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I Puffi: Viaggio nella Foresta Segreta

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Sembrava la volta buona, questa. Dopo i due terrificanti ibridi live action/CGI la Sony Pictures Animation aveva annunciato di voler finalmente produrre un lungometraggio animato dei Puffi come si deve, fedele nell’estetica al lavoro di Peyo. E – si sperava – anche nello spirito. Perché dopo anni e anni di cartoni animati per la tv, ancora non si era visto un adattamento dei Puffi che realmente tenesse conto della vena satirica del fumetto. I Puffi cartacei erano davvero roba buona, materiale arguto e universale, in grado di far generare riflessioni anche amare sulla nostra società. Era ora che questo concetto venisse fuori, puffa miseria! L’uscita dei primi trailer già sollevava qualche dubbio. Esteticamente il film si confermava il miracolo che si era ripromesso di essere: colori vibranti, atmosfere fiabesche e una CGI che portava nella terza dimensione lo stile di Peyo. Era chiaro però che l’aspetto satirico sarebbe stato ancora una volta sacrificato per puntare tutto sull’avventura. E vabbè, non si può avere la botte piena e il puffo ubriaco. Assai controverso però l’oggetto di questa avventura: il ritrovamento di un viaggio di sole puffe. Un tabù dell’epopea puffosa, quello della cronica mancanza di ragazze, sarebbe stato infranto. E, con buona pace dei puristi, andava bene così: poteva essere una cosa davvero coraggiosa, se ben gestita.
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Non è stata ben gestita. Il nuovo film dei Puffi è una cocente delusione sotto molti punti di vista. Si salva chiaramente l’aspetto visivo, che mantiene ogni promessa e si spinge anche oltre: le immagini sono incantevoli, la mimica dei personaggi ben azzeccata e la resa cartoon delle animazioni deve moltissimo alle sperimentazioni fatte in questi anni in campo disneyano e non (ricorderei I Peanuts o i lavori di Tartakovksy). Una festa per gli occhi, insomma. E basta. Il resto è un caotico susseguirsi di gag sguaiate, snocciolate ad una tale velocità da sballare del tutto il ritmo narrativo. La regia di Kelly Asbury è dozzinale e poco ispirata, incapace di gestire per bene il materiale a disposizione. L’impressione è che il film sia stato letteralmente massacrato nel corso della sua produzione, e che un po’ tutti ci abbiano infilato le manacce, inserendo di peso siparietti poco felici e sequenze musicali del tutto inadeguate e fuori luogo. Non si fa in tempo a stupirsi delle meraviglie visive offerte dalle magiche radure, che l’intrusione di pezzi dance piazzati in malo modo spezzano ogni illusione, ricordandoci che stiamo pur sempre vedendo cinema d’animazione di basso rango. Ed è un peccato.
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Forte delusione anche sulla questione puffe. Quello che difatto è un ribaltone impressionante della mitologia puffosa non viene assolutamente approfondito, spiegato o sottolineato. Se il villaggio segreto fosse stato abitato da carciofi quadrupedi sarebbe stato più o meno lo stesso, per la rilevanza che ha. Ma questo dopotutto potrebbe anche essere un bene. Forse è meglio che non sia una produzione animata a ridefinire con precisione le regole del mondo puffo, ma una voce più affidabile. La nuova serie di cartonati francesi che sembrerebbero voler proiettare questa stessa vicenda – e le sue conseguenze – nel canone cartaceo, ad esempio. Il film in questione con l’universo fumettistico c’entra ancora troppo poco e preferisce invece allinearsi alla tradizione televisiva che intende la Puffetta come un’antica alleata di Gargamella, poi redenta per magia. Non è così che l’aveva pensata Peyo, che nelle sue argute, pungenti e dissacranti pagine ci aveva raccontato di una Puffetta del tutto in buona fede, creata da Gargamella per infliggere ai Puffi il supremo castigo: la donna.

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