Lo Sputasentenze

Lo Studio Ponoc

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Ricapitoliamo: Yonebayashi esce dallo Studio Ghibli morente, ne clona lo stile, fonda lo Studio Ponoc e spiega che l’ha fatto per poter portare avanti la tradizione miyazakiana. E fin qui ha senso, nulla di male. Miyazaki ha portato avanti un discorso artistico che è giusto non far morire con lui, a prescindere da quelle che possano essere state le politiche commerciali del suo studio. Lucky Red si è occupata di portare qui da noi il loro primo film, Mary e il Fiore della Strega, e bisogna proprio dirlo: sentire finalmente un doppiaggio italiano senza cannarsate ha del miracoloso. Lo stesso vale per la sceneggiatura: una boccata di ossigeno, decisamente equilibrata e libera dai manierismi e dagli svarioni narrativi che caratterizzavano gli ultimi lavori di Miyazaki (e Takahata). Però è proprio qui che casca l’asino: il film è un tantinello troppo equilibrato, non presenta particolari guizzi e risulta essere “solo” un compitino ben svolto. Una buona prima prova, non fraintendiamo, ma per il futuro sarebbe meglio puntare più in alto, o quantomeno lasciarsi andare un po’ di più. Perché è vero che l’approccio “di pancia” e gli squilibri autoriali di un Miyazaki possono risultare pericolosi e minare una storia (e l’hanno fatto!), ma spesso sono proprio le scelte estreme, le sparate discutibili e i guizzi più audaci a consegnare un film nella memoria collettiva. Dopotutto, le bizzarrie di oggi saranno il canone di domani. Comunque, non è il caso di fare una tragedia, come ho visto in alcune recensioni in giro per il web: siamo comunque in fascia medio-alta anche rispetto allo standard ghibliano. Mary e il Fiore della Strega è un buon lavoro, e l’imminente Modest Heroes, un’antologia di storie brevi, dovrebbe aiutare a distinguere la politica Ponoc da quella Ghibli. Dopotutto, Hayao i suoi corti li imboscava dentro un museo…
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