Star Wars: Episodio IV - Una Nuova Speranza

Iniziare in Medias Res

Secondo George Lucas, la saga di Star Wars racconta la vita di Anakin Skywalker, la sua caduta e la sua redenzione. È curioso però che la seconda parte della storia sia stata narrata per prima, nel corso della “trilogia originale”, che comprende gli episodi IV-V-VI. Girano molte storie sulla genesi del progetto Star Wars e sulle motivazioni che portarono Lucas a scegliere di partire proprio con il quarto episodio. Il regista infatti nel corso degli anni ha dato svariate versioni degli stessi fatti, finendo spesso per contraddirsi. Quel che è certo è che l'ispirazione di partenza era arrivata da un genere cinematografico poco conosciuto, ovvero i cosiddetti serial di fantascienza degli anni 30. Si trattava di cortometraggi in live action che venivano proiettati in apertura di spettacolo e che portavano avanti narrazioni episodiche, un po' come le moderne serie televisive. Dopo aver ultimato American Graffiti (1973), Lucas aveva voglia di cambiare completamente genere e gli tornarono in mente proprio quelle serie che avevano colpito la sua immaginazione da bambino, prima fra tutte Flash Gordon. Inizialmente il regista desiderava produrre un adattamento proprio di Flash Gordon ma non riuscì ad ottenerne i diritti, così decise di fare da sé e costruire la propria storia.

Non era però la fantascienza tradizionale a interessargli, ma qualcosa di più esotico, che conservasse un sapore fiabesco. Lucas dunque non si limitò a farsi ispirare dai suoi amati serial, ma andò oltre, incorporando influenze da opere ancora precedenti, ad esempio il ciclo di romanzi di Edgar Rice Borroughs dedicati a John Carter di Marte, o successive, come il cinema di Akira Kurosawa. Per arrivare alla versione definitiva della storia ci vollero varie bozze, e per più di quattro volte George si trovò a riscrivere tutto quanto, apportando una miriade di aggiustamenti. Un adattamento a fumetti di quella che era stata la prima versione della storia, intitolata The Star Wars, è addirittura stato pubblicato dalla Dark Horse nel 2013 e può dare un'idea di quali fossero i presupposti della saga e come si modificarono nel tempo. Ciò che emerge è però che nomi, luoghi e fatti che furono presentati molti anni dopo, come ad esempio quello di Mace Windu, fossero già in quell'enorme calderone ribollente che era la mente di George Lucas. Il regista sapeva bene che non aveva ancora i mezzi per portare sullo schermo una storia particolarmente complessa e decise di adattare gli eventi che gli sembravano più facili da realizzare, iniziando quindi in medias res.

Sebbene il suo team di lavoro, la Lucasfilm, esistesse già, non era ancora abbastanza forte da potersi autosostenere, e quindi fu necessario appoggiarsi alla 20th Century Fox, unico colosso cinematografico che volle dare una chanche al progetto. La Fox era però priva di un adeguato comparto effetti speciali, così George fu costretto ad imbastirne uno lui e a dare vita così alla famosissima Industrial Light and Magic. La lavorazione della pellicola non fu comunque agevole e Lucas andò incontro a svariati contrattempi, finendo per ottenere un brutto esaurimento nervoso. Il problema era che nessuno credeva davvero nel film: l'anima fiabesca di Star Wars non veniva capita e fra gli addetti ai lavori si tendeva a sminuire il progetto ritenendolo una cosa da bambini. La proiezione di prova in particolare fu molto difficile per Lucas, dal momento che nessuno degli invitati sembrò gradire il risultato. L'unica voce fuori dal coro fu quella di Steven Spielberg, amico personale di Lucas, che contrariamente alla aspettative di tutti sostenne Star Wars, dichiarando che sarebbe stato una vera e propria hit. Aveva ragione lui.

Diverremo Tutti Magrissimi!

Una Nuova Speranza si svolge due decenni dopo il colpo di stato di Palpatine e l'instaurarsi del suo Impero Galattico. La galassia adesso è sotto il controllo imperiale, le regioni dell'Orlo Esterno sono governate dal crudele Moff Tarkin, e Anakin con il nome di Darth Vader continua a operare come braccio destro dell'Imperatore. Siamo in un momento chiave nella storia della galassia: Palpatine ha infatti sciolto definitivamente il senato ed è pronto a inaugurare la Morte Nera, “l'arma definitiva per il mantenimento della pace”, una stazione da battaglia in grado di distruggere un intero pianeta con un raggio. È in uno scenario tanto desolante che si affaccia il giovane contadinello Luke Skywalker (Mark Hamill), coinvolto negli eventi quasi per caso. Le dinamiche sono quelle delle fiabe più classiche e dei miti antichi: il giovane eroe con riluttanza decide di seguire le vie dei Jedi, facendosi addestrare da un invecchiato Obi-Wan Kenobi (Alec Guinness), per poi unirsi all'Alleanza Ribelle. In compagnia del simpatico contrabbandiere Han Solo (Harrison Ford), Luke si ritroverà a salvare la principessa Leia Organa (Carrie Fisher) dalle grinfie di Moff Tarkin e infine a distruggere la stessa Morte Nera nel corso della famigerata Battaglia di Yavin.

La trama è davvero lineare, ed è molto distante dagli intrighi politici che troviamo nei prequel o anche solo dai colpi di scena da soap opera presenti negli episodi successivi. Eppure nella sua semplicità la narrazione si rivela efficace e in grado di appassionare lo spettatore, facendolo entrare nella storia in modo agevole e ricco di calore. Il punto di vista del pubblico coincide con quello di Luke, spaesato nel suo trovarsi faccia a faccia con una realtà più grande della sua, e viene così accompagnato alla scoperta della galassia, dei Jedi e della Forza. Quest'ultimo elemento si rivela una delle intuizioni più felici di Lucas, una sorta di religione locale tanto affascinante quanto vaga, capace di funzionare benissimo anche come metafora per spiegare il funzionamento dell'animo umano. Non mancano ovviamente le ingenuità e le trovate un po' grossolane tipiche del regista, che vengono tuttavia smorzate e rese più accettabili dal contesto un po' rétro della pellicola.

La sequenza iniziale in cui vediamo i droidi C-3PO e R2-D2 arrancare tra le dune di Tatooine, ad esempio, ha dei ritmi a dir poco soporiferi, né si può dire che i siparietti dei due personaggi risultino particolarmente brillanti. Molti dialoghi inoltre tradiscono la vena sempliciona che da sempre si associa a George Lucas: il tono delle scene conclusive in cui i personaggi festeggiano il lieto fine, tralasciando le drammatiche implicazioni di ciò che hanno appena vissuto, sarebbe oggi impensabile. Non stupisce che una delle prime produzioni fumettistiche del nuovo canone sia stata la miniserie Princess Leia, in cui vengono affrontate seriamente le conseguenze della distruzione del pianeta Alderaan. Tutte queste piccole sbavature vengono messe in secondo piano dalla recitazione di Ford che ci consegna un personaggio davvero incredibile: Han Solo è il vero mattatore della pellicola, capace di rendere iconica ogni singola frase da lui pronunciata. Luke e Leia nei loro momenti migliori non arrivano nemmeno a lambire il carisma di Solo, e questo è dovuto allo stesso Ford che all'epoca interferì aspramente sul lavoro di Lucas, facendo spesso e volentieri di testa sua. Se Star Wars è oggi il mito che conosciamo buona parte del merito è di quel simpatico sbruffone.

Antico Futuro

Un'altra ottima intuizione di George Lucas fu quella di dare all'universo di Star Wars un look radicalmente diverso da quello di altri scenari futuristici. Gli ambienti in cui si sarebbero mossi i personaggi dovevano avere un aspetto decadente, come se si trattasse di un “futuro invecchiato”. La tecnologia ovviamente era presente in dosi massicce, ma in un certo senso veniva data per scontata, accentuando così il sapore fiabesco e dando paradossalmente al tutto una maggior credibilità. L'uomo chiave per questo lavoro fu il grande Ralph McQuarrie, concept artist che impostò lo stile generale dell'intero film, realizzando disegni e bozzetti che potessero ispirare la produzione e conferire ai pianeti quell'aspetto vissuto che si andava ricercando. Va detto che Una Nuova Speranza è anche uno degli episodi della saga più poveri, dato che presenta un numero piuttosto limitato di ambientazioni. Ce n'è una che però rimase nel cuore di ogni appassionato, tanto da diventare la costante dell'intera saga: il desertico pianeta Tatooine.

Sebbene inizialmente Lucas avesse concepito la patria di Luke come una giungla, si convinse poi che il deserto sarebbe stato molto più semplice da rappresentare. La Tunisia divenne quindi il luogo eletto per girare le scene ambientate nel Mare delle Dune, nel Canyon del Mendicante o nella turbolenta cittadina di Mos Eisley, tutti luoghi che avrebbero dato a Tatooine un sapore mediorientale e un'atmosfera dai forti richiami biblici. Un'altra ambientazione su cui il film per forza di cose insiste molto è la Morte Nera, teatro dell'intera parte centrale. Qui si ricorre ovviamente ad un look più freddo e scarno, anche a causa delle limitazioni tecniche e di budget che all'epoca attanagliavano la neonata Lucasfilm. Il terzo grande scenario, benché sottoutilizzato, è Yavin 4, una luna boscosa scelta dall'Alleanza Ribelle come base per le proprie operazioni segrete.

La struttura che i ribelli occupano ha dell'incredibile: si tratta dei templi dei Massassi, un'antica razza guerriera schiavizzata dai Sith e adesso estinta. Lo stile questa volta richiama quello delle civiltà precolombiane, e sebbene la backstory del luogo rimanga dietro le quinte, se ne percepisce tutto il fascino e la profondità. Purtroppo però la cosiddetta battaglia di Yavin avviene principalmente nello spazio circostante, finendo per sprecare tanta meraviglia. L'assalto finale alla Morte Nera di contro risulta visivamente meno brillante e, fatta eccezione per alcuni momenti salienti, leggermente invecchiata. Infine una nota di merito va agli effetti speciali. L'Industrial Light and Magic all'epoca fece un lavoro enorme per cercare di venire incontro alla visione di Lucas, pur facendo un grande uso di pupazzi e stratagemmi a tratti grotteschi, specialmente nella sequenza a Mos Eisley. George Lucas avrebbe più tardi cercato di cambiare le carte in tavola, aggiungendo elementi in CGI per avvicinare la pellicola ai suoi canoni, ma finendo per ricevere aspre critiche dai cultori della saga, molto amata anche in virtù del suo aspetto rétro.

John Williams e Ben Burtt

Come si è visto, l'intenzione di George Lucas era quella di differenziarsi il più possibile dal genere fantascientifico, abbracciando un campo molto più vasto. L'aspetto fiabesco e i toni epici andavano pertanto accompagnati ad una colonna sonora adeguata, che potesse far percepire allo spettatore tutta la potenza dell'immaginario lucasiano. A realizzare la partitura venne chiamato John Williams, che da quel momento in poi divenne il compositore esclusivo della saga di Star Wars. Influenzato dal capolavoro di Stanley Kubrik 2001: Odissea nello Spazio (1968), Lucas comprese che l'ideale per comunicare queste sensazioni era proprio la musica classica e spinse Williams su questa strada. Il Main Theme che accompagnava i leggendari titoli di testa del film avrebbe dovuto inizialmente essere un medley di pezzi preesistenti e cari al regista, tuttavia John Williams preferì invece confezionare un brano nuovo di zecca, regalando così alla storia del cinema uno dei motivetti più famosi di sempre.

Non è solo il tema principale ad aver reso la colonna sonora di Star Wars tanto celebre, ma il fatto che la maggior parte dei personaggi e luoghi principali possiede un particolare leitmotiv, che li rende immediatamente distinguibili e ricordabili. Uno dei più straordinari è sicuramente quello di Luke: lo si sente soprattutto all'inizio, mentre il giovane riflette su sé stesso sotto i soli gemelli di Tatooine. Le sue sonorità sono intense e dal retrogusto mistico, motivo per cui il brano sarebbe poi divenuto celebre come Force Theme e usato anche in altri contesti. Lo stesso vale per il Leia's Theme, un motivetto dolce che sarebbe poi stato utilizzato come tema d'amore anche in assenza del personaggio della principessa, come visto nella serie animata Star Wars: Rebels (2014). Altri brani degni di nota sono The Throne Room che accompagna la trionfale scena conclusiva in cui i protagonisti vengono encomiati per la loro impresa, e soprattutto l'allegra Mos Eisley Cantina Theme.

Quest'ultimo pezzo dalle venature jazz ha la particolarità di essere intradiegetico, ovvero eseguito all'interno della narrazione, e di regalare un tono spiritoso all'intera sequenza ambientata nei bassifondi di Mos Eisley. Sono tocchi come questo ad aver reso tanto scanzonato il clima di questa “trilogia originale”. Infine, per quanto riguarda il comparto sonoro non si può fare a meno di citare l'apporto fondamentale del grandissimo rumorista Ben Burtt. Nel lavorare a Star Wars l'artista si rifiutò di ricorrere sistematicamente a suoni già campionati, ma preferì un approccio più creativo, in linea con le regole del cinema d'animazione disneyano, in cui gli effetti sonori venivano ottenuti tramite fantasiosi stratagemmi. Riferendosi al suo lavoro, Burtt amava parlare di “suono organico”, sottolineandone quindi la vitalità e l'originalità. Il suo stile sarebbe diventato una costante della saga, andando a sconfinare anche in territorio pixariano, dal momento che Burtt esportò questo stesso approccio anche nel suo lavoro su Wall-E (2008).

Han Shot First!

A dispetto di quello che tutti credevano, il film fu un successo strabiliante. Lo stesso George Lucas rimase stupito dal risultato, dopo che tutti l'avevano convinto che sarebbe stato un vero disastro. Star Wars era riuscito a far breccia nel cuore del pubblico, affascinandolo con i suoi innovativi effetti speciali, messi però al servizio di un classico ed efficace impianto narrativo. In breve tempo il film riuscì a penetrare nell'immaginario collettivo, trasformandosi in una vera e propria religione. Non si contano ad oggi i riferimenti a Star Wars nella cultura popolare, che si tratti di libri, film o serie televisive: il lavoro di Lucas riuscì infatti a influenzare a sua volta altre opere blasonate (come ad esempio lo stesso Lost (2004) di J.J. Abrams), divenendo oggetto di parodie anche molto pregevoli, fra cui si ricordano il Balle Spaziali (1984) di Mel Brooks, il Topokolossal (1997) di Silvia Ziche o lo Star Rats (1999) di Leo Ortolani.

Chiaramente un risultato del genere era al di sopra di ogni più rosea aspettativa per George Lucas, che si ritrovò quindi a dover gestire una preziosa proprietà intellettuale. È in quel periodo che nasce il cosiddetto Expanded Universe, quel corpus di fumetti, romanzi e videogame che per lungo tempo ha costituito una robusta appendice all'esperienza Star Wars. Fra questi non si può fare a meno di ricordare la validissima serie a fumetti pubblicata dalla Marvel che aiutava a colmare i vuoti fra un film e l'altro, o il disastroso Star Wars Holiday Special (1978), tragicomica produzione televisiva uscita dal controllo di George Lucas. Infine è bene ricordare il romanzo di Alan Dean Foster La Gemma di Kaiburr (1978) che avrebbe dovuto costituire la base per un sequel a basso budget, qualora il film di Lucas si fosse rivelato un insuccesso. Le cose andarono molto diversamente e così George poté mettersi a lavorare serenamente su L'Impero Colpisce Ancora, inseguendo la sua visione di una lunga saga a episodi.

Il titolo della pellicola del 1977, ai tempi della sua prima uscita nelle sale, era semplicemente Star Wars. Lucas aveva cercato vanamente di convincere i vertici della Fox a contrassegnarlo come il quarto episodio della saga sin dai titoli di testa, ma la sua richiesta era caduta nel vuoto: gli ignari spettatori ne sarebbero rimasti confusi. Dopo l'ottimo risultato al botteghino, l'autore ottenne finalmente l'autonomia per numerare i suoi film come voleva lui, e così in occasione della riedizione cinematografica del 1981 il titolo della pellicola divenne l'attuale Star Wars Episode IV: A New Hope. Non sarebbe stato l'ultimo intervento di Lucas per armonizzare le sue opere al progetto complessivo che aveva in mente. A partire dal 1997 ogni film della trilogia originale venne infatti sottoposto a svariati “restauri”, iniziati con le famigerate Edizioni Speciali in vhs e proseguite poi in occasione delle uscite in dvd e blu-ray. Le modiche a cui venne sottoposto Una Nuova Speranza riguardarono principalmente le scene a Mos Eisley e quelle della Battaglia di Yavin, ampliate grazie alla moderna CGI. Venne inoltre reintegrata una scena con protagonista Jabba the Hutt, e modificata più e più volte la sparatoria fra Han Solo e il cacciatore di taglie Greedo. Quelle che nella testa di Lucas erano migliorie utili a convertire il suo giocattolo in qualcosa di più grande, vennero invece recepite come un atto sacrilego. La faida fra George e i suoi fan era appena cominciata.

di Valerio Paccagnella - Laureato in lettere moderne, è da sempre un grande appassionato di arti mediatiche, con un occhio di riguardo per il fumetto e l'animazione disneyana. Per hobby scrive recensioni, disegna e sceneggia. Nel 2005 fonda “La Tana del Sollazzo”, piattaforma web per la quale darà vita a diverse iniziative, fra cui l'enciclopedico The Disney Compendium e Il Fumettazzo, curioso esperimento di critica a fumetti. Dal 2011 collabora inoltre anche con Disney: scrive articoli per Topolino e Paperinik, e realizza progetti come la Topopedia e I Love Paperopoli.

Scheda tecnica

  • Titolo originale: Star Wars Episode IV: A New Hope
  • Anno: 1977
  • Durata:
  • Produzione: George Lucas
  • Cast: Kenny Baker, Phil Brown, Eddie Byrne, Peter Cushing, Anthony Daniels, Carrie Fisher, Harrison Ford, Shelag Fraser, Alec Guinness, Mark Hamill, Alex McCrindle, David Prowse, Jack Purvis
  • Musica: John Williams

Credits

Nome Ruolo
Kenny Baker Cast (R2-D2)
Phil Brown Cast (Uncle Owen)
Eddie Byrne Cast (General Willard)
Peter Cushing Cast (Grand Moff Tarkin)
Anthony Daniels Cast (C-3PO)
Carrie Fisher Cast (Princess Leia Organa)
Harrison Ford Cast (Han Solo)
Shelag Fraser Cast (Aunt Beru)
Alec Guinness Cast (Ben Obi-Wan Kenobi)
Mark Hamill Cast (Luke Skywalker)
George Lucas Produttore Esecutivo
Alex McCrindle Cast (General Dodonna)
David Prowse Cast (Darth Vader)
Jack Purvis Cast (Chief Jawa)
John Williams Musica