The Mickey Mouse Club March

Nasce il Mickey Mouse Club

In seguito al boom della televisione, avvenuto a partire dagli anni 50, Walt Disney si rende conto che il mercato dei cortometraggi sta rapidamente andando in declino, e così decide di cavalcare la novità, focalizzando i suoi sforzi produttivi su questo nuovo mezzo. Nel 1954 viene dato il via alla serie tv antologica Disneyland, che ogni settimana riproporrà filmati d'archivio, combinandoli con altro materiale realizzato per l'occasione. L'anno successivo Walt Disney lancia invece il suo secondo programma televisivo, il Mickey Mouse Club, una sorta di varietà quotidiano, destinato ad un target leggermente più giovane. All'interno di questo programma trovavano spazio cortometraggi di repertorio, ma anche molte cose nuove, come gli short del Grillo Parlante e alcuni brevi telefilm. Il tessuto connettore di tutto questo materiale disparato erano le sequenze registrate in studio, in cui un gruppo di bambini conosciuti come Mouseketeers si esibivano, cantando e ballando. La loro tradizionale “divisa” era il famoso cappellino con le orecchie di Topolino, e all'interno di questo gruppo militavano alcune future celebrità disneyane, come Annette Funicello.

Molto Più di una Sigla

Uno degli elementi più iconici dello show era sicuramente la sequenza animata d'apertura, così ben fatta da poter essere considerata non una semplice sigla, bensì un vero e proprio cortometraggio musicale. La cosiddetta Mickey Mouse Club March durava poco più di due minuti e mezzo, ed era stata girata a colori, malgrado le trasmissioni d'epoca fossero ancora in bianco e nero. L'autore del brano era Jimmy Dodd, maestro di cerimonie dello show e compositore presso lo studio anche di alcune canzoni per la serie di Zorro. Nella sequenza l'intera banda Disney sfila festosamente, a ritmo di musica e in abiti da parata. Topolino chiaramente conduce la fila, Minni e Paperina fanno le majorette e Clarabella, opportunamente sdoppiata, svolge il ruolo di ragazza pon pon. Insieme a loro troviamo Pluto alle percussioni, Tip e Tap e gli altri orfani ai fiati, mentre Pippo viene trasformato in una sorta di one man band. Se escludiamo il nuovo taglio degli occhi, il suo design sembra essere tornato quello di sempre, dopo le strampalate evoluzioni viste nei suoi ultimi cortometraggi.

La Parata dei Cameo

Nella sequenza c'è spazio anche per Gambadilegno, Orazio, Qui, Quo, Qua e un Paperino piuttosto livoroso, intento a urlare il proprio nome per coprire quello del suo “rivale” Topolino. Sono stranamente assenti però Cip e Ciop, il cui posto sembra esser stato completamente rubato dalla truppa del parco di Brownstone. Infatti, nella Marcia di Topolino un ruolo consistente è ricoperto dal ranger Ocarina, che fa il tamburino alla testa della sua brigata di orsi, fra i quali spicca chiaramente il simpaticissimo Humphrey. Evidentemente, si pensava all'epoca che questi straordinari personaggi fossero destinati ad una carriera più duratura. La sequenza vuole essere una summa di tutto ciò che in tre decenni lo studio ha prodotto di rilevante, e così, oltre agli standard characters, appaiono anche i personaggi dei lungometraggi come Dumbo e il topo Timothy, insieme ovviamente al Grillo Parlante, che all'interno dello show avrà un ruolo considerevole. Infine, non mancano i personaggi delle Silly Symphony: Little Hiawatha, Max Hare, Toby Tortoise, Abner Mouse e, soprattutto, i tre porcellini con Ezechiele Lupo.

Zio Paperone

Il cameo più singolare è però senza alcun dubbio quello di Zio Paperone, che fa qui il suo esordio nell'animazione, sbucando proprio dal cilindro di Ezechiele, come una sorta di Jack-in-the Box. Uncle Scrooge McDuck era stato creato otto anni prima da Carl Barks per i comic book prodotti dall'etichetta Western, licenziataria del marchio Disney, e in breve tempo aveva raggiunto una tale popolarità da aggiudicarsi una testata a fumetti tutta sua. Sebbene le creazioni fumettistiche difficilmente filtrassero all'interno della produzione animata, viene qui fatta una felice eccezione, regalando al personaggio il posto che gli spetta all'interno del canone disneyano. Se il mercato dei cortometraggi non fosse andato a rotoli, probabilmente lo Zione avrebbe fatto presto il suo debutto sul grande schermo, e invece così non fu, e per rivederlo sarebbe stato necessario aspettare la sua ripresa per mano del grande Ward Kimball più di un decennio dopo, in Scrooge McDuck and the Money (1967).

Come al Cinema

Sul fronte grafico la sequenza è davvero notevole. Sebbene all'epoca non si potessero certo stanziare grosse cifre per produrre animazione destinata al circuito televisivo, allo studio Disney non vi era alcuna reale distinzione produttiva fra grande e piccolo schermo. Erano gli anni dell'animazione ridotta e delle stilizzazioni estreme, scelte artistiche ed espressive dettate dalla necessità di ridurre il budget, per cui lo stile delle produzioni cinematografiche e televisive era sostanzialmente il medesimo. Se escludiamo un'evidente sbavatura durante il cameo di Max, Toby e Little Hiawatha, il resto della Marcia di Topolino presenta uno stile davvero impeccabile. L'animazione dei personaggi risulta davvero molto ricca, mentre gli sfondi hanno uno stile astratto e stilizzato. Si distingue, a questo proposito, la deliziosa parentesi in cui la banda Disney si fa da parte e vediamo le note musicali trasformarsi in strumenti, in una fantasia visiva che ha ben poco da invidiare ad altre sequenze animate destinate al grande schermo.

Paperino e il Gong

Infine, uno dei punti più importanti di questa storica sigla è il finale, che di volta in volta presenta una gag differente. L'idea di giocare con le aspettative dello spettatore, proponendo una variante a sorpresa all'interno di una sequenza che si suppone debba essere sempre uguale a sé stessa, è alla base di alcune moderne sigle televisive. Basti pensare al leggendario Muppet Show (1976), alla straordinaria serie Animaniacs (1993), o alla storica couch gag de I Simpson (1989), diventata ormai un esercizio di stile tale da adombrare la serie stessa. In questo caso troviamo Paperino che cerca di avere il suo momento di gloria suonando l'ultima nota di gong, atto che gli verrà puntualmente impedito dai fattori esterni più disparati. L'animazione di Paperino è a dir poco strepitosa, e non stupisce che lo storico Leonard Maltin abbia voluto raccogliere tutte e dieci le varianti, celandole come easter egg all'interno del terzo volume dei Disney Treasures dedicato a Paperino. Inoltre, questa stessa idea sarà ripresa anche nella sigla d'apertura della serie televisiva Mickey MouseWorks (1999), in cui il povero Donald cadrà vittima della sua vanagloria in modi sempre diversi.

di Valerio Paccagnella - Laureato in lettere moderne, è da sempre un grande appassionato di arti mediatiche, con un occhio di riguardo per il fumetto e l'animazione disneyana. Per hobby scrive recensioni, disegna e sceneggia. Nel 2005 fonda “La Tana del Sollazzo”, piattaforma web per la quale darà vita a diverse iniziative, fra cui l'enciclopedico The Disney Compendium e Il Fumettazzo, curioso esperimento di critica a fumetti. Dal 2011 collabora inoltre anche con Disney: scrive articoli per Topolino e Paperinik, e realizza progetti come la Topopedia e I Love Paperopoli.

Scheda tecnica

  • Titolo originale: The Mickey Mouse Club March
  • Anno: 1955
  • Durata:
  • Produzione: Walt Disney

Credits

Nome Ruolo
Walt Disney Produttore