto Disney è un mondo in cui la parola fine preclude solo alla prossima avventura, ma PKNA era diventato grande anche perché ci aveva raccontato, non una storia, ma LA storia e le storie prima o poi devono compiere il loro arco e finire.

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Da qui la mia appartenenza ad un altro schieramento. Di quelli che va bene, storcono il naso ma sanno come funziona il gioco e dunque accettano la cosa. Ma si montano le aspettative. E si aspettano un certo tipo di storia, magari epica, magari introspettiva, che non solo dia un senso alla rinascita – che è il minimo – ma che ci faccia capire che ne è valsa la pena. Magari replicando il mood di Sotto un Nuovo Sole, regalandoci emozioni forti.

Sisti ha scelto invece di partire da presupposti diversi: le emozioni forti le lascia agli evroniani (ed in questo caso direi che è vero in tutti i sensi) mentre il focus su Xadhoom c’è ma è relativo. Qui si riapre la sua storia, ma si demanda alla storie future la definizione di una nuova raison d’être. Il che ci rassicura sul fatto che Sisti sappia dove andare a parare, ma ci lascia anche un po’ a bocca asciutta.

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Eppure, nonostante le premesse di cui sopra, non posso dirmi scontento. Ho letto innanzitutto un’ottima AVVENTURA di Pikappa: ed anche se al sottoscritto delle beghe degli alienazzi in sè interessa poco, c’era sul piatto un bel po’ di carne al fuoco con cui saziarmi. Intanto c’è il worldbuilding, che Sisti mette in tavola grazie allo stratagemma dello sciame (che invero preoccupa un po’ nel suo aprire la porta ad infiniti e convenienti Imperi – altra storia finita!). Ma soprattutto abbiamo una maggiore orizzontalità: ci si riallaccia alla trama di Moldrock, rivediamo sia le peripezie del cast classico, sia le vicende di quello fisso di Pk. Ritroviamo personaggi in panchina ma pur sempre impegnati nelle loro attività, cosa che rende l’universo narrativo ancora più vivo ed interessante.

Altro punto a favore, a proposito di cast, lo fa la simpatica truppa evroniana: Sisti ci si destreggia benissimo, mostrandoli buffi e perfino simpatetici, salvo poi ribadirci la loro vera e pericolosa natura, in modo da renderli minacce sempre credibili per il lettore. E per Paperinik, cui spetta indubbiamente la parte del leone. In netta antitesi con il ruolo non solo passivo ma quasi “automatico” che aveva negli Argini del Tempo, qui Pk è fautore della propria sorte come non mai, in una delle interpretazioni migliori degli ultimi anni per il personaggio. Dove per personaggio s’intende Donald Duck: a chi ogni tanto obietta che quello non è il “solito” Paperino si potrà rinfacciare (anche) questa storia, dove infatti troviamo un Pk paperinissimo nell’agire testardamente di testa sua, gabbare gli evroniani, sparare balle a più riprese e sbagliare alleanze e scelte.

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E non è finita qui, perché come si diceva le emozioni ci sono, ma sono a sorpresa. Più sottili nel risveglio di Xadhoom, dove vengono delegate all’espressiva matita di Sciarrone ed alla mimica facciale di una Xado sperduta e spaventata, più decise nell’inaspettato sacrificio di Porphilioon e… decisamente nascoste altrove, con parallelismi per i soli pkers. Non parlo solo della tavola finale, ma anche dell’inaspettata correlazione tra Porphilioon e Xadhoom, che serve sia a rendere ancora più simpatico l’evroniano, sia a ricordare un aspetto un po’ negletto ma personalmente apprezzatissimo della mitologia pikappica: la problematica della natura degli xerbiani e della loro incompatibilità con Occhibelli. E’ solo un accenno, intendiamoci, ma un bellissimo accenno, sottile ma pregno e mi ha EMOZIONATO. E direi che da una storia a fumetti non posso chiedere altro.

Insomma sì, sono uno facile. Datemi i FEELZ, bei personaggi, bella recitazione, un pizzico di worldbuilding e sarò vostro. Questo non toglie che abbia trovato alcune parti… diciamo perfettibili, specialmente nell’ultimo episodio. Un finale che, trovandosi a gestire l’improbo compito di chiudere sia la battaglia con gli alieni che le altre sottotrame, risulta un po’ veloce e/o sacrificato in alcuni aspetti.

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Intanto, feelz sì ma non troppo. Come detto, non erano dove li si aspettava, ma c’erano. Sisti non doveva nulla su quel fronte, però forse il congedo tra Pikappa e Xadhoom avrebbe meritato qualcosa in più, perché per quanto il papero sia ottimista non può escludere che Xadhoom non stia andando di nuovo a morire. E se anche aveva accettato la sua decisione la prima volta e lo avrebbe sicuramente fatto una seconda, sarebbe stato quantomeno bello *vedere* i due che si lasciano, perché sono due persone che hanno un rapporto e l’omissione danneggia questa credibilità. Non pretendevo (nè volevo!) certo le lacrimone, ma il passaggio repentino da una vignetta all’altra un po’ strania.

Altro punto sacrificato riguarda il citato cast paperolese. Ok, i nipotini non sono fondamentali e possiamo immaginare benissimo come sia finita la loro sottotrama, ma avere un minimo di closure ci avrebbe appunto convinti che si trattava di una effettiva storyline e non di una sbirciatina al sottobosco di Paperopoli.

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Lo stesso dicasi di Hicks. Trovo molto bella l’impostazione del suo rapporto con Pk, il sorrisone finale con il ribaltamento della solita battuta su Uno, però forse il personaggio avrebbe meritato qualcosa di più definito nel suo percorso “altruista”, che già nasceva piuttosto randomicamente nel Raggio Nero e di cui ci viene sempre detto qualcosa, senza che ci venga effettivamente *mostrato*. Qui ci viene fatto vedere qualche elemento in più ed è bello, ma la cosa finisce un po’ nel nulla ed anzi soffre l’inserimento della fase propedeutica alla trama (con Sergione che manda i caccia nello spazio) che non si amalgama in modo naturalissimo col resto. Peccato.

E poi si potrebbe dire che anche la tavola finale è veloce. Sarebbe vero, tuttavia credo che questa considerazione lasci il passo ad una più grande. Non tanto la citazione o la scena in sé, ma la concezione che c’è dietro. Un finale che ci riporta alle origini, ma a mio parere opposto a quello degli Argini del Tempo in cui tutto tornava “come prima” e basta: qui si sfrutta una situazione iconica e già vista per aprire nuovi scenari ed una nuova storia, tutta da raccontare. E finalmente, tra la riapertura di Pk, quella dei viaggi nel tempo, l’introduzione di Moldrock ed il recupero di Xadhoom, la Paperinik New Era ha finito di prepararsi il terreno e può iniziare a raccontarci la sua storia, senza ansie da prestazione di sorta.

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