Recensioni

Thrawn

Per capire chi è Thrawn bisogna fare un passo indietro e volgere lo sguardo agli anni 90, l’epoca in cui fiorì il glorioso Universo Espanso di Star Wars. In quel tempo lontano, scrivere romanzi ambientati in questo universo significava per forza di cose raccontare la vita del cast principale dopo gli eventi di Episodio VI. Erano anni diversi, più ingenui, e il desiderio di rivedere in azione Han, Luke e Leia si traduceva per forza di cose nel seguirne le imprese più “senili”, spesso e volentieri incentrate sul sistematico rispuntare di eredi dell’impero, nostalgici imperiali e cloni dell’imperatore. Erano veri e propri “seguiti” nel senso più antiquato del termine: non cambiavano le carte in tavola più di un tot, non avevano un’idea chiara di cosa far “davvero” fare ai beniamini di un tempo e seguivano quindi rotte in parte già tracciate. Luke metteva in piedi una nuova accademia Jedi, Han e Leia sfornavano pargoli, l’impero si riorganizzava di continuo: un modo sicuramente superato di concepire la serialità.

Spiccavano in quel contesto i tre romanzi scritti da Timothy Zahn che avevano come antagonista il Grand’Ammiraglio Thrawn. L’erede della flotta imperiale si era dimostrato un avversario piuttosto interessante, in virtù della sua grandissima capacità tattica. Zahn era uno scrittore molto “tecnico”, interessato all’aspetto più avventuroso e militare dell’universo di Star Wars, rispetto alla parte metafisica rappresentata dalla Forza. Amatissimi da una frangia di fan e odiati da altrettanti appassionati, questi romanzi “si imposero” arrivando a narrare alcuni snodi fondamentali della vecchia continuity, come la nascita dei gemelli Solo o l’arrivo di Mara Jade nella vita di Luke.

Poi nel 2014 il colpo di spugna. Come sappiamo, nell’ottica di rimettere in moto la macchina produttiva, tutto questo materiale venne fatto fuori per far posto al cosiddetto Nuovo Canone. Il lunghissimo periodo passato dalla Nuova Repubblica a far piazza pulita delle sacche di resistenza imperiale venne ridotto a un solo anno, una repulisti culminata con l’ormai celebre battaglia di Jakku. Non c’era più spazio per quel vecchio modo di raccontare, fatto di avversari irriducibili che si ripresentavano puntualmente. Eppure si tentò di prendere il buono di quanto fatto in precedenza e di reimpastarlo in una nuova forma. E Thrawn divenne l’emblema di questo tipo di recupero intelligente. Il personaggio venne quindi ripreso e canonizzato, spostando però il suo periodo di “attività” negli anni immediatamente precedenti all’inizio della Guerra Civile Galattica. Nell’ottica di portare avanti una narrazione crossmediale, Thrawn apparve in forma animata nella seconda metà della serie animata Rebels e nel frattempo divenne protagonista di un romanzo incentrato sul suo passato. Un romanzo scritto proprio da quello stesso Timothy Zahn che l’aveva inventato tantissimi anni prima.

Il coinvolgimento di Zahn nel Nuovo Canone impedisce quindi che il personaggio possa venir travisato da altri autori, e il tema del romanzo, la scalata gerarchica di Thrawn all’interno dei ranghi imperiali, occupa una porzione della vita del personaggio che – si suppone – possa essere in gran parte compatibile anche con la sua versione “Legends”. Il tomo di oltre quattrocento pagine non è che il primo romanzo (di tre?) che Zahn dedica alla versione canonica dell’ammiraglio, e Mondadori l’ha finalmente portato qui in Italia nel 2019 all’interno della collana Oscar Fantastica.

Una scelta doverosa, considerata la grande importanza che Thrawn sembra avere nelle future strategie narrative del Lucasfilm Story Group. Zahn come sempre fa un gran lavoro, preciso e chirurgico, nel restituirci uno spaccato di vita reale all’interno dell’universo di Lucas. Insieme a James Luceno è sicuramente uno degli scrittori più solidi e tecnici che abbiano mai lavorato alla Saga. E di conseguenza le oltre quattrocento pagine che compongono Thrawn non sono certo per tutti. Sono pagine dure, tecniche, precise, ostiche, ma in grado di dar grandi soddisfazioni una volta che si impara a “domarle”.

Il libro intreccia due storie distinte. La prima è ovviamente la carriera lampo di Thrawn, alieno Chiss che si intrufola nei ranghi imperiali, proveniendo da oltre il confine della galassia conosciuta. Oltre le mappe stellari si annidano minacce che potrebbero mettere a repentaglio i possedimenti dello stesso Palpatine, e offrendosi come consulente, Thrawn riesce a conquistarsi una posizione. Non sarà facile mantenerla, e questo per due motivi: l’impero è essenzialmente umanocentrico e xenofobo, e soprattutto Thrawn ha un’impostazione mentale refrattaria ai compromessi e alle lusinghe politiche. La seconda storia è quella della governatrice di Lothal, Arihnda Pryce, che abbiamo conosciuto come villain di Rebels, e di cui seguiamo il cammino politico, accompagnandola nella sua progressiva perdita di innocenza all’interno della corrotta Coruscant.

La struttura del romanzo è fortemente episodica, e vede essenzialmente il Chiss collezionare svariati successi militari facendo uso di un pensiero fortemente laterale e utilizzando il ragionamento logico-deduttivo. A collegare i diversi casi è la caccia a un avversario misterioso, e il progressivo coinvolgimento della governatrice Pryce nelle tattiche di Thrawn. Va detto che non tutti gli episodi sono parimenti interessanti, e qua e là ci si perde in dettagli eccessivi, che avrebbero probabilmente beneficiato di una buona “asciugata”. Ma se si fa la tara, ignorando qualche tecnicismo, e si osserva il quadro generale non si potrà che rimanere fortemente affascinati dalla figura di questa sorta di Sherlock Holmes galattico. L’impressione è che Thrawn voglia essere il corrispettivo fantasy di una persona affetta dalla Sindrome di Asperger. Gli indizi sono tanti: la sua capacità di cogliere dettagli apparentemente irrilevanti, l’abilità di fare collegamenti arditi e di individuare schemi che si ripetono in natura, nell’arte e nel comportamento umano, gli inciampi sociali dovuti al suo atteggiamento logico, schietto e diretto, che lo porta ad alienarsi simpatie e ad alimentare diffidenze.

Una lettura impegnativa, in definitiva, che al di là del suo valore narrativo, costituisce anche un arguto studio antropologico. Decisamente interessante, anche alla luce delle recenti rivelazioni sul nono episodio della Saga che sembrerebbero voler spostare l’attenzione su un minaccioso “oltre”. Se così fosse, i semi erano già stati gettati qua: gli interessi e le conoscenze di Thrawn riguardo a ciò che si agita oltre confine, i piani di Palpatine in merito a cui si accenna sia in Tarkin che nel terzo Aftermath e la stessa sorte di Thrawn nel finale di Rebels (vedi alla voce Purrgil) sembrerebbero confermare che la frontiera della Saga si trova oltre l’Orlo Esterno.

Discutine sul forum