Il Sollazzo Chiede

Intervista al direttore di “Topolino” (e non solo) Alex Bertani!

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La prima cosa da dire quando si parla di Alex Bertani è che si occupa di fumetti. Il fumetto sta proprio alla base di tutto: passioni, lavoro e prospettive. Prima di assumere l’incarico nel 2018 di direttore di “Topolino”, Bertani ha militato a lungo nel campo dell’arte sequenziale, ricoprendo svariati ruoli all’interno di Panini Comics ed entrando in contatto con opere e autori di ogni tipo. Una volta giunto al timone dell’ammiraglia disneyana, ha cercato di portare nel mondo di Topi e Paperi questo suo approccio fumetto-centrico. E dal momento che nel petto di ogni sollazziano batte un cuore disneyano, abbiamo voluto fargli alcune domande sul suo nuovo lavoro. Sconfinando anche in territori che con Mickey e Donald hanno poco a che fare…

VALERIO PACCAGNELLA — Ciao Alex! Dalle tue precedenti interviste emerge quello che è il punto chiave della tua linea editoriale: Topolino è un giornale a fumetti e dev’essere pensato, realizzato e proposto al pubblico come tale. Quali sono stati secondo te gli errori che in passato hanno cambiato questa percezione? In che modo pensi di correggere la rotta?

ALEX BERTANI — «Nessun errore. Forse un’idea leggermente diversa di questo giornale. Ma nessuno ha in tasca la verità. Il mondo dell’editoria vive una stagione difficile. Si legge meno. I ragazzi soprattutto. Mi piacerebbe provare a dare loro contenuti di valore. Forti. Ingaggianti. Le precedenti generazioni si affezionarono a questo giornale perché seppe (per i tempi) offrire grandi elementi di modernità. Forse oggi la sfida è questa: riuscire a far evolvere i contenuti del giornale (storie, temi, linguaggio) e farlo diventare di nuovo in grado di incuriosire i lettori di oggi, magari stupirli. Per alcuni combatto i mulini a vento. Può darsi. Mi piace però l’idea di provarci. »

Hai una tua idea di quale sia il modo giusto di approcciarsi al cast disneyano? C’è un genere di storie che ritieni in qualche modo “sbagliato” e a cui non daresti la luce verde?

«I personaggi Disney hanno acquisito nel tempo una notevole profondità, una elevata capacità di rappresentare e incarnare valori universali e senza tempo. Il modo giusto di raccontarli è non limitarsi, come a volte si è fatto, ai classici cliché a rappresentazioni troppo bidimensionali, ma di farli vivere a 360°. Scavare dentro i loro modi di essere e di agire per continuare a farli “crescere” in spessore. Solo così sapranno divertire ed emozionare. Per il resto penso che ci siano storie di valore, ricche di intuizioni e ben costruite, in grado di farci sorridere, stupire, appassionare (a volte anche pensare), mentre altre meno. Come ho detto prima si tratta di individuare temi e sviluppi narrativi intriganti, di usare bene i personaggi e di farlo usando un linguaggio moderno, ritmato, credibile. Roba da niente vero? ☺»

Abbiamo apprezzato davvero tanto la volontà di concludere tutte le collane rimaste in sospeso, anche a costo di farlo con dei volumi un po’ più grassottelli. Una forma di rispetto nei confronti del lettore a cui decisamente non eravamo abituati. Tuttavia, ognuna di queste serie era stata ufficialmente “cancellata” tramite annunci e comunicazioni varie. Come mai questo repentino cambio di politica?

«Mah, credo che ai tempi ci sia stato un deficit di comunicazione. Vennero chiuse le vecchie serie che con la loro cadenza stretta e i risultati modestissimi erano ormai diventate insostenibili, ma con l’idea, fin da subito, di trovare altre modalità (formati, prezzi, periodicità, ecc.) per chiudere quanto rimasto sospeso. Le comunicazioni fatte ai tempi non furono particolarmente felici. Arrivò prima la presentazione su Anteprima che per sua stessa natura è più tecnica. Colpa nostra. Tra qualche anno esauriremo le cose in sospeso; se nel frattempo avremo trovato una quadra non è escluso che si possano rilanciare e magari, in questa nuova formula, aprirne qualcuna nuova. »

Copertina Topolino n. 3280
La copertina di “Topolino” n. 3280, il primo numero della direzione di Alex Bertani.

La tua direzione segna a tutti gli effetti una sorta di “seconda era” nella gestione Panini della licenza disneyana, acquisita nell’ormai lontano 2013. Nel corso degli anni abbiamo avuto versioni differenti sull’effettiva durata di questo accordo. Puoi fare chiarezza? Quanti anni di Topo Panini sono previsti?

«Mi dispiace, la sottoscrizione di certi accordi prevede precise clausole di riservatezza a cui siamo contrattualmente tenuti. Diciamo che Panini continua a proseguire con slancio ed entusiasmo la gestione delle pubblicazioni periodiche Disney! ☺»

Più di cinque storie inedite, pubblicate a cadenza settimanale: questa la formula che è ormai diventata sinonimo di Topolino. Eppure, un tale ritmo produttivo ha più volte portato a un certo affanno nel proporre materiale di qualità. Pensi che questa formula sia intoccabile, o prima o poi assisteremo a un cambio di formato/composizione/periodicità?

«No, non credo. Il formato è uno degli elementi maggiormente caratterizzanti questo giornale cambiarlo significherebbe un po’ snaturarlo, come anche i contenuti (inediti) e la periodicità. Insomma per ora non sono cose all’ordine del giorno, in futuro non so, ma di certo non a breve termine.»

Chi ti sta intervistando è anche l’autore dei fascicoli relativi al plastico di Paperopoli, quindi parliamone un po’. Il progetto “I Love Paperopoli” ha avuto un successo inaspettato, e il numero delle uscite previste è andato progressivamente aumentando fino a raddoppiare. I cinquanta numeri iniziali sono diventati cento, e questo fa una certa impressione, specie se si pensa alla crisi dell’editoria. Come si spiega questa impennata? Ascende la plastica e tramonta la carta stampata? O semplicemente c’era nell’aria la voglia di un Calisota concreto e tangibile?

«Credo che semplicemente i lettori abbiano capito di avere a portata di mano qualcosa di unico e mai realizzato prima. Una Paperopoli in 3D, vera e giocabile. Se raccontassi quanto tempo, sforzi e risorse ha significato l’ingegnerizzazione di questo plastico non ci crederebbe nessuno. Ogni casa, ogni edificio ha avuto un suo iter specifico, progettuale e produttivo, con tanto di bozzetti preparatori, prospetti tecnici e via dicendo. Anni e anni di preparazione. Un lavoro immane. Fa piacere vedere che il risultato sia stato apprezzato dal lettori. »

Xadhoom: che cliffhanger! (da “Topolino” n. 3181)

La domanda sul Pk di Roberto Gagnor non riusciamo a risparmiartela. Dopotutto il Sollazzo nasce come evoluzione della community dei Pkers di tanti anni fa, chiederti cosa bolle in pentola è il minimo. Ma questa volta andiamo oltre e ti facciamo presente un ulteriore “problema”. Il nuovo ciclo pubblicato in questi anni su “Topolino” (PKNE, discussione sul forum) ha visto la riapertura di una storyline, quella di Xadhoom, che era stata chiusa felicemente nel 1999, con uno dei finali più poetici della storia del fumetto disneyano. Un po’ un peccato, a dire il vero. Con l’annunciato cambio di autori e formato, l’arco narrativo del personaggio ora rischia di rimanere incompiuto o in qualche modo il suo cliffhanger verrà risolto?

«Ehm… sorry, anche qui bocca cucita. Con Roberto e la redazione fumetto stiamo definendo i moltissimi particolari di questo nuovo ciclo. PK è un personaggio complesso e si merita molta attenzione. Stiamo cercando di costruire storie ambiziose. Diciamo che ci saranno tante novità, nuovi personaggi, nuove ambientazioni e altro ancora. Ma non dimenticheremo nemmeno da dove siamo partiti. Proprio in questi giorni stiamo visionando i primi bozzetti realizzati dal disegnatore scelto e direi che la partenza è ispiratissima. Spettacolare. Anche il suo nome credo sarà una piccola sorpresa.»

Da qualche tempo in terra francese Glenat ha dato inizio a un filone di graphic novel disneyane (discussione sul forum), coinvolgendo fumettisti esterni e dando a quelli interni una certa libertà di sperimentazione. Ma la pubblicazione di questi volumi in Italia è stata interrotta da Giunti dopo i primi tre albi. Pensi che in qualche modo la situazione potrebbe sbloccarsi? Inoltre, ritieni che un progetto simile in Italia potrebbe essere attuabile?

«Non so. Credo che i volumi non abbiano avuto il riscontro atteso. Forse il pubblico italiano è troppo legato alla versione più tradizionale di questi personaggi per apprezzare questo materiale. Peccato. A me alcune cose sono piaciute veramente tanto e speravo di vederle pubblicate anche qui da noi. Progetti simili in Italia li vedo difficili, visto l’esito che questi esperimenti hanno avuto, ma non è detta l’ultima parola. Magari con autori che qui da noi hanno un certo seguito. Torno però a ribadire che anche le cose a cui stiamo lavorando per il settimanale e che si inizieranno a vedere tra fine 2019 e inizio 2020 proporranno contenuti innovativi con strutture di racconto non sempre così tradizionali. A volte, credimi, è molto più complesso e sfidante innovare rimanendo entro certi schemi e certi canoni, piuttosto che decidere di romperli e muoversi poi nella massima libertà creativa. »

Immagine da “La Vetta degli Dei”, presente nella collana dedicata a Jiro Taniguchi in uscita con “Il Corriere della Sera” e “La Gazzetta dello Sport”.

Il Sollazzo non si occupa soltanto di materiale disneyano, per cui ci piacerebbe farti alcune domande su altri progetti Panini dei quali figuri tuttora come direttore del mercato italiano. La collana su Jirō Taniguchi in allegato al “Corriere della Sera” (discussione sul forum), per esempio, che stiamo seguendo e apprezzando moltissimo. Per la prima volta possiamo avere riunite nella stessa collana con una linea elegante e un formato omogeneo, opere che erano state pubblicate in origine da editori differenti. Tuttavia non si tratta di un’omnia, e molto materiale è rimasto fuori. Quale criterio è stato scelto per la selezione? C’è la possibilità che in caso di buone vendite la collana venga ampliata con altri volumi?

«Il materiale è stato scelto assieme agli amici del “Corriere della Sera” e ai licenzianti giapponesi. E’ stato un lavoro lungo e difficile. Si trattava di armonizzare formati diversi e materiale sperso in tanti editori. Anche io credo che il risultato alla fine sia ottimo. Sì: se la collana avrà il riscontro che ci aspettiamo potrebbe contenere altri volumi.»

La miniserie “Capitano Phasma”, dedicata al personaggio interpetato da Gwendoline Christie sullo schermo.

Passiamo a “Star Wars” (discussione sul forum). Di recente sono aumentate le uscite dei volumi brossurati, che permettono di assaporare interi cicli in un’unica soluzione. Questo ci ha fatto molto piacere, e ha ridotto i tempi di attesa del materiale canonico, che in virtù della sua interconnessione con le pellicole cinematografiche andrebbe gustato “per tempo”. Che piani avete invece per il futuro delle due testate spillate? Presto le due serie regolari su Poe Dameron (discussione sul forum) e Darth Vader (discussione sul forum) finiranno, e rimarranno in piedi solo lo Star Wars principale e “Dottoressa Aphra” (discussione sul forum). E’ possibile che i due spillati vengano combinati in uno solo?

«La nostra idea è mantenere vive per quanto più possibile le due testate gemelle “Star Wars” e “Darth Vader”, di sicuro per tutto il 2019 e indicativamente anche per il 2020. Una volta che sul mensile “Star Wars” terminerà “Poe Dameron”, pubblicheremo per un po’ albi a tutto “Star Wars” per recuperare i mesi perduti nella serializzazione italiana, e poi “Star Wars: Galaxy Edge”, la nuova miniserie firmata Ethan Sacks (“Old Man Hawkeye”) e Will Sliney (“Spider-Man 2099”) e ispirata al nuovissimo parco a tema di Disneyland e Disney World. Su “Darth Vader”, al termine della serie omonima, serializzeremo la mini “Vader: Dark Visions” di Dennis Hallum e Paolo Villanelli. Non abbiamo timore di terminare materiale da pubblicare: con tutto quello che sta uscendo negli Stati Uniti abbiamo storie a sufficienza non solo per gli spillati, ma per tanti volumi inediti (come la recentissima serie di miniserie “Age of”, ispirata alle varie “età cinematografiche” della Galassia lontana lontana, e che inizieremo a pubblicare in autunno), riedizioni in volume di storie pubblicate negli spillati, e – novità assoluta di quest’anno – addirittura per volumi Omnibus esclusivi del circuito fumetteria e online.»

Per concludere, torniamo a Disney: abbiamo parlato del Topo come fumetto; abbiamo parlato del modo giusto di trattare i personaggi. Ma immaginiamo che ci siano altri punti della tua linea editoriale ancora da scoprire: quali saranno i principali cambiamenti che vedremo nei prossimi anni di gestione Bertani? Quali saranno le effettive differenze rispetto al Topo degli anni passati?

«Difficile rispondere. Dipenderà anche dalla risposta del pubblico e da quanto saremo capaci di seguire la rotta immaginata per il giornale, dagli errori che faremo e dalle cose che ci riusciranno meglio. Oggi ti posso rispondere solo con la mia “visione” di “Topolino”, quella di un giornale che un giorno proporrà soprattutto storie di livello assoluto, da autori all’altezza del compito e che saprà emozionare i propri lettori con storie forti ma raccontate con la classica leggerezza del narrare disneyano. Un giornale che avrà imparato ad osare, ad affrontare temi importanti e a innovare perché il pubblico sta cambiando e ha una consapevolezza sempre maggiore del mondo attorno a sé (anche le generazioni più giovani) pur continuando ad essere capace di divertire, perché i messaggi più efficaci, quelli che ti arrivano forte, parlano un linguaggio lieve e leggero, ironico e sognatore. Può darsi che il sognatore sia io ma, parafrasando un recente slogan disneyano, “se puoi sognarlo, puoi anche farlo”. Almeno ci proveremo!»

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