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The Falcon and the Winter Soldier

How to watch The Falcon and the Winter Soldier online - stream episode 6  for less | GamesRadar+

Non è un mistero ciò che realmente amo dei Marvel Studios. Non tanto la materia narrativa, ma il coraggio, l’originalità e il “pensiero laterale” attraverso il quale lo studio di Feige è riuscito a comunicare al mondo il proprio progetto. La maniera in cui “gioca” col pubblico, come lo fidelizza, sorprende, ne disattende le aspettative. E alla fine la spunta.

Quando arrivarono i primi trailer The Falcon and the Winter Soldier fu un grosso boh per tutti. Due personaggi non molto amati, il tono da buddy movie, le atmosfere da action-thriller politico che dopo la folle sperimentazione di Wandavision sembravano ormai fuori luogo. Non ne avevamo voglia, diciamocelo.

The Falcon and the Winter Soldier: Who Is Ayo? | POPSUGAR Entertainment

E anche nel corso dei sei episodi i momenti boh non sono mancati. Ci siamo lamentati di alcuni passaggi poco chiari, di qualche scelta registica poco azzeccata, siamo stati scettici e felici a fasi alterne. Ora che è finito possiamo vedere il quadro d’insieme e ricrederci. The Falcon and the Winter Soldier è un’opera intelligente, solida e a suo modo anche coraggiosa. Ha qualcosa da dire, si adatta bene ai tempi che stiamo vivendo, e anche se di certo non offre contenuti rivoluzionari spinge il pubblico a porsi alcuni interrogativi. Ma soprattutto risponde ad una domanda ben precisa: è davvero un onore ricevere in dono lo scudo di Cap se sei un nero? Che il tema fosse quello era chiaro dall’inizio, ma non così chiaro. Veniva suggerito, ammesso, sussurrato ma è andando avanti che il tema acquista una sempre maggior centralità, fino ad arrivare al finale in cui il succo della questione ci viene presentato in modo platealmente diretto.

Who Is Isaiah Bradley In The Falcon and the Winter Soldier?

In tutto questo aiuta parecchio anche la peculiare struttura. I sei episodi infatti sono assolutamente privi di componente verticale. Non sono davvero “episodi” ma segmenti di un lungometraggio Marvel extra-large. Già in Wandavision avevamo visto come Disney+ avesse del tutto abbattuto i confini tra cinema e tv in termini di budget e qualità. Qui vediamo il linguaggio televisivo venir ulteriormente messo da parte, anche a costo di trovarsi di fronte a scelte insolite e di rottura nei confronti dell’antica serialità. Ripercorriamole:

1. Nel primo episodio i due personaggi titolari nemmeno si incontrano. Un prologo a tutti gli effetti. C’è una scena d’azione all’inizio, c’è un cameo di War Machine e si introducono gli antagonisti ma il succo è altro: Bucky va dalla psicoterapeuta, Sam non riesce a farsi un mutuo. Una botta di realtà mica male, tanto per l’azione ci sarà tempo dopo. Il pensiero corre al pilot (bruttino) di Agent of Shield che all’epoca cercava goffamente di tenere il piede in due scarpe: da un lato doveva introdurre il cast, dall’altro era costretto a presentare sin da subito un caso della settimana, come da manuale della serie tv generalista. Ne abbiamo fatta di strada da allora.

2. Il secondo episodio mette in scena John Walker come nuovo Cap, attirandosi con maestria l’odio di tutti. Se si è fan di Menken (io) si apprezzerà il remix di Star Spangled Man With a Plan direttamente dal primo film di Cap, e molti altri dettagli come il riferimento allo Hobbit. Il livello continua ad essere alto, anche se ancora non è chiaro il ruolo dei Flagsmasher, né come Isaia Bradley dovrebbe posizionarsi nel quadro generale.

3. Il terzo introduce lo scenario di Madripoor, vede il ritorno in scena di Sharon Carter e di Zemo. Costituisce l’unico reale passaggio debole dell’intera impalcatura narrativa. Un’evasione facilotta, un’atmosfera da film di genere e una narrazione che torna a tingersi di televisivo. Viene aggiunta carne al fuoco, aumenta la confusione e qualcosa si incrina.

4. Il quarto episodio rassicura. L’indagine si sposta in Lettonia, e sembra di tornare al cinema. Entra in scena il Wakanda, con tutto quello che comporta in termini di estetica e peso narrativo, si inizia a delineare il percorso di Walker e la regia è “generosa” offrendo nuovamente inquadrature belle e ricercate. Il passo falso di Walker e il suo ergersi con lo scudo macchiato di sangue, mentre il mondo intorno a lui ne celebra il suicidio mediatico rappresenta un momento forte e iconico per l’intero MCU.

5. A un passo dalla fine, otteniamo forse la conquista più improbabile in termini di linguaggio “televisivo”. Come nei film al cinema la battaglia finale viene preceduta da un momento di pausa, in cui i personaggi si rinfrancano, così avviene anche qui. Solo che in proporzione questo momento occupa un intero episodio. Un episodio in cui l’azione è minima, concentrata all’inizio, e tutto il resto è fatto di profondi monologhi, rapporti, relax e buona musica. Jackman durante la scena degli allenamenti in Louisiana riesce finalmente a farci sentire il tema principale per benino, e in generale questo rilassamento fa benissimo. Si ripensa ancora una volta alle serie procedurali del decennio passato, dove ogni singolo passaggio della trama orizzontale doveva per forza essere accompagnato da una missione pretestuosa. Qui invece abbiamo avuto calore, interazioni familiari e il monologo di Isaiah, uno dei momenti più belli della saga.

6. La conclusione, come prevedibile, mette in scena una resa dei conti in notturna. Non particolarmente ispirato come momento action, va detto, ma si recupera ampiamente terreno dopo, quando tocca all’epilogo. Come in Wandavision, l’epilogo occupa praticamente metà del minutaggio complessivo e vale ogni singolo momento. La chiusura di Isaiah, il monologo di Sam, la gag sul cambio di titolo, tutto materiale ottimo che fa piazza pulita di ogni dubbio…

Il nuovo Capitan America nel finale di “The Falcon and the Winter Soldier”  - Fumettologica

…o quasi. Perché qualche perplessità la suscita questo desiderio di riavvicinarsi al materiale fumettistico originario, tornando a rispolverare nomi di battaglia, titoli ereditari passati da un personaggio all’altro, cambi di nome e di costume che appartengono ad un linguaggio superato, o che ha mostrato i suoi limiti nel tempo. Personalmente avrei preferito che Falcon ereditasse, sì, lo scudo e il ruolo ma di certo non il titolo di Cap, lasciandolo legato a Steve. Come avrei preferito, del resto, che nomi come U.S. Agent, Scarlet Witch o BARONE Zemo rimanessero dov’erano, senza la necessità di restituirli ai rispettivi personaggi. Ma ok, la storia non la racconto io. E per adesso regge tutto, compresa la nomina a Captain America, un titolo che si porta dietro un significato preciso. Solo, non vorrei che il Marvel Cinematic Universe col tempo finisse per macchiarsi delle stesse colpe della continuity fumettistica da cui prende spunto.

The Falcon and the Winter Soldier' –– episode 4 review - Daily Planet

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