Recensioni

Il Punto su PK

Prospettiva ampia. La preferisco, specialmente quando parliamo di un prodotto come Pk, un fumetto che genera forti scossoni emotivi da ventisei anni. L’ultima volta che mi espressi in merito fu l’anno scorso, in un momento cruciale: tutto era stato messo di nuovo a repentaglio, molti disperavano, ma anche nell’ora più buia c’erano forze in gioco desiderose di ripescarne il relitto e rimetterlo in sesto.

Vediamo com’è andata, facendo una retrospettiva a volo d’uccello che parta da quel momento cruciale in cui avevamo lasciato il fumetto che diede inizio a questo posto.

Zona Franca (Sisti/Pastro). Come Una Leggendaria Notte Qualunque, anche questa storia è andata direttamente sul Topo, stavolta in due tempi. Il motivo era di permettere con questo escamotage di “evadere” dalla saga dei Galaxy Gate, che per ragioni logistiche andava pubblicata senza interruzioni nella sua testata dedicata. Trucco comprensibile per tirare fiato e donare fiducia ai lettori in un momento difficile. In una cinquantina di tavole Sisti torna a farci assaporare il suo punto di vista su Pk, prendendo lore e mitologie pregresse, ma costruendoci sopra un’idea nuova e sfiziosa: che in uno spazio fisico in cui è avvenuta una riscrittura della timeline ci possa essere margine per agire inosservati. E c’è altro: tanto per cominciare, due etti di Angus Fangus, un personaggio che Sisti “sente dentro” e che torna quindi ad essere usato in grande stile. Poi c’è Mary Ann Flagstarr, che dopo ventidue anni di inspiegabile assenza viene riaggiunta al cast disneyano, come se niente fosse. E in modo parimenti naturale, Sisti dispone nell’intreccio persino John Konnery e Axel Alpha, i personaggi creati da Artibani per il crossover con Doubleduck, aggiungendo a loro Velena Thorne, una new entry utile ad avvalorare la teoria del consiglio dei tre, espressa da Sisti proprio in un botta e risposta del Sollazzo molti anni fa. Un approccio a 360° che non dimentica niente, usando ogni strumento a disposizione per costruire in tutte le direzioni. Il lavoro di Pastro per reggere tutto questo in circa una cinquantina di tavole è enorme, e i personaggi risultano simpatici ed espressivi. Forse ci voleva qualche pagina in più e un po’ di azione in meno, dato che qua e là il ritmo risulta concitato, e di certo non penso che il pezzo forte della storia sia il robottone, che secondo me contribuisce ad alimentare uno stereotipo un po’ fuorviante sulla natura della serie. Ma al netto di tutto… Zona Franca è un atto di amore, e questo vince su tutto.

Una Nota su Cofanetti e Affini

Una Leggendaria Notte Qualunque e Zona Franca rappresentano ad oggi una piccola anomalia nel cammino seriale di Pk. Sarebbe bello vederle raccolte e immesse nel corretto flusso cronologico/editoriale di Pk. Ma dove? Entrambe hanno l’inconfondibile logo di PKNE con gli elettroni ma non hanno trovato spazio nel cofanetto definitivo uscito l’anno scorso, il che è spiacevole perché, logo a parte, costituivano una naturale prosecuzione di molte trame iniziate proprio in quel periodo. Avrebbero potuto essere inserite allora nel cofanetto speciale dedicato alle storie affini a PKNE, ma anche questo non è successo perché affianco ai più che giusti Timecrime e Pk Tube sono stati inseriti al loro posto due albi che non c’entravano niente. Nel futuro cofano dei Galaxy Gate chiaramente non potranno stare. Rimarrebbe l’ipotetico e futurissimo cofanetto con la nuova run di Sisti che potrebbe ospitarle, magari collocandole appena prima del Ragno d’Oro. Parlandone con lo stesso Sisti a Portogruaro sabato scorso è emerso che la collocazione cronologica ideale a questo punto potrebbe diventare quella. Ma si avrebbero comunque dei controsensi: il logo di PKNE fuori tempo massimo? Due storie apparse sul Topo e quindi ristampabili come Deluxe o Extra… inserite nel corpus di Topolino Fuoriserie? Narrativamente sarebbe ok, come sarebbe ok anche estendere il logo PKNE anche a tutte le storie del Fuoriserie, o inventarsene uno nuovo dato che un loro marchio specifico non ce l’hanno. Ma editorialmente?

Mi rendo conto che a prima vista queste possono risultare elucubrazioni teoriche e sterili, ma a ben vedere avere una buona consapevolezza di cosa sia stato prodotto, del suo significato e della sua collezionabilità può solo aiutare. Di recente su questo fronte è stato commesso un errore a mio avviso molto grave. La testata PK Giant si era riproposta nel 2014 di ristampare il corpus pikappico ma nel corso degli anni era andata incontro a errori di valutazione e sventure di ogni tipo che ne avevano provocato il decadimento e infine la chiusura. Per una questione di correttezza era stata però riaperta, col proposito di arrivare fino in fondo, anche a costo di andare in perdita. Era stato un gesto rispettoso per gli aquirenti, e anche lungimirante visto che le storie attuali poggiano proprio su questo materiale. Alla fine del percorso ci si era arrivati con molta fatica, tanto che verso la fine erano stati prodotti addirittura dei volumi speciali con le storie brevi per esser sicuri di non lasciare indietro nemmeno una pagina di fumetto. Se non fosse che proprio nell’ultimo volume, nel cui editoriale si sottolineava questo proposito completista, è saltata una Angus Tales. Storia che in origine era stata pubblicata un po’ distanziata rispetto alle altre della stessa serie e che quindi ci si aspettava potesse farne le spese, finendo nel dimenticatoio. Però, suvvia, sarebbe bastato un rapido controllo per notarla. Invece così siamo punto e a capo, il lavoro di ristampa non è finito, è uscito un volume che afferma cose non vere e il materiale rimasto fuori non è sufficiente a giustificare l’uscita di un altro. Davvero un peccato.

Obsidian (Gagnor/Pastro). Tornando alla dolorosa saga dei Galaxy Gate, abbiamo qui il ritorno del suo originario “showrunner” dopo la parentesi Sisti, per quello che è un tentativo di rimettersi in pista dopo i primi sfortunati numeri. Per quanto venga mantenuta quella “roboanza”, che investe anche il titolo e che a mio parere ci porta lontani da quello che è il “vero” senso di Pk, questo Gagnor “dopo la tempesta” si riesce a leggere con maggior serenità. Racconta meno, lo fa meglio e contiene qua e là anche qualche nota di rassegnazione per la sfortuna che hanno avuto i suoi personaggi. E’ la storia di un “colpo grosso” a tema spaziale, in cui i personaggi uno dopo l’altro cadono come mosche, e questo schema narrativo in genere funziona. Pastrovicchio fa il resto, e riesce a rendere chiare le scene, in un modo che dopo la performance di Lavoradori e Vian sembrava ormai impossibile. Si segnala anche una colorazione molto elaborata, che però – sarò onesto – qua e là eccede, lasciando che ombre, sfumature e altri effetti speciali abbiano la meglio sulla decifrabilità del disegno. Potrebbe essere solo un’impressione mia però, dato che altrove questi colori sono stati molto apprezzati.

I Giorni di PK (Gagnor-Sisti/Mangiatordi). E qui c’è ben poco che si possa dire. Il finale a quattro mani è anche l’albo in cui due approcci opposti a PK “dialogano” tra loro. La prima parte è palesemente in stile Gagnor, la seconda in stile Sisti. La prima cerca con immense difficoltà di dare un tono epico a una vicenda che non è partita da buone basi, che si è sviluppata molto male e che è drammaticamente naufragata, dopo il maldestro tentativo di raccontare le origini di Evron. La seconda parte ci ride sopra, cancellando gli ultimi due anni con un colpo di spugna, riportando tutto sui binari classici e divertendosi addirittura a rattoppare le incongruenze a cui erano legate le polemiche iniziali. Metafumetto puro. Si può essere tristi e arrabbiati per questo, oppure si può essere felici di vedere Pk riappropriarsi del proprio linguaggio, dopo due anni di travaglio. Ma al netto dell’ovvio massacro a cui l’opera Pk è andata incontro a partire dal 2019, un albo così non lo si può valutare né bene né male, perché è una storia inscindibile dal suo contesto autoriale. Al massimo lo si potrà studiare negli anni, perché un’anomalia editoriale del genere è a dir poco degna di interesse. Per fortuna è finita.

La Danza del Ragno D’Oro (Sisti/Mottura). Impressionante pensare come tutto conduca qui. Dopo che negli ultimi vent’anni abbiamo avuto scossoni editoriali di ogni tipo, ripartenze, pause, reboot, cambi di registro, cambi di formato, cambi di destinazione, eccoci tornati a casa. Con Paperino alla torre, con il simpatico Uno, avventure nuove di zecca e l’arguta penna di Alessandro Sisti a raccontarcele. Non sembra nemmeno possibile, è come se gli ultimi due decenni fossero stati il giro lungo per arrivare qui. La visione di Sisti è chiara: fare di Pk non una parentesi narrativa, non una versione parallela del personaggio, non un grumo male amalgamato nel mondo Disney, non un “problema”: Uno e la torre stanno lì a Paperopoli, pronti per reclutare Paperinik alla bisogna, e proiettarlo verso una girandola di avventure sempre nuove e sempre diverse. A patto, però, che siano raccontate in un certo modo.

Togliamoci prima di tutto il pensiero di dire che, ebbene sì, ancora una volta si avverte un po’ di compressione qua e là. Quarantaquattro tavole sono poche, e molte sequenze avrebbero avuto bisogno di più respiro, specialmente quelle d’azione o alcuni cambi di scena relativi alla realtà magica del ragno d’oro. Comprensibile tutto, comprensibili le difficoltà, l’epoca, la crisi della carta, ma un po’ di decompressione in più per il futuro può solo fare bene, anche a costo di diminuire gli eventi narrati, se proprio un aumento della foliazione non è possibile. Di contro, Paolo Mottura ha fatto un buon lavoro, dando dinamismo ma anche chiarezza alle tavole, e divertendosi come un matto a far saltare qua e là il buon Paperino.

Già, Paperino, 44 tavole finiscono in fretta

Detto questo, una storia del genere è figlia di un ragionamento su Pk che più giusto non si può. Questo per diverse ragioni: tanto per cominciare, è una storia nuova. Non è nuova per modo di dire, parla proprio di un argomento nuovo, apre un filone nuovo e quindi restituisce freschezza alla saga. Pur essendo nuova attinge a piene mani, però, a elementi della mitologia di Pk che erano stati messi là tanto tempo fa e usati poco: le correnti energetiche che avvolgono il pianeta e le loro implicazioni mistiche. E soprattutto coinvolge Xadhoom, la cui resurrezione avvenuta per motivi puramente celebrativi ai tempi di PKNE, aveva causato alla saga un nuovo vicolo cieco narrativo, che si spera ora possa essere risolto. Altra cosa importante è che questo filone nuovo, per la prima volta dopo tanto tempo, evade dalla solita iconografia associata a Pk: niente alieni, robottoni, superarmi spaziali, e mostri ipertrofici. Qualcosa c’è, ma non è il punto. Il titolo stesso sembra anticipare questa fuga dagli stereotipi, e preferisce rimanere enigmatico e descrittivo. Sisti sembra tenere a ricordarci che Pk è più che altro un linguaggio, un modo di pensare e di intendere le avventure Disney. Forse si perderà un po’ di pathos e di drammaticità, ma ne stiamo guadagnando sotto altri fronti. Quello della leggerezza, per esempio: Paperino che sparlotta insieme a Uno dei nuovi inquilini della torre restituisce un sapore unico, un umorismo di cui si sentiva la mancanza. E anche della profondità: Sisti è pur sempre quello de Le Parti e il Tutto, è quello del germe del proprio contrario, concetti grossi ma anche fini. Vederlo mettere sul tavolo considerazioni metafisiche sulla natura stessa della realtà mette l’acquolina in bocca. C’è margine per mettere in campo in futuro cose davvero molto interessanti, ricordando al lettore che alla base di Pk c’è il desiderio di raccontare cose folli sì, ma sempre all’interno del cosiddetto “plausible impossible”.

Plausible impossible
Plausible impossible

Penso che una volta portata a termine la meritoria opera artibanica che ha a tutti gli effetti salvato la continuity di Pk affrontando i fantasmi che l’avevano bloccato nel 2002, il next step più sensato da compiere fosse questo qui. Uno status quo stabile e a basso rischio, che permetta però alla sua anima più garbata e raffinata di continuare a esprimersi, dando a tutti una lezione di ottimo fumetto disneyano.