L'Osservatorio

Due parole su Dale Baer

Pochi giorni fa ci ha lasciati uno storico animatore Disney. Non un famoso regista, non un importante dirigente ma un animatore duro e puro. La professione dell’animatore è splendida e allo stesso tempo maledetta: un animatore è un artista al quadrato. Non soltanto un bravissimo disegnatore, ma un disegnatore che è anche chiamato a far recitare il suo disegno, a muoverlo in un certo modo, a infondergli vita. E anche se si tratta di un ventiquattresimo di secondo questa cosa non la devi sbagliare altrimenti l’illusione si spezza. Per far questo devi essere artista, prestigiatore, ma anche attore, tecnico e regista del tuo operato. Perché un disegno bellissimo può anche muoversi malissimo e viceversa.

Le Follie dell’Imperatore (2000)

Una professione difficile e non sempre gloriosa: spesso gli animatori si occupano di una singola sequenza o di un singolo personaggio di un film ed è quindi molto difficile “comunicare” al pubblico generalista e affamato di concetti basici quali siano le sue opere memorabili. Tocca dire che è stato animatore supervisore di un tale personaggio, che ha lavorato ad un film, che era nell’ambiente da tot tempo, che era una leggenda. E inevitabilmente niente di tutto questo viene realmente assimilato. L’informazione se arriva, arriva distorta. O imprecisa. O banalizzata. E comunicativamente parlando il problema rimane irrisolto.

Mucche alla Riscossa (2004)

Quella di Baer è circa la prima morte di un certo peso ad essere capitata alla “seconda” gen di artisti Disney, quindi ho potuto osservare per la prima volta come la cosa ha viaggiato di bocca in bocca nell’internet virale odierno. Chi scriveva un articolo commemorativo parlando del suo lavoro per sommi capi, articoli buoni e articoli meno buoni. Spesso gli strilli sui social o i titoli degli articoli però erano costretti a semplificare con locuzioni quali “morto l’animatore di Simba e Winnie Pooh”. La sensazione è che a conti fatti, stringi stringi, la morte di Baer fosse solo una notizia da copincollare per fare due click e pochi realmente avessero presente il suo lavoro. Che, va detto, dal punto di vista della comunicazione, non è nemmeno una cosa facilmente affrontabile: Baer era sempre stato “animatore semplice” nei decenni in cui l’animazione Disney conosceva il suo rinascimento, e successivamente supervisore di personaggi specifici (Yzma, Alameda Slim, Wilbur Robinson, Uffa) in un periodo in cui però il cinema animato Disney non era particolarmente popolare.

La Principessa e il Ranocchio (2009)

La misura della grandezza di Baer secondo me la capiamo se osserviamo due cose.

1) Le espressioni. Porca miseria, Baer era in grado di bucare lo schermo anche quando i personaggi stavano fermi. Figuriamoci poi se si muovevano. Il lavoro fatto con Uffa nel Pooh 2011 è fra le cose più brillanti di sempre. Una recitazione perfetta, messa al servizio di un tratto elegante, energico ed espressivo.

Winnie the Pooh – Nuove Avventure nel Bosco dei Cento Acri (2011)

2) La persistenza. Se i WDAS si accingono a festeggiare i loro primi 100 anni e possono ancora vantare una qualche forma di continuità artistica con ciò che fu, è anche e soprattutto merito dei pochi artisti che sono rimasti lì dentro nel tempo, facendo sedimentare stile, scuola e valori. Fa impressione pensare che Baer abbia trovato il modo di permanere in vari ruoli nel corso di oltre quarant’anni, spaziando da Robin Hood a Zootropolis. Baer non si è solo fatto tutte le epoche, ma anche tutte le tecniche, improvvisandosi animatore CGI durante gli anni del passaggio forzato al digitale. Pochi altri hanno tenuto botta così tanto e così bene.

I Robinson – Una Famiglia Spaziale (2007)

Un artista della madonna, insomma. E un ponte tra arti ed epoche. In alto i calici e celebriamolo come si deve.