Reportage

Guida a Hamilton, il musical dei record su Disney+

C’era una volta… un presidente?

Come può un orfano, il bastardo di una donnaccia e di uno scozzese, nel mezzo dei Caraibi, su uno scoglio dimenticato, un pezzente, un miserabile, diventare un erudito e un eroe?

– Aaron Burr («Sir»)

Quando d’ora in poi vi chiederanno qual è il miglior incipit della storia della letteratura, invece dei soliti Proust e Tolstoj potrete seriamente considerare anche il brano fulminante che avete appena letto.

In questi versi rap il personaggio di Aaron Burr («Sir») ci introduce al destino di Alexander Hamilton, il suo acerrimo rivale fra i cosiddetti Padri fondatori degli Stati Uniti d’America e protagonista di Hamilton: An American Musical.

Il musical che vanta innumerevoli tentativi di esagerazione dal 3 luglio è in streaming su Disney+, giusto in tempo per l’Independence Day, e racconta la vita di Alexander Hamilton e il suo ruolo nella Guerra d’indipendenza degli Stati Uniti d’America. Una ribellione che ha incendiato il Settecento e anticipato la Rivoluzione francese, sdoganando così l’era delle democrazie liberali di cui ancora oggi ci beiamo senza alcuna problematica di sorta (questo è sarcasmo, ndr).

Quella dell’indipendenza americana è una storia che anche la Disney provò a drammatizzare nel mediometraggio Il mio amico Beniamino, candidato agli Oscar nel 1954, con protagonista un altro patriota: Benjamin Franklin. Nonostante abbiano calcato le stesse stanze («the room where it happened», occhiolino occhiolino), la figura di Hamilton non è presente in quel film, e quella di Franklin non è presente in Hamilton. Servirà un episodio crossover.

La parabola di Alexander Hamilton

Uno dei pochissimi immigrati a partecipare alla conquista dell’Indipendenza degli Stati Uniti, Alexander Hamilton era un personaggio quasi dimenticato nella memoria collettiva degli americani, prima dell’arrivo di questo musical. Lo salvava dall’oblio principalmente la presenza del suo ritratto sulla banconota da dieci dollari.

Il personaggio di Alexander Hamilton infatti, raggiunto l’apice della sua carriera, cade rovinosamente in disgrazia, perdendo la possibilità pur concreta di diventare Presidente al ritiro di George Washington. Imploro perdono per la semplificazione e i possibili errori storici in questo articolo.

Non è un errore storico ma una scelta consapevole e politica quella di assegnare a interpreti di colore e delle comunità latina e asiatica i ruoli dei padri fondatori e dei personaggi che orbitano attorno a loro. Una scelta che oltre a sbalordire per la sua imprevedibilità, ha anche servito efficacemente una protesta contro l’allora vicepresidente-eletto Mike Pence, presente fra gli spettatori.

Il musical comincia con l’arrivo di Alexander Hamilton (interpretato da Lin-Manuel Miranda) a New York, dove fa amicizia con John Laurens, Marquis de Lafayette, Hercules Mulligan e lo stesso Aaron Burr (Leslie Odom Jr.), che per un po’ sarà il suo mentore. Per un po’. Grazie a questi entra nel Congresso continentale e sarà assistente di George Washington (Christopher Jackson) sul campo di battaglia contro l’esercito inglese.

Parallelamente Hamilton conosce le tre sorelle Schuyler: Angelica (Renée Elise Goldsberry), Eliza (Phillipa Soo)… «and Peggy» (Jasmine Cephas Jones). Si innamora di una di loro. Forse due. Sicuramente non tre.

Fatta l’America, Hamilton comincia a fare l’americano, ma la cosa non gli riesce altrettanto bene. A infierire penserà Aaron Burr. Il colpo di grazia glielo darà la sfiga. Da queste disavventure emergerà la dimensione tragica e straziante dei personaggi di Hamilton, di Angelica e Eliza Schuyler e soprattutto di Burr (sarà un perfetto “cattivo Disney”).

Ma c’è tanto, tanto, tanto altro.

La parabola di Lin-Manuel Miranda

Leggenda vuole che il compositore e show-man Lin-Manuel Miranda fosse in vacanza in Messico quando, leggendo la biografia di Alexander Hamilton scritta dallo storico Ron Chernow, decise di comporre un concept album basato sulla vita del patriota americano. Qualche tempo dopo Miranda aveva pronte alcune canzoni che presentò in anteprima al presidente Obama. Nel 2015 l’album era ormai diventato un musical colossale che esordì a Broadway il 6 agosto al Rodgers Theatre, dov’è in scena tutt’ora. Il successo è inaudito e Hamilton diventa velocemente uno dei dieci musical più visti a Broadway negli ultimi quarant’anni.

Miranda si era già fatto notare con uno spettacolo quasi altrettanto rivoluzionario, In the Heights, che non solo portava l’hip-hop, la musica della strada, a teatro, ma addirittura mescolava canzoni in inglese e canzoni in spagnolo. Era uno spettacolo scritto e prodotto al college, diventato poi sensazionale al punto da ottenere quattro Tony Award e un Grammy.

Quanto a riconoscimenti Hamilton non sarà da meno, con undici Tony su sedici nomination (record nella storia del premio), un Grammy, e un clamoroso Pulitzer per il teatro.

Lin-Manuel Miranda aggiunge a tanto prestigio anche un Emmy per un lavoro televisivo diventato altrettanto memorabile: il numero di apertura della cerimonia di consegna dei premi Tony, “Bigger!”, interpretato da Neil Patrick Harris.

Alla collezione di allori del nostro Lin-Manuel manca ancora l’Oscar, sfiorato nel 2017 con una canzone del film Disney Oceania, per la quale ottiene solo una nomination, sconfitto da La La Land.

Hamilton è Disney?

No, Hamilton non è una proprietà Disney, ma era prevedibile che la Casa del Topo avrebbe capitalizzato sul musical di Lin-Manuel Miranda prima o poi, autore entrato senza tentennamenti nella scuderia Disney non appena il suo nome ha cominciato a girare nell’ambiente dello spettacolo.

La pandemia di COVID-19 ha dato una inaspettata spinta alla distribuzione della registrazione dal vivo di Hamilton, prevista per le sale cinematografiche nel 2021 ma anticipata a luglio 2020 per impreziosire l’offerta della neonata piattaforma di streaming Disney+.

La mossa ha raccolto l’entusiasmo sperato. Come nel caso di tutti i grandi musical di Broadway inaccessibili ai comuni mortali (quelli che non frequentano abitualmente New York City e non hanno agilmente a disposizione cinquecento dollari per un posto decente a teatro) anche di Hamilton si aspettava con ansia da cinque interminabili anni una versione accessibile: una trasmissione tv, un dvd o magari un remake al cinema (come quello di In the Heights, prodotto da Warner Bros., previsto per quest’anno ma slittato al 2021). La notizia di una registrazione del cast originale dal vivo e in alta definizione, inclusa in un abbonamento da sette euro, sembra ancora troppo bella per essere vera.

La registrazione disponibile su Disney+ è avvenuta nel corso di tre giorni, durante due spettacoli con il pubblico e uno dedicato esclusivamente alle riprese. Una registrazione provvidenziale prima che il cast originale cominciasse a sfaldarsi, nell’estate del 2016.

Le 13 fasi dell’ossessione per Hamilton

È pauroso come ogni fan di Hamilton possa riconoscersi in questa lista che dettagliatamente rivela le fasi dell’ossessione per il lavoro di Lin-Manuel Miranda. Soprattutto è pauroso come chiunque legga questa lista prima di approcciarsi a Hamilton, pensi «A me non accadrà!» e dovrà poi felicemente ricredersi. Provo a sintetizzarla e adattarla al nuovo contesto:

  1. Ritrovarsi in compagnia di persone che non smettono di parlare di questo strano musical;
  2. Non riuscire a immaginare cosa possa esserci di eccezionale in un musical hip-hop a tema storico;
  3. Rassegnarsi a guardarlo per non farsi emarginare;
  4. Apprezzare vagamente le prime canzoni, ma non capire ancora cosa ci sia di eccezionale;
  5. Trovare la trama interessante, senza immaginare come va a finire (perché la propria conoscenza della storia americana è imbarazzante);
  6. Arrivare all’ultima canzone affogando nelle proprie lacrime;
  7. Riguardare da capo per capire tutti i dettagli;
  8. Studiare la storia dei Padri fondatori su Wikipedia, per capire tutti i dettagli;
  9. Cominciare a cercare Lin-Manuel Miranda su tutti i social e seguire tutti i suoi progetti (una vagonata);
  10. Crucciarsi per non riuscire a scegliere la propria canzone preferita;
  11. Ascoltare l’album a ripetizione durante tutte queste ultime fasi;
  12. Citare brani di Hamilton a commento di qualunque cosa;
  13. Accorgersi di essere diventati le persone di cui alla fase 1 e sghignazzare.

Si accettano scommesse.