Reportage

La Tana del Sollazzo @ Lucca Comics & Games 2017

Primo Giorno: Una Lucca Otomicotica

Ogni anno vado a Lucca e al ritorno scrivo un resoconto dettagliato. E’ una tradizione che porto avanti sin dalla primissima Lucca Sollazza nel lontano 2006. Lo faccio perché Lucca per me è importante veramente, dato che rappresenta la “capitale” di tutto ciò che faccio e sono, il luogo in cui va inevitabilmente a convogliarsi ogni pezzo della mia vita: amicizie, amori, rimpianti, nostalgia, lavoro e opportunità, mescolati in un’unica grande esperienza. E anno dopo anno si aggiungono nuovi strati a questa esperienza, tanto da sovraccaricarla di significati ed emozioni. Non sono lucido quando parlo di Lucca, e ci mancherebbe altro. Poi mica li rileggo questi resoconti, potrei trovarci cose imbarazzanti. Ma mi conforta sapere che sono lì, come dei vecchi dagherrotipi pronti ad aprire una finestra sul mio passato, un compendio di ciò che quell’anno era la mia vita. E un giorno, quando sarò vecchio e emotivamente più robusto, magari li leggerò di seguito per vedere che effetto che fa.

Gli scorsi resoconti erano tetri forte. In questi ultimi due o tre anni ho vissuto delle fortissime crisi personali, e non ne ho fatto mistero. Questa volta non troverete grosse lamentele tra le righe, dato che ora me la passo bene. Sono psicologicamente più tranquillo, ho più di un buon lavoro e fondamentalmente mi sento sano. O quasi. Fisicamente non è che lo sia granché: più di un mese fa mi è cresciuto un fungo dentro il timpano, perforandomelo e lasciandomi mezzo sordo. E devo pagarne le conseguenze, ovvero passare almeno due mezz’ore al giorno a far terapie all’orecchio per alleviare i fastidi, a suon di acqua borica, gocce, goccette e goccioloni. Ma questo non mi fermerà: ho parecchio da fare in questi cinque giorni lucchesi! Tra cui occuparmi del Fumettazzo, che quest’anno è giunto al suo terzo episodio, dedicato a J. K. Rowling! In realtà ci sarebbe anche già il quarto, su Tolkien, ma devo ancora inchiostrarlo, per cui mi contento di stampare i primi tre su degli appositi albetti da distribuire agli amici del Sollazzo più affezionati. In tutto ne stampo sei triplette, una me la tengo io, una la dò a Manfredi Pumo che ne ha curato la grafica, e per le altre quattro si vedrà.

Dopo un viaggio in Bla Bla Car, una sosta a Firenze dalla zia e un tratto di treno, arrivo a Viareggio che per la seconda volta ospita la Tana del Sollazzo fisica. E che Tana! Una vera e propria reggia, grandissima, attrezzatissima e dotata di ogni comfort, compreso il cibo lasciato dai precedenti pernottatori. Dentro ci trovo i Sollazzi di quest’anno, ovvero Giada e il già citato manfroze. Il Porcattivo, il Pipistronzo e il Coniglio Spumiglio ovviamente completano il cast. Dopo una cena tranquilla, è il momento di procedere con il divertimento vero. Dal trolley del Coniglio Spumiglio spuntano ben due console Nintendo, ovvero il Mini Snes (che ho hackerato a meraviglia) e soprattutto lo Switch con Super Mario Odyssey, il videogioco che spodestò il sesso dalla lista delle priorità umane. E già che ci sono… lo finisco, sotto gli scroscianti applausi di manfroze. Sì, domani ci sarà anche la fiera, ma per il momento la priorità è impedire che Peach sposi Bowser! Mamma mia!

Secondo Giorno: Tre per Quattro!

Risiedere a Viareggio non è così scomodo, tutto sommato. La stazione è vicina, ben servita dai treni, e in casa abbiamo anche i doppi servizi, molto utili nel caso in cui il Pipistronzo decida di prendere residenza in bagno, occupando una buona mezz’ora solo per radersi. Arrivare in fiera è bello, specialmente se entri gratis. E quest’anno l’accredito non me lo becco solo io, ma anche il benemerito manfroze, che tanto si è speso negli ultimi mesi per il Sollazzo, risanandone ogni tumore. E giunto lì decido che le quattro rimanenti triplette del Fumettazzo cartaceo non andranno in mano a degli ipotetici futuri editori. Il progetto non è ancora compiuto, ed è troppo presto per valutare un volume. Meglio regalarlo ad alcuni amici che nel corso degli anni hanno creduto in me e nel mio singolare progetto online.

Il primo tris se lo becca Fausto Vitaliano. Lo incontro alla sua conferenza a Palazzo Ducale, durante la quale mi cerca tra il pubblico e mi interpella a tradimento per fargli lo spelling del termine “schidionare”. Che è un po’ il suo modo di dirmi ciao. Non male la conferenza, in cui lui racconta di come abbia voluto aggiungere, come se niente fosse, 12 tavole all’edizione in volume del Don Pipotte, dato che non si sentiva soddisfatto del risultato. Una mossa che trovo artisticamente onesta, nonché umile. Avere il coraggio di mettere il discussione un proprio lavoro, e agire in modo concreto per migliorarlo non è una cosa di cui sono capaci tutti. Complimenti Fausto, hai vinto tre meravigliose avventure del Porcattivo. Oink!

Poi Sisti. Eccolo là il Sisti, che parla in modo elegante e autoironico. Pure lui è uno che nel Sollazzo ci ha creduto, dichiarandosi un vero e proprio fan di questo mio esperimento di critica a fumetti. E io a mia volta mi ispiro ai suoi testi, quando scrivo i fascicoli di I Love Paperopoli. Il rapporto di stima e fiducia reciproca è concreto, e quindi ecco tre Porcattivi autografati pure per lui. Poi ci salutiamo, col fermo proposito di ribeccarci a breve. Non ci saremmo rivisti mai più.

Poi Casty. Lo vedo a pranzo e ci facciamo una birretta insieme a Giada, il Coniglio e Froze (quest’ultimo in realtà era altrove, ma io non ho alcun interesse nella verità). Lui è un altro “maestro” per quel che mi riguarda, e se posso ispirarmi a lui lo faccio. Oltretutto dice sempre che il Fumettazzo gli piace, anche se preferisce la fantascienza distopica. E allora nel prossimo ci infilo pure la fantascienza distopica, e per abbondare pure quella dispotica, sia mai che perda uno dei miei quattro lettori. Ma lo rimprovero pure, gli dico che sta facendo troppe poche storie, che è ormai un autore alla fine del suo arco vitale, che si sta lentamente spegnendo e che sento già quel buon odore di omnia in arrivo. Al che lui fa gli scongiuri e mi sciorina i suoi futuri progetti con sicumera risentita, dicendo di aver in serbo un mucchio di cose e di essere ancora nel fiore degli anni. Eheh, ha funzionato.

Infine i nostri amicissimi Turconi & Radice, che oramai sono diventati dei big. Così big che è pure difficile riuscire a passarci un bel po’ di tempo insieme come ai vecchi tempi. Eppure alla fine ci si riesce, e così ecco una tripletta anche per loro. L’ultima. E forse fra tutte questa è la mia mossa migliore: essendo antitecnologici e avversi al digitale, mi ringraziano per aver dato loro quella bellissima cosa chiamata carta.

Non solo autori, però. Perchè in fiera mi imbatto nel mitico Mazzotta, doppiatore. E persino nell’utente Goldensun, il dispettoso e punzecchioso troll del Sollazzo. Una figura incredibile, nella quale arte e demonio coesistono. E’ una legge non scritta nel web che chi trolla virtualmente poi dal vivo si riveli un pezzo di pane. E così è. Che tanto il pezzo di merda sono io, e così me ne approfitto per aumentare il tasso di glucosio nell’aria, spingendo Golden ad uno spontaneissimo abbraccio con… Breda! Ebbene sì, riecco dopo due anni di assenza il leggendario Lorenzo Breda, chiave inglese del Sollazzo e motore tecnico del Compendium. Quest’anno è un Breda sposato, e per giunta con Hybiscus, un Breda che si è fatto Uomo.

E poi ho comprato tante cose, e siccome mi piacciono le liste, ora ve le elenco tutte! Ovviamente non potevo non prendere Non Stancarti di Andare dei coniugi Turconi, o il “ritorno” di Rat-Man a tema spaziale. Poi il nuovo Star Wars, il nuovo Monster Allergy e addirittura il Lupo Mag, rilancione di Lupo Alberto firmato da autori con la A maiuscola, di cui avremo modo di parlare nelle prossime recensioni del sito. In Disney mi sono accaparrato le Definitive conclusive di Darkenblot e dei Milioni, la deluxe di Don Pipotte e la super deluxe di Timecrime (mannaggia al prezzo!). Poi il volume con la bilogia del Cuordipietra di Artibani e infine sua maestà la omnia di Don Rosa, che è tipo ciò che si richiedeva uscisse da una vita e trovo poco sensato non celebrarla. E infatti la celebreremo, dato che – lo annuncio qui in anteprima – stiamo per ritornare con il progetto del Don Rosa Compendium, grazie alla penna di Amedeo Badini Confalonieri e alla mia supervisione. Eh, oh. Volevate “more compendium” ed è ciò che avrete.

La sera succede una cosa bof. In casa troviamo in maniera del tutto randomica un dvd dei Tre Moschettieri, quel film caruccissimo dei DisneyToon con Topolino. Ce lo vediamo, ma ad un certo punto a froze viene sonno a cazzo e interrompiamo tutto per farlo dormire. Riprenderemo il mattino dopo, ma nel frattempo ho altro da fare. Metto a letto il Pipistronzo, il Porcattivo, Giada e il Coniglio e mi ritiro nei cavoli miei per leggermi il Lupazzo. Gh.

Terzo Giorno: Lynciato!

Quando in casa hai Super Mario Odyssey tu in fiera non ci vai. Eh, oh. E così il giorno dopo ci passiamo in casa tutta la mattina, approdando ai portoni di Lucca solo intorno a ora di pranzo. Giusto in tempo per la conferenza disneyana su Paperone. Da quelle parti si riunisce un bel po’ di web disney, rivedo Breda, rivedo Zangief, e c’è pure Faraci, Freccero, Hybiscus, Catenacci. Millemila persone, insomma. Belle, brutte, grasse e magre, alcune che mi fa maggiormente piacere vedere e altre che buongiorno, buonasera, a posto così. Quel giorno Giada si emancipa e inizia a vagare per la città a caccia di manga in piena autonomia, portandosi dietro il Coniglio Spumiglio perché è molto kawaii, e così io, il Pipistronzo, Froze e il Porcattivo, colpiti in modo sincero da una siffatta dichiarazione d’indipendenza, ce ne andiamo al bar a bere un buon panino alla fragola. Quel giorno spiovazza e io ho una palandrana, e persino un ombrello, e così mi diletto a imitare quelle movenze da burbero usuraio alla Scrooge che tanto mi stanno bene addosso. Manfroze si diverte molto e ride a voce alta.

Nel pomeriggio vaghiamo per i privati, e procedo al mio unico acquisto della giornata, il blu-ray di quella nippomeraviglia di Your Name, uscito fresco fresco in diretta lucchese. Poi, quando il sole tramonta, accettiamo l’invito di Fausto a scolarci una birra insieme. All’inizio si ride e si scherza, e addirittura ci mettiamo a fare i disegnini insieme per i ragazzini che passano di là. Ma poi nella folla scorgo un cosplay dell’ammiraglio Ackbar che mi mette in guardia: è una trappola! Ebbene sì, Vitaliano non mi ha mica perdonato la stroncatura che ho fatto di Twin Peaks nell’articolazzo di qualche tempo fa. E così me le canta, e me le suona come solo lui sa fare, prima di involarsi con una risata pelosa. A ricostruirmi l’ego pensano i due incontri conclusivi della giornata: Cavazzano che si complimenta per il mio lavoro su I Love Paperopoli, che dice di seguire sempre, e Recchioni che dice che il forum del Sollazzo è stato fra i più gloriosi del web, con discussioni in grado di destabilizzare l’ordine costituito. E con questa nota d’orgoglio ce ne andiamo a casa, dove ci attende una lunga nottata a base di alcool & Mario (per tutti) e Monster Allergy (per me). Domani si torna in fiera, ma prima ci sarà da sconfiggere un nuovo nemico: lo scagotto.

Quarto Giorno: Il Mio Unico Vero Amore

Ci bruciamo un’altra mattinata per via dello scagotto. Infatti per colpa degli imbarazzi di pancia… ehm… del Porcattivo, ci perdiamo il primo treno, e arriviamo in fiera tardisssssssimo. Ma oggi è il giorno in cui dobbiamo finalmente visitare il games, zona che ogni anno snobbo, e che mai come quest’anno mi offre il suo meglio. Perché da quelle parti non ci sono solo i giochi da tavolo, ma I LIBRI, lo stand della Nemo Academy etc. Ecco, la Nemo. Incontro Chiarotti, che non vedevo dall’evento fiorentino a tema Goldberg (recuperatelo il mio resoconto di quella volta, ok?) che mi presenta John Nevarez, un animatore pixariano al quale prontamente mostro il mio impegno nel suo settore, ovvero il Compendium. Ma proprio nel momento in cui avrei bisogno di una mano per destreggiarmi col linguaggio d’albione e soprattutto di un cellulare che non si inceppi ad ogni click, ecco che mi accorgo che manfroze è sparito, che Giada è andata a quel paese (la Japan Town, cosa credevate) insieme agli animatti e che sono solo al mondo. Eppure me la cavo.

Ma vi dirò di più! In uno stand poco distante, indovinate cose trovo? Le Lettere di Babbo Natale di Tolkien, un lussuoso libro cartonato tutto rosso e vezzoso, che riproduce le letterine fittizie che babbo Tolkien mandava ai suoi bambini spacciandosi per Santa Claus. Sapete tutti come la penso sugli “inediti” di Tolkien, mi lasciano moolto scettico. Eppure per questo faccio un’eccezione: è un prodotto compiuto, tenero, artistico e non una supercazzola filologica partorita dalla rapace mente del figlio Christopher.

E poi trovo la bomba. La bomba vera. Allo stand multiplayer mi attende il lussuoso Playing with Super Power, un enorme librone firmato Nintendo, che racconta la storia della generazione SNES. Il motivo della sua uscita è ovviamente promuovere quella meraviglia dello SNES Mini, che io adoro per il suo esser riuscito a combinare feticismo oggettistico con le esigenze di archiviazione digitale. Emulazione filologica e a prova di futuro, insomma. Ecco, io un libro che celebra questa gen lo desidero (e lo desidererei per ogni gen), ma il bello di questo volume è che è esattamente come l’avrei voluto io. Non l’avrei fatto diversamente da così. C’è una sezione introduttiva in cui si parla della console, poi un capitolo dedicato ad ogni gioco prodotto da Nintendo in quella fase (certo, i più importanti). E ogni capitolo è a sua volta suddiviso in paragrafetti discorsivi, che si focalizzano sulla storia, e chiudono con la legacy, ovvero i titoli della serie che sarebbero seguiti. Insomma, la struttura del Compendium. Come se me lo fossi confezionato da solo. Dio, se ci penso piango.

Ecco, io una simile meraviglia me la comprerei a occhi chiusi. Ma la cosa buffa è che lo standista cerca di vendermela imbottendomi di panzane e informazioni errate e svianti, nell’ottica di indorarmi la pillola. Indorarmela con un numero di carati inferiore a quello che io ho effettivamente stimato, e questo è criminale. Prima me lo spaccia come il quarto volume della serie di libriccini prodotti da Multiplayer sulla storia Nintendo, il che è palesemente falso, basta guardarlo. Poi mi viene a raccontare che il volume parla del NES oltre che dello SNES. Io che sono il Grrodoni e conosco il prodotto meglio di lui, e che sul lavoro sono anche un venditore migliore di lui, gli impartisco due lezioni di vita e lo faccio ritirare nella vergogna. Poi, siccome mi fa anche un po’ pena, gli pago pure la merce, perché dai, ci vuole umanità.

Allo stand Panini raccatto il volume cartonato sulla miniserie Starwarsiana Obi-Wan e Anakin, che sarà il mio ultimissimo acquisto lucchese per quest’anno. Ho speso anche troppo, ed è il momento di tirare i remi in barca. Quindi mi siedo su un gradino davanti al Palapanini e mi disattivo. In fin dei conti ho praticamente ottenuto tutto quello che volevo, sia sul fronte materiale che su quello umano. Non mi rimane che riposare. Manfroze e il Porcattivo mi ritrovano ancora là tutto impolverato ore dopo, quasi causalmente. Mi raccattano e mi portano a visitare lo stand Nintendo, la Japan Town, poi mi propongono una passeggiata sulle mura e, una volta giunti a casa, mi cucinano una bella carbonara per riattivarmi per bene. Ma ogni sforzo è vano, io sono ormai in pace. Certo, manca ancora la giornata conclusiva, ma a che pro? Al climax oramai ci sono giunto grazie all’amata Nintendo, che mai come quest’anno ha saputo rinfocolarmi la passione. Di che altro potrei mai aver bisogno?….

Quinto Giorno: La Tana del Sollazzo

…avevo bisogno del Sollazzo. Me ne accorgo quando li vedo arrivare, ed era un bel po’ che non li vedevo, almeno tutti insieme. Il tempo spesso tende ad allontanare le persone: il lavoro, l’anzianità che avanza, le abitudini che cambiano, i cazzi e i mazzi. Ma oggi per la prima volta dopo molto tempo siamo di nuovo un gruppone, e possiamo così salutare degnamente la fiera. Storicamente l’ultimo giorno di fiera è sempre il più triste, la mattina si fanno le pulizie, si deve pensare ai bagagli, spesso piove e l’idea di dover prendere un treno o un Bla Bla Car a metà pomeriggio lascia sempre una strana sensazione di malinconia. Quest’anno però è diverso e c’è letizia nell’aria.

L’occasione è semplice, semplice, eh! Un bar, un panino con la porchetta, il Porcattivo che mi guarda storto, Manfroze, Giada, il Pipistronzo, Breda, Hybiscus, il Coniglio, Tigrotta, l’immarcescibile gianduja. E c’è persino Stefano Berti, un sollazziere raro, che però ha una sua importanza: due anni fa, quando ero depresso, mi disse che dovevo mettere insieme i pezzi della mia vita. Io ho reinterpretato il consiglio e ho creato il Fumettazzo, che è un gigantesco crossover di tutte le componenti di me, dalla critica, al disegno, alla autocelebrativa prosopopea. Lui di sicuro non intendeva questo, ma l’importante nella vita è disattendere le aspettative di chi ti sta intorno.

C’è anche spazio di un po’ di acquisti. Giada riceve l’incarico da Bordy e gli altri padovani di procurare alcune cosette alla Bonelli, e successivamente passiamo alla Bao per un salutino ai Turconi, a Zerocalcare e a.. Kieron Gillen, l’autore di Darth Vader e altri fumetti starwarsiani di mio interesse. Questa volta manfroze c’è, e al mio fianco gli spamma il Fumettazzo 2, ovvero l’episodio su George Lucas, con cui celebro il lavoro di Gillen, Hidalgo e soci e la loro creazione di un mosaico crossmediale senza precedenti. E Gillen risponde che ha una moglie italiana, per cui la barriera linguistica non si pone, e potrà leggerci volentieri. Benvenuto nell’albero del Sollazzo, Kieron.

Poi Lucca finisce, stavolta per davvero. Un corposo viaggio in Bla Bla Car, un lungo resoconto verbale agli amici di Padova che mi attendono all’arrivo (desiderosi di accaparrarsi le bonellate richieste), e infine un ancor più lungo bestemmione non appena mi accorgo che durante la mia assenza la batteria della mia Matiz è andata. Bé pazienza, dopotutto a differenza della scorsa Lucca, questa volta non ritorno a una vita misera e disagiata, ma a qualcosa di molto meglio. Certo, il grattacielo di libri e fumetti sorto sul mio condomino minaccia di crollarmi in faccia mentre dormo, le 999 lune da prendere in Mario premeditano di far scempio del mio tempo, il Don Rosa Compendium da editare, il Fumettazzo 4 da inchiostrare, le recensioni e il resoconto da scrivere mi hanno già saturato ogni scampolo di libertà. Ma, ehi, è la realtà che mi sono scelto e costruito in questi 33 anni di vita e non ne cambierei mezza virgola per nessun motivo al mondo. E forse è questo che si prova quando si sta bene. Otomicosi a parte.

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