Star Wars: Episodio VI - Il Ritorno dello Jedi

Il Finale di George

Il Ritorno dello Jedi è il punto d'arrivo dello Star Wars di George Lucas, inteso appunto come la storia dell'angelo caduto Anakin Skywalker. Sebbene l'autore non avesse affatto chiuso il conto con la sua opera, riservandosi negli anni successivi di realizzare la trilogia prequel, è ancora oggi questo sesto episodio a costituire l'esito della vicenda da lui immaginata. Il film venne portato nelle sale nel 1983, cioè tre anni dopo il quinto capitolo, un intervallo di tempo che continuerà anche in futuro a scandire l'uscita degli episodi, perlomeno nel periodo di gestione lucasiana. Curiosamente, pur rimanendo il patrono creativo del progetto, Lucas non tornò nemmeno questa volta in veste di regista; al suo posto troviamo il poco conosciuto Richard Marquand, reclutato dopo che David Lynch e David Cronenberg rifiutarono il ruolo a causa dei loro impegni. Questo non significa che Lucas non si sia fatto coinvolgere nei lavori: oltre a scrivere il soggetto, lavorò infatti fianco a fianco con lo sceneggiatore Lawrence Kasdan, riconfermato dopo l'ottimo risultato de L'Impero Colpisce Ancora (1980).

Non contento, George decise di occuparsi della regia di alcune brevi sequenze, infiltrandosi spesso sul set e ponendosi alla guida di un'unità di lavoro secondaria. Marquand stesso ebbe modo di scherzare bonariamente sulle interferenze di Lucas, ricordando con piacere il suo lavoro ne Il Ritorno dello Jedi. In quei giorni febbrili si decise di condurre le riprese in gran segreto per evitare fughe di informazioni e così il titolo di lavorazione del film divenne Blue Harvest, facendo intendere che la troupe fosse al lavoro su un horror, anziché su un episodio della saga. A questo proposito, non si può dimenticare l'aneddoto del cambio di titolo avvenuto all'ultimo momento: Il Ritorno dello Jedi avrebbe dovuto inizialmente chiamarsi La Vendetta dello Jedi e molte locandine erano già pronte quando Lucas realizzò di dover tornare sui suoi passi, dato che il concetto di vendetta era del tutto incompatibile con i principi morali dei Jedi. Solo parecchi anni dopo il regista si tolse lo sfizio, applicando al terzo capitolo, La Vendetta dei Sith, la parola a cui nel 1983 aveva dovuto rinunciare.

Molte furono le idee di Lucas prese in considerazione per il sesto episodio, alcune buone, altre meno buone. Inizialmente, ad esempio, al posto degli Ewoks ci sarebbero dovuti essere gli Wookiee, razza a cui appartiene Chewbacca; George però preferì ricorrere ai primi, attirato dalle maggiori possibilità commerciali degli orsetti selvaggi. I recenti successi stavano portando il regista su un cammino diverso, spingendolo a ragionare da imprenditore e imbastardendo leggermente quella che era nata come un'opera dall'impronta fortemente autoriale. Non fu l'unico caso in cui Lucas dimostrò di voler andare sul sicuro, caldeggiando scelte poco coraggiose: fra le proposte che vennero fortunatamente scartate c'era ad esempio quella di far tornare in vita Obi-Wan grazie alla Forza, un'altra cosa decisamente poco in linea con la filosofia Jedi e assai più adatta alle pratiche Sith. Allo stesso modo, l'autore si oppose fermamente all'idea che gli venne sottoposta riguardo ad un'eventuale morte eroica di Han Solo, ritenenendola un'eventualità troppo triste. A questo proposito è bene ricordare che la presenza di Harrison Ford nel quinto e sesto capitolo non era affatto certa, in quanto la carriera dell'attore nel frattempo era decollata, rischiando di portarlo su altri lidi.

Vette e Voragini

Gli eventi de Il Ritorno dello Jedi si svolgono soltanto un anno dopo quelli de L'Impero Colpisce Ancora. Durante questo breve periodo Luke ha avuto modo di metabolizzare il forte shock dovuto alla scoperta che Vader è suo padre. Il ragazzo è riuscito a non farsi tentare dal Lato Oscuro, mettendo un freno alle sue emozioni negative, e questo l'ha decisamente rafforzato, portandolo ormai al termine del suo percorso iniziatico. Lando Calrissian, nel frattempo, si è unito all'Alleanza Ribelle e insieme a loro ha messo a punto un piano per penetrare nel palazzo di Jabba the Hutt a Tatooine e recuperare Han Solo, tuttora prigioniero nella carbonite. L'Impero invece ha quasi ultimato la costruzione di una seconda Morte Nera, recuperando terreno dopo i recenti fallimenti. Il Ritorno dello Jedi si divide idealmente in due tronconi: nel primo vengono chiusi i conti col passato e assistiamo alla lunga e divertente sequenza di salvataggio di Han a Tatooine, nonché all'ultimo saluto fra Luke e Yoda in quel di Dagobah. Nella seconda parte invece i ribelli si recano sulla luna boscosa di Endor per disabilitare lo scudo protettivo della Seconda Morte Nera e con l'aiuto degli indigeni Ewoks sferrano così all'Impero il colpo decisivo. Sebbene il film offra momenti davvero meravigliosi, come la magistrale sequenza nel covo di Jabba, nel complesso questo sesto capitolo risulta decisamente più povero rispetto ai fasti de L'Impero Colpisce Ancora.

Il soggetto scritto da Lucas non trabocca certo di trovate originali e in certi casi sfiora persino il cattivo gusto. La rivelazione che Leia è la sorella di Luke, ad esempio, non funziona bene quanto quella su Vader: la cosa non lascia particolari strascichi sullo sviluppo della vicenda, a parte la risoluzione del triangolo amoroso. A conti fatti, questo continuo insistere sui colpi di scena di stampo familiare rende il tono della storia più vicino ad una soap opera che ad una saga epica. Risulta poco convincente anche la presenza di una seconda Morte Nera, ripetizione che denota una certa mancanza di fantasia. Il peggior difetto che attanaglia Il Ritorno dello Jedi è però la scelta tutta lucasiana di puntare moltissimo sugli Ewoks. Nella testa di George questi orsetti avrebbero dovuto simboleggiare la natura selvaggia che prevale sulle contorsioni dell'Impero, ma la verità è che sono una delle sue creazioni più goffe. Inoltre la sequenza in cui venerano C3PO come un dio sembra uscita dalla peggior narrativa di genere, appiattendo la forza immaginifica della space opera lucasiana, che aveva preso spunto da certi modelli antiquati solo per costruire qualcosa di migliore.

A dispetto di questi scivoloni, il film riesce comunque a reggersi sulle sue gambe, grazie ad alcuni ingredienti validissimi. Oltre alle già citate sequenze su Tatooine e Dagobah, non si può ignorare l'ottimo funzionamento del cast, che dopo tre film è sempre più affiatato. Fra tutti loro spicca come sempre l'ironico Han Solo, a cui adesso si è aggiunto il suo degno compare Lando Calrissian. È però la resa dei conti finale fra Luke e suo padre, avvenuta sotto lo sguardo divertito di Palpatine, a costituire il vero pezzo forte della pellicola. Finalmente vediamo l'Imperatore assumere un ruolo di spessore nella trilogia originale e Ian McDarmind si dimostra un vero asso nell'esprimere tutta la malvagità e la perversione di questo individuo. Il Jedi che ritorna nel titolo non è Luke, bensì lo stesso Anakin che in un atto di pietà estremo riemerge dallo scafandro di Vader per salvare la vita al figlio. Notevole in tutto questo è il comportamento volutamente passivo di Luke, che rifiuta di lottare contro il padre e si lascia quasi terminare da Palpatine, suscitando in Vader quei sentimenti positivi che lo porteranno a redimersi. Star Wars si dimostra quindi perfettamente in linea con quelle grandi saghe firmate da autori del calibro di J. R. R. Tolkien e J. K. Rowling, in cui l'eroe riesce a prevalere facendo proprio ciò che il villain non riuscirebbe nemmeno a concepire: rinunciare alla lotta.

Ciuccia!

Sotto il profilo artistico, Il Ritorno dello Jedi è un capitolo che si appoggia molto a quanto già realizzato nei due precedenti episodi. Dei tre pianeti che vengono coinvolti nell'azione, solo Endor è nuovo di zecca, mentre gli altri due vengono riciclati dal passato. Tutto il primo atto si svolge nel desertico Tatooine, che era stato il punto di partenza dell'avventura di Luke tanti anni prima. È l'occasione per tornare ad esplorare il suo lato più malfamato, penetrando alla corte del rivoltante vermone Jabba the Hutt: si tratta del riuscitissimo tentativo di dare alla saga di Star Wars una sua versione della nostra malavita organizzata. Impossibile non ripensare a una proiezione in salsa stellare de Il Padrino di Francis Ford Coppola. La scena è lunga e ricca di creature che sarebbero poi diventate iconiche all'interno della saga come il mostruoso Rancor, le sensuali Twi'leek, l'inquietante Sarlaac o la band dell'elefantino blu Max Rebo. È notevole l'utilizzo brillante di pupazzi e altre grottesche creature, fra cui spicca l'irritante animaletto da compagnia di Jabba dalla risata facile. Lo stesso Jabba si rivela una creazione particolarmente ispirata: grottesca oltre ogni dire, ma a suo modo credibile.

Lo staff di Lucas ha ormai preso la mano nel muovere questo tipo di creature, specialmente dopo l'illuminante esperienza avuta tre anni prima con Yoda, animato dal leggendario Frank Oz. Il saggio esserino ha modo di ricomparire brevemente nella sequenza ambientata a Dagobah, in cui vediamo Luke assisterlo in punto di morte. Inizialmente non era previsto un ritorno di Yoda, tuttavia ben presto Lucas si convinse ad includerlo perché ritenne che aiutare Luke ad accettare la verità sul padre potesse essere educativo per il pubblico più giovane. Anche questa volta Oz fece un lavoro di tutto rispetto, dando a Yoda voce e anima e permettendogli di pronunciare un'altra manciata di frasi iconiche. Sconvolgente poi la morte stessa dell'esserino: pur trattandosi di un pupazzo, vederlo spegnersi lentamente non potrà che impressionare, spingendo a chiedersi come possa essere possibile rattristarsi per la morte di un essere già di per sé inanimato.

Il grosso dell'azione si svolge però nella luna boscosa di Endor e nelle strutture imperiali in orbita attorno al pianeta. Questa monotonia del luogo si sente parecchio, tuttavia non pesa davvero, dato che le atmosfere della foresta degli Ewoks risultano piacevoli. Quel che potrebbe lasciare un po' interdetti è che, se si esclude la pittoresca città sopraelevata degli Ewoks, il resto del pianeta abbia l'aspetto di una normalissima foresta americana, senza particolari bizzarrie che possano restituirle un sapore alieno. Ci penseranno le successive produzioni incentrate sugli Ewoks ad esplorare il luogo, svelandone il lato più spiccatamente fantasy. Gli orsetti che popolano Endor, come si è visto, costituiscono un po' il punto debole de Il Ritorno dello Jedi: gli ewoks vorrebbero essere teneri, ma i loro volti appaiono sgradevoli e dall'espressione un po' sinistra, e i grotteschi versetti che emettono (Ciuccia!)) non aiutano a renderli simpatici. Non stupisce che svariati anni dopo, nell'episodio Some Like It Hoth della quinta stagione di Lost il personaggio di Hurley (Jorge Garcia) abbia dato voce al malcontento dei fan, dicendo a chiare lettere che gli Ewoks fanno schifo.

Rimpiazzare la Musica

La colonna sonora di quest'ultimo capitolo dell'esalogia di George Lucas è ovviamente dell'immenso John Williams, immancabile costante della saga di Star Wars. Le sinfonie di Williams si rivelano ancora una volta adattissime a commentare in modo epico l'esito della vicenda di Anakin Skywalker. Tutti i principali leitmotiv che abbiamo imparato a conoscere e amare nei film precedenti vengono riproposti e a questi si aggiunge il Tema degli Ewoks, un motivetto leggero e birichino, ma capace di sposarsi perfettamente all'atmosfera arborea tipica di Endor. Un altro elemento notevole è l'uso, come già era successo in Una Nuova Speranza, di musica intradiegetica. Nel palazzo di Jabba possiamo infatti ascoltare Lapti Nek, la frenetica canzoncina della Max Rebo Band, che per certi versi raccoglie l'eredità della Mos Eisley Cantina Theme. La scena è stata però rimpiazzata nel 1997 da una sequenza musicale del tutto nuova, in occasione delle controverse Edizioni Speciali della trilogia originale che Lucas aveva realizzato in attesa di portare al cinema i suoi prequel. Lepti Nek venne quindi cassata, per far posto alla chiassosa Jedi Rocks e la stessa cantante aliena venne rifatta in CGI, ricreandone da capo le coreografie. Alla band di Rebo venne inoltre aggiunta una seconda voce, un grosso scarafaggio antropomorfo dalla voce profonda e i lineamenti cartoon, che nella versione originale non era presente, con gran sdegno dei puristi.

Per quanto il vizietto tutto lucasiano di rimaneggiare le proprie opere sia stato sempre aspramente osteggiato dai suoi stessi fan, è difficile spendere parole negative sul lavoro di revisione fatto per la scena conclusiva del film. In originale infatti Il Ritorno dello Jedi si chiudeva con un frivolo balletto su Endor, sulle selvagge note del brano Ewoks Celebration. Si trattava di una scena leggera e ben poco degna di rappresentare il finale tanto del sesto capitolo quanto della saga intera, così Williams e Lucas si misero all'opera. Ewoks Celebration venne tolta di mezzo per far posto alla splendida Victory Celebration, le cui note partivano quasi in sordina ricreando un'atmosfera analoga al brano precedente, salvo poi crescere sempre di più. Nel complesso la scena risultava ora solenne, trasognata e vagamente malinconica, in ossequio all'epicità che è lecito aspettarsi da un finale. Alla nuova traccia si aggiunse inoltre una bella carrellata sui pianeti già conosciuti, ora in festa per la caduta dell'Impero, scelta a dir poco vincente e in grado di saziare finalmente lo spettatore, valorizzando sia la fine della storia di Anakin Skywalker, sia la bravura di Williams.

I Futuri di Luke

Col senno di poi, è impossibile non pensare che Il Ritorno dello Jedi sarebbe potuto essere un film assai migliore. La pellicola costituì tuttavia un finale onestissimo per la saga, in grado di chiudere in modo convincente ogni punto della trama rimasto in sospeso dai film precedenti. Al botteghino fu ovviamente un successone e la critica lo giudicò positivamente, apprezzandone la compiutezza, laddove L'Impero Colpisce Ancora fu molto criticato per la sua natura di capitolo centrale. Oggi le cose sono molto diverse ed è il quinto capitolo ad essere osannato, mentre il sesto non riesce ancora a farsi perdonare il tono infantile dovuto alla presenza invasiva degli Ewoks. La cosa paradossale è che anche dopo Il Ritorno dello Jedi, l'autore continuò a puntare su questi orsetti, rendendoli protagonisti di ben due film tv da lui scritti oltre che di una serie animata. In quegli anni del resto il lato più autoriale di Lucas si era preso una pausa, lasciando il posto a quello più imprenditoriale e gli Ewoks chiaramente avevano un potenziale commerciale ancora tutto da esplorare. Solo alla fine degli anni 90 il Lucas imprenditore si sarebbe fatto da parte, per far emergere nuovamente il regista entusiasta degli esordi, senza però riuscire a ritrovare la connessione con quel pubblico che aveva raggiunto anni prima. Ad alienargli gran parte delle simpatie dei fan fu senza dubbio il sistematico ritocco dei suoi vecchi film, avvenuto in occasione delle Edizioni Speciali della vecchia trilogia, uscite nel 1997.

Oltre alle già citate sequenze musicali, il regista migliorò la scena del Rancor e quella del Sarlacc, facendolo assomigliare ad una pianta carnivora. Persino questi edit furono a loro volta rieditati successivamente: in quello più recente, considerato definitivo, nella carrellata finale dei pianeti in festa è stato aggiunto Naboo, mentre nel terzetto di spettri che sorride benevolo a Luke sul finale è apparso il giovane Anakin, interpretato da Hayden Christensen, al posto della versione invecchiata portata brevemente sullo schermo da Sebastian Shaw. Quella che per George Lucas doveva rappresentare l'ideale chiusura del cerchio, da consegnare così costruita alle nuove generazioni, venne invece vista come l'ennesimo stupro ai danni di Star Wars. L'autore andò incontro ad un vero e proprio linciaggio mediatico a causa di tali scelte, e i suoi successivi lavori sulla trilogia prequel e sulla serie animata The Clone Wars (2010) non vennero particolarmente apprezzati. Era chiaro che non vi era più alcun punto di contatto tra la visione che Lucas aveva della sua opera e ciò che gli chiedeva il resto del mondo. Al regista non rimaneva molto altro da fare che cedere il testimone e uscire di scena. Nel 2012 la Walt Disney Company acquistò dunque la Lucasfilm e mise così in cantiere una nuova trilogia, affidando a J. J. Abrams il ruolo di regista del settimo episodio. Inizialmente a Lucas venne concesso di rimanere come consulente creativo ma ben presto fu chiaro che nel nuovo corso non c'era più posto per lui.

I nuovi film avrebbero fatto luce sul destino di Luke e soci, per cui si pose il problema di cosa fare di tutto quel materiale che dagli anni 70 a oggi ne aveva raccontato le vicende senili. Nei numerosi romanzi scritti in quel periodo succedevano moltissime cose: venivano fondate la Nuova Repubblica e il Nuovo Ordine Jedi, e i protagonisti si ritrovavano a fare i conti con alcune cellule di resistenza filoimperiali. Successivamente la galassia si ritrovava a dover fronteggiare la minaccia degli alieni invasori Yuuzhan Vong, in uno scontro nel quale avrebbe perso la vita lo stesso Chewbacca. Nei fumetti Dark Horse questa linea narrativa veniva esplorata e approfondita ancora di più, mostrandoci il matrimonio fra Luke e l'ex agente imperiale Mara Jade, il suo momentaneo passaggio al Lato Oscuro, nell'ottica di sconfiggere alcuni cloni del defunto Palpatine, e persino la sua futura discendenza. Si trattava di materiale qualitativamente molto discontinuo, inquinato da idee pessime, miste ad altre davvero ottime. George aveva sempre ignorato queste storie, ma la sua Lucasfilm ne aveva avuto cura, tentando in ogni modo di coordinarne la produzione, per quanto la cosa a volte creasse delle evidenti forzature. Nel nuovo corso non poteva però esserci spazio per un retaggio tanto scomodo, e così il cosiddetto Expanded Universe venne retrocesso al rango di Leggende, per far spazio ad un nuovo Canone, finalmente coeso e perfettamente interconnesso. Una nuova era si apriva, e il futuro era finalmente ancora tutto da scrivere.

di Valerio Paccagnella - Laureato in lettere moderne, è da sempre un grande appassionato di arti mediatiche, con un occhio di riguardo per il fumetto e l'animazione disneyana. Per hobby scrive recensioni, disegna e sceneggia. Nel 2005 fonda “La Tana del Sollazzo”, piattaforma web per la quale darà vita a diverse iniziative, fra cui l'enciclopedico The Disney Compendium e Il Fumettazzo, curioso esperimento di critica a fumetti. Dal 2011 collabora inoltre anche con Disney: scrive articoli per Topolino e Paperinik, e realizza progetti come la Topopedia e I Love Paperopoli.

Scheda tecnica

  • Titolo originale: Star Wars Episode VI: Return of the Jedi
  • Anno: 1983
  • Durata:
  • Produzione: Jim Bloom, Howard G. Kazanjian, George Lucas, Rick McCallum, Robert Watts
  • Regia: Richard Marquand
  • Sceneggiatura: ,
  • Storia:
  • Cast: Kenny Baker, Kenneth Colley, Anthony Daniels, Billy Dee Williams, Carrie Fisher, Harrison Ford, Alec Guinness, Mark Hamill, Peter Mayhew, Ian McDiarmid, Frank Oz, Michael Pennington, David Prowse, Sebastian Shaw
  • Musica: John Williams

Credits

Nome Ruolo
Kenny Baker Cast (R2-D2 / Paploo)
Jim Bloom Co-Produttore
Kenneth Colley Cast (Admiral Plett)
Anthony Daniels Cast (C-3PO)
Billy Dee Williams Cast (Lando Calrissian)
Carrie Fisher Cast (Princess Leia)
Harrison Ford Cast (Han Solo)
Alec Guinness Cast (Ben Obi-Wan Kenobi)
Mark Hamill Cast (Luke Skywalker)
Lawrence Kasdan Sceneggiatura
Howard G. Kazanjian Produttore
George Lucas Produttore Esecutivo; Sceneggiatura; Storia
Richard Marquand Regista
Peter Mayhew Cast (Chewbacca)
Rick McCallum Produttore
Ian McDiarmid Cast (The Emperor)
Frank Oz Cast (Yoda (voice))
Michael Pennington Cast (Moff Jerjerrod)
David Prowse Cast (Darth Vader)
Sebastian Shaw Cast (Anakin Skywalker)
Robert Watts Co-Produttore
John Williams Musica