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Onward, finalmente.

Onward: il nuovo film Disney-Pixar uscirà al cinema ad agosto

Che ci sia una crisi Pixar in atto è l’elefante nella stanza che qualsiasi commento riguardo alle nuove opere della Lampada non può e non deve ignorare. C’è chi questa crisi la vede nei troppi sequel che sono stati fatti, chi nella loro minor bontà, chi nel tumultuoso cambio al vertice dovuto allo scandalo Lasseter. Io la vedo nei dettagli. Nel fatto che persino un nuovo film di Brad Bird risulti opaco, nel fatto che i corti di Forky lascino più interdetti che altro, o nella povertà stilistica degli Sparkshorts. E queste incertezze ci sono anche in Onward. Passaggi narrativi più convenzionali di quanto sia lecito aspettarsi, soluzioni visive figlie di una ricerca stilistica che sembra essersi arenata un decennio fa, e in generale una sensazione di star vedendo una narrazione… di un’ottava più bassa rispetto a quanto proposto dalla stessa concorrenza interna (sì, parlo di WDAS, sono ovviamente molto di parte in questo).

Ma una valutazione onesta non può reggersi sul confronto con il primo della classe, affidarsi a proiezioni di ciò che sarebbe stato più bello avere o rimanere schiava di una dittatura del contesto. Preso a sé Onward è un film riuscito. Poco pretenzioso, più semplice, diretto e capace di parlare al cuore come solo i film poco pretenziosi, semplici e diretti sanno fare. L’idea, piuttosto interessante, di un mondo fantasy “rovinato” dallo sviluppo tecnologico viene esplorata… fino a un certo punto. Il tema vero è la famiglia, narrata attraverso una lente diversa dal solito. La quest del padre redivivo è solo un pretesto per esplorare un rapporto fraterno decisamente credibile e… immedesimante. Il film non scopre completamente le sue carte fino all’ultima coraggiosa manciata di minuti, ma una volta giunti al termine della quest la prospettiva si amplia e si viene colpiti dalla sensibilità e dalla delicatezza con cui ci si è arrivati. Un filmino questo Onward, sfortunato, sottovalutato e sofferente. Non un capolavoro, per quello ci sarà il Soul di Docter, che promette meraviglie persino sul piano visivo. Ma come dicevo ad una mia amica, aspettarsi sempre il capolavoro è il miglior modo per passare da fan ad hater nel giro di tre film. E un film genuino come Onward di odio non ne merita affatto. Anzi, tanta gratitudine per quella lacrima che è riuscito ad estorcermi quando ho capito ciò di cui mi voleva parlare.

Onward: la metà di mio padre
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