Recensioni

Ratboy – Sotto il Costume Niente!

Ratboy

Leo Ortolani l’aveva detto, eh. Finito il mensile Rat-Man si chiudeva solo la serie regolare, con la grande mitologia, la trama orizzontale etc etc, ma ci sarebbe stato comunque spazio per svariati ritorni occasionali. Ed era un pensiero confortevole, dopotutto. Un personaggio concludeva il suo percorso, ma qua e là ci sarebbe comunque passato a trovare per non farci dimenticare di lui.

Certo, magari avrei diluito meglio la cosa. Dopo meno di due mesi dal gran finale, Rat-Man è tornato subito, nel luuuuuuungo fanta-documentario spaziale C’è Spazio per Tutti. E non solo: l’epilogo extra La Porta dedicato a chi ha fatto il giochino dei ritagli sul mensile, le storielline postume e inedite inserite come extra nel Gigante, i mille progetti futuri annunciati, come la storia su Cinzia e via dicendo. C’è caos insomma, un salutare caos creativo, non dico di no, ma in vita mia ho visto caos un pelo più ordinati e meno bulimici di questo.

Ma Ortolani è una manna dal cielo, e lamentarsene è sempre un po’ criminale, quindi ecco che accogliamo con gaudio questo secondo grosso ritorno del Ratto in pochi mesi: il giornaletto “per uomini soli” Ratboy, confezionato in modo da richiamare la nota rivista, esattamente come fu a suo tempo Il Ratto Enigmistico. In questo caso abbiamo come madrina la cosplayer vip Giorgia Vecchini e una storiellona di ben OTTANTADUE PAGINE tutta Ortolaniana: Sotto il Costume Niente, in cui vediamo il Ratto aggirarsi a LUPPA, esplorando il mondo dei cosplayer e delle fiere di fumetti.

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Com’è la storia? Considerando che è Leo, e che ogni suo rutto è un capolavoro non possiamo davvero lamentarci. Ottantadue tavole della madonna, di grandi dimensioni, disegnate con uno stile grafico che va via via evolvendo sempre più: pura poesia visiva resa possibile dalla differenza di spessore di ogni sua pennellata di inchiostro e dalla sua maestria nel gestire i contrasti. Alcune splash ti catturano proprio l’occhio e non te lo restituiscono più. Ma proprio considerando che è Leo e che ogni suo rutto è un capolavoro, forse era decisamente lecito aspettarsi qualcosina in più.

Ci sono cose molto buone: la gag con la Memole gigante che ironizza sui cosplayer privi del phisic-du-role, i due autori di fumetti rincoglioniti al bancone, che commettono fail a ripetizione e poi si lamentano che è tutta colpa del pubblico moderno, gli spunti non mancano.

Ma ci sono anche cose meh, come l’insistere sull’etica del bravo cosplayer: si critica la deriva sexy del fenomeno ma nel contempo le interazioni di Rat-Man con la Vecchini, che rappresenta invece la passione più virtuosa, vanno sempre a parare da quelle parti. E in ogni caso la sensazione è che i contenuti non siano abbastanza da reggere ottanta pagine.

Il difetto vero però è che il Rat-Man che vediamo agire nella storia, sembra essere un Rat-Man congelato nella sua “epoca classica”. E’ il solito status quo abusato in cui lo vediamo totalmente inetto nelle questioni sentimentali e perennemente in fuga da Cinzia. Sono spunti che abbiamo affrontato in lungo e in largo, e iniziano a sapere di antico. Inoltre, sono problemi che il finale della saga di Rat-Man ha spazzato via, portando a maturazione il personaggio e il mondo intorno a lui. Nulla in contrario a concepire le storie a più livelli, insistendo meno sulla mitologia e più sulla comicità, specie quando si tratta di eventi speciali e destinati ad un pubblico generalista. Però così è un po’ troppo. Se insisti tanto sull’evoluzione del personaggio, della serie, delle tematiche, poi è un po’ triste doverlo involvere o retrodatare a convenienza. Sono sicuro che sia il personaggio sia l’autore, abbiano le spalle abbastanza larghe da poter fare l’una e l’altra cosa, tornando periodicamente a farci visita ma senza smettere di guardare fieramente in avanti.

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