Reportage

La Tana del Sollazzo @ Lucca Comics and Games 2021

Lucca Games Awards 2021: tutti i vincitori

E venne l’anno in cui Lucca non ci volle. Si sapeva che questa seconda Lucca pandemica sarebbe stata ancora una volta diversa dal solito, l’avevo messo in conto. Ma non avevo messo in conto una situazione così disagevole. Non pensavo che avrebbero permesso che la vendita dei biglietti fosse un quick time event riservato a così pochi eletti, né pensavo che le difficoltà organizzative per mettere su un nucleo sufficientemente certo a prendere casa (o “tana”) insieme avrebbero fatto mancare clamorosamente questo quick time event. La mancanza di una comunicazione precisa sulla loro politica degli accrediti stampa poi ha fatto il resto, rallentando ulteriormente la cosa e finendo per mandare tutto a monte. E così per la prima volta dopo 16 anni la tradizione rischiava di sfumare.

Ma per quel che mi riguarda Lucca è uno stato mentale. Lo dico e lo penso da anni: bellissima la fiera, bellissima la cittadina, ma ancor più importante è il significato che dai all’evento. E nel mio caso rappresenta qualcosa di molto preciso: la costruzione di un momento annuale in cui rastrellare i frutti di dodici mesi di operato online. Non sono così cieco da pensare che sia esattamente la stessa cosa, ma se raccatti una manciata di amici con interessi simili ai suoi, organizzi un bel viaggetto incentrato su una passione comune e dulcis in fundo aromatizzi il programma con un po’ di shopping a tema, ecco che Lucca c’è di nuovo. Anche se magari non sarà davvero Lucca, ma un semplice weekend a Milano, la meta scelta per questo nostro raduno di ripiego.

DISNEY L'arte di raccontare storie senza tempo

Ma perché spostare il raduno proprio a Milano? Perché a Milano c’è il Mudec, museo che ospiterà fino a febbraio la mostra Disney – L’Arte di Raccontare Storie Senza Tempo, curata da Federico Fiecconi. Che è una mostra molto grossa, molto bella e molto importante, visto che espone materiali originali di lavorazione tratti dai film dei Walt Disney Animation Studios. Un evento che capita a fagiolo, se si pensa a quanto accaduto quest’anno nella chat Telegram della Tana del Sollazzo.

Gustaf Adolf Tenggren (1896-1970): l'illustratore svedese emigrato negli  USA che tutti conosciamo (anche se non lo sappiamo) | Diario Nordico

Nel mese di settembre ho infatti affrontato il recupero e la sistematica lettura di tutti e sei i volumi di They Drew As They Pleased, bellissima collana curata da Didier Ghez e incentrata sugli artisti Disney dello sviluppo visivo, quelli il cui lavoro non finisce sullo schermo ma serve a ispirare e a guidare quello di scenografi e animatori.

Must See Rare Robin Hood Artwork from Disney's ARL - D23

Da Albert Hurter a Michael Giaimo, ho avuto modo di assorbire una gran quantità di nuove informazioni su artisti di prima grandezza non sempre adeguatamente celebrati. Ognuno di questi autori trattati dal Ghez è stato poi a sua volta rinarrato da me in un ciclo di incontri svolti in chat con il resto della community, incontri mirati a individuare in che modo il loro lavoro ha influenzato i posteri. Insomma, è stato un viaggio di scoperta. E adesso c’era la possibilità di chiosarlo andando a scovare quegli stessi materiali con quelle stesse persone. Una sconfitta tramutata in vittoria, insomma.

Quattro gli utenti del roster 2021: Valerio Paccagnella, colui che scrive, e Giada Ruffato, entrambi provenienti da Padova. Poi Luigi Nigel Sammartino da Bologna, e infine Aurora Beomonte Zobel, milanese ma non imbruttita.

Quest’ultima, in virtù del suo essere autoctona, si becca l’appalto organizzativo e il ruolo di ospite eccellente, curando la regia di spostamenti & pernottamenti vari. Che rispecchiano in tutto e per tutto quello che avremmo dovuto fare a Lucca, tra giri in fumetteria, passeggiate autunnali sotto la pioggia, pranzetti in chioschi improvvisati, una tappa da Starbucks (ehm, ok, questo è only Milano) e ovviamente il museo.

Una mostra sui personaggi Disney più amati arriva al Mudec - Milano Beat  Radio

Già, il museo. 

La mostra è senza dubbio valida, i materiali esposti sono… veri materiali, quindi autentici concept, storyboard, maquette e persino cel definitive utilizzate nei vari film Disney, tutte gentilmente fornite dall’Animation Research Library.

Il materiale proviene tutto dalla tradizione WDAS, senza contaminazioni, e pur presentando una selezione limitata di film, si conferma un valido compendio che spazia lungo tutte le epoche (e i formati, ci sono anche i corti). I saloni che ospitano il materiale sono quattro, organizzati per aree tematiche, ovvero generi narrativi a cui le diverse storie Disney vengono ascritte.

Ecco la struttura:

1. Miti: The Golden Touch, The Goddess of Spring, Fantasia, Hercules

2. Favole: Three Little Pigs, Donald’s Better Self, The Brave Little Tailor, Pinocchio

3. Leggende: The Sword in the Stone, Robin Hood

4. Fiabe: Snowwhite and the Seven Dwarfs, Cinderella, Sleeping Beauty, The Little Mermaid, Frozen, Frozen 2

Da Cenerentola a Frozen: i capolavori Disney in mostra al museo Mudec di  Milano

Ogni zona dedicata a un singolo film presenta dei cartelli introduttivi che lo contestualizzano, e ogni salone ha un’area centrale in cui i bambini possono intrattenersi mentre gli adulti osservano la mostra.

Qualche neo: la presenza di Donald’s Better Self risulta un po’ tirata per i capelli, inoltre ci sono alcuni materiali presentati come di autore ignoto, materiali che però nei volumi del Ghez nel frattempo erano già stati identificati (sicuramente qualcosa di Ken Anderson ma azzarderei anche un Tenggren). Infine – e questa è un’osservazione puramente personale che non inficia la qualità di quanto imbastito – in un momento storico in cui l’operato dei Walt Disney Animation Studios lotta per essere percepito agli occhi del pubblico come parte di una tradizione nobile (laddove invece la Company preferisce mescolarne il lavoro con quello di chiunque agisca sotto le insegne Disney) forse avrei preferito un filo conduttore diverso. Avrei preferito un percorso che abbracciasse la storia dell’animazione Disney dalle origini a oggi, piuttosto che asservire tutto alla classica retorica del castello, delle favole senza tempo e alla distinzione (sfumata e arbitraria) tra generi favolistici. 

Quanto avuto è comunque valido e coi “sarebbe stato meglio se” non si va da nessuna parte, quindi tanto vale focalizzarci su un paio di dettagli che mi hanno conquistato. Il primo è l’angolo in cui veniva proiettato in loop l’epico montaggio fatto dallo studio l’anno scorso per il canale youtube WDAS che celebrava i loro 97 anni, e le cui note si diffondevano per tutto il salone dedicato alle fiabe, restituendo quella percezione di coesione di cui dicevo sopra. L’altro è… la stanza finale allestita in onore di Frozen 2, che attraverso un sapiente gioco di specchi immerge il pubblico nello scenario di Atohallan, facendolo passare attraverso una nera foresta di rombi luminosi. 

Infine, il negozietto all’uscita in cui era possibile trovare il catalogo della mostra, insieme ad altre cosette interessanti tipo i volumi Disney della Glenat stampati da Giunti o gli artbook dei film Disney e Pixar, compresi quelli del Ghez.

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Per quel che mi riguarda, non mi sono fatto sfuggire The Art of Tangled e The Art of Frozen 2, che ancora mi mancavano. A chiamarmi era anche il volume gigante della Taschen sul personaggio di Topolino firmato da Kaufman e Gerstein, ma le dimensioni e il costo (150 euro) mi fanno desistere. Ritroverò quello stesso identico volume ad attendersi alla Borsa del Fumetto, ancora grosso e ancora costoso e lo rifiuterò ancora una volta. Poi, alla libreria della stazione, lo ritroverò una terza volta, questa volta in versione pocket e a soli 20 euro. E lì cederò.

Solo a casa scoprirò che la versione pocket era in realtà monca di alcune pagine, ma a quel punto sarà davvero troppo tardi per tornare sui miei passi.

La mia piramide di acquisti di queste giornate pseudolucchesi non comprenderà soltanto questi mattoni di lusso. Durante i giri in fumetteria verrà arricchita di tanto altro ancora, come i due volumi su Pk (Obsidian e La Macchina del Fangus) editi da Panini, il secondo volume de Le Ragazze del Pillar di Radice e Turconi di Bao e pure il nuovo volumazzo spaziale di Feltrinelli by Ortolani, uomo la cui prolificità inizia seriamente a inquietarmi.

Infine, Paperdante e Topoprincipe, che ancora non è una cosa che ho tanto ben capito, questo buttarsi da parte di Giunti nel settore degli inediti, realizzando queste semi-parodie ibride tra fumetto e libro illustrato. Ma il coinvolgimento di una Perissinotto così ispirata me le fa sembrare degne di attenzione, almeno da un punto di vista disneyano. E sulle cose disneyanamente degne d’attenzione, si sa, mi ci tuffo come un pesce baleno.

Lungi da me dire che Lucca fa schifo. Sarebbe stato meglio andarci a Lucca, fare gruppone etc. Fare una cosa grossa, grassa, crassa, lunga e dispendiosa. Ma quello che c’è stato è stato bello davvero. E anche se non ho fatto gruppone, ho fatto gruppetto. E ho conosciuto bella gente, reincontrata altra che mi mancava e abbiamo portato avanti ciò che definisce questo posto da più di tre lustri: il sollazzo. Che è una cosa che con la compagnia giusta puoi praticare sempre, anche quando l’uva è acerba.