L'Osservatorio

Super Zelda 64

Tutti i giochi hanno una storia, ma solo una è una leggenda. È con queste parole che The Legend of Zelda: The Wind Waker veniva presentato al pubblico nell’ormai remoto 2001, parole che col senno di poi si sono rivelate portatrici di un oscuro presagio. Nonostante i suoi sforzi, infatti, nessun titolo della serie Zelda è mai più riuscito a lasciare il segno nei cuori dei giocatori come Ocarina of Time e, in parte, come il suo già allora controverso seguito Majora’s Mask. Da allora a dispetto di chi accusa la casa di Kyoto di staticità Nintendo non ha mai smesso di sperimentare nuove strade con le sue serie ammiraglie, portando Mario e Zelda in direzioni inattese ma apparentemente procedendo per tentativi, un passo giusto e un piede in fallo. The Wind Waker presentava un vasto mondo aperto e interamente esplorabile, ma era un mondo vuoto e privo di reali sfide; Twilight Princess è stato un grande Zelda ma troppo derivativo e privo di una propria forte personalità; Skyward Sword ci ha deliziati con soluzioni di gameplay innovative sacrificando però il coinvolgimento del giocatore e la sua libertà di scelta. Ma si è trattato davvero di un procedere a tentoni o tutto era parte di un piano più grande, di un percorso che conduceva al 3 marzo 2017, data in cui esordirà il nuovo capitolo della serie, Breath of the Wild?

Annunciato nel 2014, Breath of the Wild ha immediatamente stupito i fan con un breve spezzone di gameplay che era una vera e propria dichiarazione d’intenti: finalmente avrebbero avuto lo Zelda che a lungo avevano desiderato, finalmente avrebbero potuto cavalcare e combattere nelle sconfinate praterie di Hyrule senza limiti di sorta. Non solo: i giocatori sarebbero stati liberi di esplorare il mondo a loro piacimento e di scoprire la loro strada, senza alcuna imposizione e soprattutto senza i noiosi tutorial che avevano caratterizzato gli ultimi titoli della saga. Le parole open world e sandbox iniziarono a correre veloci sulle bocche dei fan e fioccarono i paragoni, primo tra tutti con l’allora recente Elder Scrolls V. Ci fu chi apprezzava la svolta e chi invece temeva che Nintendo sarebbe incappata in molti degli errori che altre software house commettono quando realizzano dei giochi a mondo aperto, ma indipendentemente dal giudizio il pubblico fece in fretta a sentenziare che Breath of the Wild sarebbe stato “lo Skyrim di Nintendo”, e a prima vista non avrebbe avuto torto.

Ma è davvero così?

È davvero l’open world che caratterizza Breath of the Wild o c’è altro sotto?

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È necessario tenere presente che l’open world tanto chiacchierato di questi tempi, al punto tale da sembare quasi una necessità per i giochi d’avventura, di fatto non è altro una cornice entro la quale il giocatore può avere più o meno libertà di azione. Skyrim e GTA V, per esempio, sono entrambi open world, ma le possibilità che i due giochi offrono differiscono in maniera sostanziale: da una parte abbiamo un rpg dal passo lento e a tratti incerto, in cui il giocatore può impersonale un personaggio e vivere una storia prendendosi tutto il tempo che vuole per godere della bellezza del mondo immergendosi nel gioco, ma stando sempre attento a non forzare troppo la mano perchè rischierebbe di imbattersi in limiti strutturali, bug o altre brutte sorprese; dall’altra un gioco che ti spinge a giocare con il gioco, mettendo a disposizione del giocatore un grande luna park in cui potersi sbizzarrire come più gli aggrada, che sia giocando “da manuale” o cercando di scoprire se è possibile lanciarsi da una montagna per abbattere un elicottero con un’automobile.

Personalmente ci ho messo un po’ a capire perchè il nuovo capitolo della saga mi suscitasse così tanta aspettativa e così tante buone sensazioni. Ho sempre desiderato un vero Zelda open world, ma in fondo di recente i vasti mondi da esplorare non mi sono mancati, primo tra tutti la sconfinata Mira di Xenoblade Chronicles X… eppure mancava sempre qualcosa. Infine, guardando diversi gameplay registrati nel corso degli eventi in cui Nintendo ha messo il titolo a disposizione del pubblico perchè potesse provarlo con mano, ho capito: quel qualcosa era il piacere della sperimentazione, dello scoprire non tesori nascosti o panorami ma le possibilità che il gioco mi offriva per interagire con il suo mondo.

A parere di chi scrive, è proprio questa la chiave: non la libertà di scelta o l’estensione della mappa, ma l’interazione. Breath of the Wild rappresenterà una pietra miliare nella serie Zelda non per la possibilità di esplorare un mondo gigantesco, ma per ciò che Link avrà la possibilità di fare in questo mondo e per come avrà la possibilità di farlo.

Il percorso iniziato anni addietro giunge qui al suo compimento: in Breath of the Wild Link e con lui il giocatore ha totale libertà di movimento, potendo saltare, scalare ogni superficie, accucciarsi, arrampicarsi sugli alberi, aggrapparsi alle sporgenze, scivolare sullo scudo come con uno snowboard, planare, senza più nulla che limiti la sua capacità di agire. Non solo, il principale strumento di Link in Breath of the Wild sarà infatti lo stupefacente motore fisico di cui il gioco è dotato, che permette un’immersione e un’interazione con il mondo di gioco che in un open world non ha precedenti: Link potrà abbattere alberi per usarli come ponti o per travolgere i nemici con i tronchi rotolanti, spostare travi per costruire leve e catapulte, appiccare incendi e diffonderli grazie al vento o usare il calore per ascendere con il paraglider, sfruttare magnetismo e forza cinetica per muovere rocce e pezzi di metallo a suo piacimento, creare colonne di ghiaccio per camminare sull’acqua e tante altre possibilità ancora da svelare.

Ricordate quanto tempo speso in Ocarina of Time semplicemente a tagliare l’erba con la spada, a gettare i sassi nell’acqua, a incendiare i bastoni o a rompere anfore? Ecco, prendete quella sensazione e moltiplicatela esponenzialmente, perchè è questo che Breath of the Wild proporrà: un vero e proprio sandbox in cui il giocatore non potrà semplicemente scegliere dove andare prima o cosa fare poi, ma potrà passare ore e ore semplicemente a scoprire nuove cose da fare e nuovi modi per farle.

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A cosa ci riporta tutto ciò? Secondo chi scrive, direttamente ad un certo idraulico che per la prima volta saltella in un mondo tridimensionale e a milioni di giocatori che si divertono a provare a raggiungere la cima di una collinetta, che scivolano giù da un pendio, che cercano di scoprire cosa c’è sotto la botola nel giardino del castello… un piacere puramente ludico insomma, non nuovo nel mondo dei videogiochi ma che Nintendo è intenzionata a tradurre per la prima volta nel mondo delle avventure a mondo aperto.

È per questo che sono convinto che il nuovo Zelda sarà realmente una rivoluzione ed è per questo che ritengo che Breath of the Wild non sarà lo Skyrim di Nintendo, bensì sarà il Super Mario 64 di Switch.

Breath of the Wild lascierà un segno profondo nel cuore dei giocatori e nel mondo dei videogiochi e, dal 3 marzo, la serie Zelda potrà nuovamente sfoggiare con orgoglio il titolo di Leggenda!

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